1271: A Viterbo due Re e un principe reale. E’ l’apoteosi, mentre scorre sangue innocente…

"Quel giovedì la città col simbolo del leone nemeo, era splendente come il sole nel solstizio d’estate, quando raggiunge il punto più alto dell’emisfero celeste"

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sagginiIl 12 marzo 1271 Viterbo vive il giorno più bello e più fulgido in assoluto, della sua intera storia millenaria. Quel giovedì la città col simbolo del leone nemeo, era splendente come il sole nel solstizio d’estate, quando raggiunge il punto più alto dell’emisfero celeste, e illumina la Terra di un’immensa quantità di luce, brillante e splendente come non accadrà mai più, in tutti gli altri giorni dell’anno.

Il motivo di questa esplosione metaforica di luce, consisteva nella gloria e nell’onore che Viterbo stava ricevendo, per l’arrivo di un sontuoso corteo regale, composto da due sovrani e da un principe reale. Si trattava di Filippo III Re di Francia, di Carlo d’Angiò Re di Sicilia, e di Enrico di Cornovaglia, principe primogenito di Riccardo Re dei Romani. Era questa una visita di grandissimo ed elevato prestigio, che faceva giganteggiare Viterbo, e la elevava alla dignità di città europea tra le più importanti del mondo intero.

Il corteo regale trasportava anche i resti maleodoranti dei cadaveri di Luigi IX, del fratello Giovanni Tristano, del cognato Teobaldo Re di Navarra e di sua moglie Isabella d’Aragona.

In quel tempo le tecniche d’imbalsamazione erano state dimenticate. L’unico sistema per conservare un cadavere era di smembrarlo, e poi bollirlo in tanta acqua. Questo trattamento permetteva di spolpare l’intero scheletro, che veniva poi conservato profumandolo con vini aromatici e grandi quantità di erbe odorose.

I motivi dell’importante visita, risiedevano tutti nella volontà di Carlo d’Angiò, di riuscire finalmente a convincere i Cardinali italiani, riuniti in conclave, a eleggere al soglio di Pietro ancora un porporato francese. Il Re di Sicilia era così determinato in questa sua volontà, che aveva convinto anche il nipote Filippo III, di ritorno da Tunisi, ad accompagnarlo a Viterbo.

Il giorno successivo dalla Toscana, partirono alla volta di Viterbo anche Guido di Monforte, il fratello Simone e il conte Aldobrandino suocero di Guido, insieme con un folto plotone di armati.

Guido di Monforte era il figlio di Simone, conte di Leicester, che in Inghilterra si era guadagnato il titolo di Catilina inglese, per la congiura ordita ai danni di Enrico III. Guido era molto apprezzato da Carlo d’Angiò, che lo aveva nominato suo Vicario generale per la Toscana.  In queste terre il Monforte aveva anche conosciuto, e poi sposato la bella Margherita, figlia ed erede unica dei beni del conte Guido degli Aldobrandi, uno dei più potenti baroni della Tuscia.

Quando Guido e Simone di Monforte arrivarono a Viterbo, incontrando il principe Enrico di Cornovaglia, ebbero una spiacevole sorpresa che gli gelò il sangue nelle vene. Infatti, il principe Enrico era cugino di Edoardo, che aveva prima assassinato, e poi anche oltraggiato il cadavere del loro padre.

Questa è brevemente la storia. Alla morte di Roberto conte di Leicester, Simone di Monforte dalla Francia si recò in Inghilterra, dove ricevette il titolo di Conte, in virtù del fatto che la madre Amicia, era figlia ed erede unica di Roberto. Quando Simone ebbe ricevuto il titolo, e le ricchezze del lascito ereditario che gli spettavano, sposò Eleonora, la sorella di Re Enrico III, e si mise alla testa della protesta dei baroni inglesi, in ribellione contro il loro sovrano.

Il 14 maggio del 1264 affrontò e sconfisse l’esercito reale, facendo prigionieri il Re, il suo primogenito Edoardo, Riccardo di Cornovaglia e il figlio Enrico. Ma dopo questa vittoria egli tiranneggiò chiunque gli si parasse davanti, e alle proteste dei baroni fece approvare una legge che modificava la composizione del parlamento, introducendo i rappresentanti dei borghi, nella Camera dei Comuni (legge in vigore ancora oggi).

Il principe Edoardo riuscì però, con uno stratagemma, a fuggire dalla prigionia e radunò un esercito che nel 1265, sconfisse il Monforte nella famosa battaglia di Evesham. Quando Simone di Monforte sconfitto, si consegnò con le mani alzate, Edoardo lo trapassò a fil di spada. Poi non contento comandò che il cadavere fosse mutilato dei genitali, che per sfregio gli fossero messi tra i denti e, come estrema vendetta, fosse trascinato da un destriero, per tutto il campo di battaglia.

Il 13 marzo 1271, a Viterbo, all’interno della Chiesa di San Silvestro, Guido e Simone di Monforte uccisero barbaramente il principe Enrico di Cornovaglia, per vendicare il padre.

Il biondo principe che assisteva alla messa e era disarmato, cercò invano di rifugiarsi sull’altare vicino al celebrante. Ma questo tentativo non scoraggiò minimamente la furia omicida di Guido, che lo inseguì e lo giustiziò, proprio accanto al prete.

In quegli anni Viterbo, era stata sempre al primo posto come argomento di conversazione, in tutti gli ambienti religiosi e laici dell’Europa. Adesso dopo la clausura dei Cardinali e il tetto scoperchiato, ancora una notizia faceva il giro di tutti i salotti e di tutte le cancellerie. Era l’efferato assassinio di un principe reale, che si era consumato sull’altare della Chiesa di San Silvestro. (a domenica prossima il seguito della storia).

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