1 Maggio solo all’aperto, lo sfogo di Braciami: “Oggi abbiamo perso il 50% dei clienti”

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Ecco l’intervista al proprietario dell’Agriturismo Braciami, nel Comune di Viterbo:

Cosa ne pensate delle attuali normative?

“E’ un po’ un controsenso, perché se mi dai la possibilità di lavorare la sera, mi devi dare la possibilità di lavorare. Quella delle 10 è una limitazione superiore perché limiti il pubblico e soprattutto concentri quello che è l’accesso in un ristorante.
Chiudendo alle 10 ho 30 persone che mi devono arrivare tutte insieme, e io le devo far mangiare in un’ora: ma la cena non è mangiare e scappare.
Ci sono dei posti che non possono fare questa cosa, e io lo capisco.
Come possono lavorare i posti all’aperto, può lavorare anche chi ha un posto diverso. Devo poter lavorare come posso lavorare.”

Perché da giugno si può lavorare al chiuso a pranzo ma a cena no?

“Non c’è nessuna differenza. Hanno pensato soltanto a una cosa generale del paese. Io sono un agriturismo: venitemi pure a controllare. Ho 15000 nomi iscritti, ma nessuno mi ha mai chiamato per chiedermi un tracciamento.  Nessuno è mai stato contagiato: ciò significa che nel ristorante non si è mai contagiato nessuno.”

Quanti clienti avete perso avendo solo l’esterno?

“Io ti posso dire che abbiamo fatto 90 coperti ma potevo farne molti di più. Di 90, 30 mi hanno dovuto disdire perché c’è chi non gradisce la pioggia. La giornata lavorativa adesso dipende dal tempo che vedi la mattina; ma la realtà non è così: non puoi svegliarti la mattina e organizzare la giornata lavorativa. Oggi ho perso quasi il 50% del lavoro. Ho ordinato cose che non potrò utilizzare.”

Siete dovuti intervenire sul personale?

“Sulla nostra squadra fissa non abbiamo perso personale perché non abbiamo mandato via. Abbiamo chiamato il personale solito, ma con meno clienti. Non me la sento di mandare via qualcuno. Perché secondo me è giusto così: ti pago comunque la giornata, ma capisci che un discorso così alla lunga non può funzionare.”

Come cambia l’organizzazione del rifornimento?

“Cambia che devi essere attento fino all’ultimo. Non si può fare più l’imprenditore. Bisogna guardare il meteo. Io mi posso “salvare” perché la carne è nostra, ma non basta.”

Siete dalla parte di Paolo Bianchini? Bisognerebbe riaprire tutto?

“Io condivido le sue tesi, ci trova vicino al nostro pensiero. Per riaprire tutto però ci vuole un supporto a livello scientifico.
Però se da quando ho riaperto a maggio 2030, su 15000 persone (ho tutti i nominativi) non mi ha mai chiamato nessuno, significa che io non ho mai creato contagi. Ripeto, 15mila nominativi!
Tutte le regole che abbiamo osservato hanno quindi portato a una situazione di tranquillità: quindi sì, ti dico che sono per riaprire tutto.”

Sentite la necessità di trovare qualcuno che vi dia voce a livello legale?

“Diciamo che è mancato un coordinamento a livello di associazioni che tutelano questi lavoratori. Chiaramente poi è mancato anche dalla stampa qualcosa di quelle cose. E’ stato multato qualcuno, ma io non ho letto da nessuna parte ‘la causa è stata vinta’.
Perciò, sai, non voglio problemi, quindi non apro quando non devo aprire.
Se però avessi la certezza che la chiusura sia incostituzionale, allora forse con un buon coordinamento un pensiero ce l’avrei fatto.”

 

 

 

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