Omaggio del Touring Club all’Immacolata e inaugurazione della Cappella Mazzatosta dopo i lavori di restauro

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Viterbo – “Maria, Regina e Madre”: ieri, 8 dicembre,  l’ Omaggio 2021 del Touring Club alla Madonna Immacolata presso la chiesa di Santa Maria della Verità di Viterbo, alle ore 16,30, dopo lo stop dell’anno scorso a causa del Covid.  E’ stata anche l’occasione per inaugurare i lavori di restauro al pavimento e agli stucchi della cappella Mazzatosta, all’interno della chiesa, finanziati dalla Fondazione Carivit che, insieme alla Parrocchia di don Elio, ha sostenuto e patrocinato l’intera manifestazione.

Ci sono voluti settanta giorni per riportare all’antico splendore la Cappella Mazzatosta, un ambiente religioso rinascimentale che si trova nella chiesa di Santa Maria della Verità a Viterbo, affrescato nel 1469 da Lorenzo da Viterbo, considerata una delle più significative opere rinascimentali della Tuscia.
La cappella venne commissionata da Nardo Mazzatosta, notabile viterbese definito nelle cronache del tempo anche come arbiter elegatiarum, e affidata nella decorazione pittorica alla bottega del giovane pittore locale Lorenzo da Viterbo, che la completò nel 1469.

L’ambiente subì poche trasformazioni nei secoli, finché, nel 1944, non venne centrato da un bombardamento, che distrusse le pitture, mettendo però in moto un miracoloso restauro diretto dall’Istituto Centrale per il Restauro di Roma, applicando per la prima volta le teorie innovative di Cesare Brandi (tra cui quella del rigatino). Ventitremila frammenti vennero recuperati e ricostruiti in situ, applicandoli a sostegni in tela, e ricollocati entro il 1960.  Ora però era assolutamente necessario un nuovo restauro.

La cappella Mazzatosta così, in poco più di due mesi dall’inizio dei lavori di restauro, ha riguadagnato l’antica bellezza. Per l’occasione, è stata festeggiata dall’ormai abituale concerto dell’Immacolata con due capolavori della musica barocca, il Salve Regina di Alessandro Scarlatti e lo Stabat Mater di Giovanni Battista Pergolesi.

Tre, in sostanza, gli interventi di restauro eseguiti all’interno della Cappella grazie a Roberto Della Porta in collaborazione con la Soprintendenza: il ripristino del pavimento in mattonelle maiolicate risalente al 1476; il consolidamento e la ripulitura del rilievo marmoreo posto sopra l’altare e raffigurante la Madonna datato intorno al 1460; la sistemazione dell’altare stesso realizzato verso la fine del ‘600.

Le piastrelle del pavimento furono preparate dal ceramista viterbese Paolo Di Nicola. La Madonna col Bambino marmorea collocata sulla parete di fondo, ove si appoggia l’altare, è attribuita alla bottega di Isaia da Pisa.
Presenti, fra gli altri alla cerimonia, il vescovo della Diocesi di Viterbo Mons. Lino Fumagalli, il questore dott. Giancarlo Sant’Elia, il vicesindaco Laura Allegrini, il presidente della Fondazione Carivit Marco Lazzari e il console del Touring Club Italiano Vincenzo Ceniti.

Il vescovo Lino Fumagalli, ringraziando, ha anche esortato tutti  ad amare la nostra città di Viterbo e a conservarla come preziosa eredità per le future generazioni.

La dott.ssa Anna De Luna ha portato il saluto del prefetto S.E. Giovanni Bruno:
“Io vengo dalla provincia di Salerno, ho lavorato 10 anni a Napoli ma mi sono innamorata della città dei Papi” – ha detto.

“È stato un restauro esemplare – ha sottolineato l’assessore al Comune di Viterbo, Laura Allegrini – che va ad arricchire ulteriormente il nostro patrimonio. Tra due settimane ci sarà anche l’apertura della nuova sede museale”

La dottoressa Luisa Caporossi, ispettrice di zona della Sovrintendenza, ha spiegato: “Durante il lavoro all’altare abbiamo avuto sorprese gradevoli e altre meno.
Lo stato conservativo del pavimento aveva subito danni gravi dovuti amche al calpestio. Alcune mattonelle erano rotte. Poi il restauro si è concentrato sul rilievo: la Madonna col bambino nella Mandorla.”

Il restauratore Della Porta ha aggiunto: “E’ stata un’operazione molto impegnativa e proprio per questo siamo ancora più felici di averla realizzata nonostante le difficoltà”.

Un gioiello storico è dunque tornato al suo antico splendore grazie all’impegno congiunto tra Diocesi di Viterbo, Fec (Fondo Edifici di Culto) e Fondazione Carivit.

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