15 anni dalla morte di Giovanni Paolo II, ha insegnato al mondo a trasformare la croce in amore

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Sono ormai trascorsi 15 anni dalla morte di Karol Wojtyla, il Papa, il Santo, che seppe unire popoli di religioni diverse e che seppe portare la sua croce trasformandola in amore.

Dall’anatema contro la mafia pronunciato nella Valle dei Templi di Agrigento, alla spettacolarità del suo magistero, impegnato a portare la parola evangelica in ogni parte del mondo, alle sue encicliche, agli Angelus, alla colomba che si avvicinò a lui quando non riusciva più a parlare.

Indimenticabili per tutti i giorni che segnarono il passaggio alla Casa del Padre di San Giovanni Paolo II. Era provato da una lunga malattia vissuta con una testimonianza cristiana.

I fedeli lo avevano visto, giovane e forte, scalare montagne e viaggiare in tutto il mondo portando il suo messaggio di fede. Poi, anziano e malato, con la croce sulle spalle, senza voce, stare vicino a chi lo amava, fino all’ultimo.

Con il suo carisma attrasse non solo i credenti, ma anche persone lontane dalla Chiesa. Un insegnamento che andò oltre la sua esistenza terrena.
Oggi, nel pieno dilagare dell’epidemia, la crescita dei contagiati e il bollettino quotidiano del numero dei morti, ci sentiamo impreparati ad affrontare le difficoltà. Dobbiamo colmare il senso di vuoto con i veri valori, lasciando quelli effimeri da una parte.

Giovanni Paolo II sapeva che la vita è una veloce corsa verso la Festa dell’abbraccio con Dio. La vita ci dà la possibilità, anche nei momenti più duri, di prepararci all’incontro, di purificarci attraverso le sofferenze.

Il dolore indubbiamente fa paura a tutti, ma quando è illuminato dalla fede diventa un percorso di fede.

Domenica prossima sarà la Domenica delle Palme e poi vivremo una Pasqua “inedita” per rispettare le disposizioni di contrasto al contagio. Anche l’ultima Pasqua di Giovanni Paolo II fu segnata dalla malattia. Quell’ultima Pasqua di Papa Wojtyla ha tanto da insegnare ancora.

Tutti ricordiamo l’ultimo Venerdì Santo di Giovanni Paolo II, durante la via Crucis. Indimenticabile è la scena che abbiamo visto in televisione: il Papa, ormai privo di forze, teneva il Crocifisso con le sue mani e lo guardava con stringente amore . Sembrava che Giovanni Paolo II pensasse: “Gesù, anch’io sono in croce come te, ma insieme a te aspetto la Risurrezione”.

L’immagine sorridente del Papa appena eletto che diceva in un incerto italiano :”Se mi sbaglio, mi corrigerete”, aveva lasciato il posto a un anziano Pontefice, che non riusciva più a parlare, ma che metteva tutta la sua forza ancora nel portare la croce con dignità e amore. Come dovremmo fare tutti noi.

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