11 settembre 2001: il giorno più buio del ventunesimo secolo

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Ripercorriamo alcune tappe dell’11 settembre 2001, il giorno più buio del ventunesimo secolo. Tutto si svolse in 102 minuti.

Il cielo dell’alba è limpido e sereno su New York e il simbolo dell’America, le Torri Gemelle. Alla Casa Bianca si è insediato da otto mesi il repubblicano George W.Bush.

Alle 5,45 di mattina Mohammed Atta, Abdulaziz al-Omar e altri tre terroristi superano i controlli all’aeroporto di Portland, nel Maine, diretti verso Boston.
Gli attentatori hanno semplici armi da taglio, che all’epoca non erano vietate a bordo. Alcuni di loro hanno regolari brevetti di volo, compatibili con i Boeing 757 e 767.
Stanno per compiete ciò che cambierà il mondo.

Bush era atteso nella scuola elementare Emma E.Brooker, a Sarasota, in Florida, per raccontare una favola ai bambini di 7 anni.

Poco prima di partire, Bush aveva ascoltato le notizie quotidiane dei servizi segreti: tutto tranquillo, niente da segnalare.

Intanto però il commando di Al Qaeda è già giunto a Boston.

Qui sale sul volo American Airlines 11, diretto a Los Angeles.
L’aeroplano decolla alle 7,59.
A bordo ci sono 87 persone, tra passeggeri ed equipaggio.

I terroristi di Al-Qaeda, pochi minuti dopo, uccidono il pilota, il primo ufficiale, due assistenti di bordo e un passeggero israeliano, un ex militare.
Atta si sistema alla cloche.

Ore 8,13: la torre di controllo di Boston perde i contatti.
Ore 8,22:  l’assistente di volo, Betty Ong, riesce ad avvisare il desk dell’American Airlines di essere stati dirottati.
Ore 8,32: gli ufficiali dell’aviazione civile di Boston lanciano l’allarme.

Ore 8,50:  i comandi militari ordinano a due caccia F-15 di intercettare l’American Airlines 11, ma ormai è troppo tardi.
Il Boeing 767 si è schiantato quattro minuti prima, a una velocità di 750 chilometri all’ora, contro la facciata nord di una delle Torri Gemelle, del World Trade Center, nucleo centrale dell’economia americana, progettate dall’architetto Minoru Yamasaki e inaugurate nel 1973 .

Un massacro incredibile. Le telecamere inquadrano un puntino sempre più grande: è l’United Airlines 175 nelle mani di altri cinque attentatori. Perfora con una fiammata la Torre Sud, tra il 77 eseimo e l’85esimo piano.
«È guerra contro gli Usa!» annunciano tutte le tv americane.

New York è nel panico. Il sindaco Rudy Giuliani fa sgomberare gli edifici pubblici, compreso il palazzo della Borsa, a Wall Street.
Nel frattempo, nella scuola elementare di Sarasota, Ari Fleischer, capo dello staff della Casa Bianca, sussurra la notizia all’orecchio di Bush.

Il presidente è ancora inchiodato sulla sedia, con il libro delle favole aperto sulle ginocchia. Rimarrà immobile ancora per 7 minuti, prima di lasciare l’aula e imbarcarsi sull’Air Force One.

Alle 9,03 il presidente rivolge un breve messaggio alla nazione: «Sembra un atto di terrorismo».

La «fortezza volante» del capo dello Stato non rientra nella capitale. C’è il timore che l’offensiva non sia ancora terminata. A Washington viene evacuata la Casa Bianca.

Il vice presidente Dick Cheney assume di fatto il pieno comando.

Le Twin Towers, in fiamme, crollano. Terrore e sgomento.
Mentre la città è in preda al panico, un terzo aereo precipita sul Pentagono a Washington alle 9,37. Un quarto si schianta in Pennsylvania prima di raggiungere il suo obiettivo.

Si tratta degli attentati più gravi della storia, che provocano circa 3mila morti. Come riporta l’emittente Abc, in 20 anni –  attraverso l’analisi dei resti di dna umano rinvenuti tra le macerie, l’Office of Chief Medical Examiner di New York ne ha identificate solo 1.647, le ultime due vittime solo pochi giorni fa. Il 40% dei morti di Ground  Zero non ha ancora un nome.

Per 5 anni Osama Bin Laden e lo stato maggiore di Al Qaeda avevano studiato un attacco totale. Il piano è crudele, ben congegnato, riuscito.

Tutto il mondo rimane attonito e  sgomento a guardare le nere ondate di fumo che si liberano dai grattacieli. Immagini che ancora fanno venire i brividi.

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