La consigliera Luisa Ciambella: "Qualcosa nella gestione dell'emergenza sta mancando, fondamentale la mappatura degli asintomatici"

“20.000 euro per l’acquisto di test rapidi per monitorare le scuole viterbesi”

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“Dagli inizi di ottobre, quando abbiamo avuto notizia delle prime quarantene tra gli studenti ho cominciato a denunciare una serie di illegittimità e carenza di comunicazione che poi, come ho più volte sollecitato, hanno portato ad incrementare il contagio in una maniera sproporzionata”.

La consigliera del Pd viterbese Luisa Ciambella è da tempo in prima linea per evidenziare la situazione dei contagi a scuola: ad oggi si contano infatti 150 studenti positivi al Covid-19, 23 nella sola giornata di ieri (su un totale di 80 casi registrati nel capoluogo).

“Uno studio recentemente pubblicato da uno degli istituti scientifici più autorevoli ci dice che il tasso di contagio nella provincia di Viterbo è molto elevato – spiega la consigliera – soprattutto nella fascia che va dai 10 ai 29 anni, quella scolare. Siamo la nona provincia d’Italia per numero di contagi e io questo grido d’allarme lo sto lanciando da più di un mese”.

La Ciambella già in occasione delle passate sedute di Consiglio comunale aveva infatti messo in luce alcune criticità riguardanti la gestione dell’epidemia nel capoluogo e le difficoltà delle famiglie viterbesi, inizialmente con scarso riscontro da parte delle autorità.

“Una settimana fa la Asl ha ammesso che esistono delle criticità –  commenta la consigliera – stiamo andando avanti ed esse sono sempre all’ordine del giorno. Penso, per esempio, ai bambini che in attesa dell’esito del tampone non possono comportare la quarantena degli altri compagni, che continuano a girare, e poi si è arrivati ai livelli attuali. Ho sempre sostenuto – prosegue – che le classi in quarantena sarebbero dovute essere sottoposte a screening prima del rientro a scuola, perché ciò avrebbe consentito di controllare i ragazzi e di mappare gli asintomatici, che sono a Viterbo in un rapporto 1 a 1 con quelli sintomatici”.

La mancanza di uno screening adeguato nelle scuole viterbesi ha infatti portato a conseguenze molto serie. “Nella prima settimana di ottobre abbiamo avuto casi di classi all’Ellera ‘tamponate’ per ben due volte – racconta la consigliera – in altri istituti invece i test non sono neanche iniziati e nel 99% delle classi qualcuno si è fatto il tampone in caso di sintomi, mentre gli altri, non avendo avuto problemi, dopo 14 giorni sono tornati in classe senza avere la certezza di non essere positivi”.

La battaglia della consigliera nel tempo ha portato però i suoi frutti, ed è sfociata poi in una richiesta – accolta di buon grado da tutto il Consiglio comunale – per l’acquisto da parte del Comune dei tamponi veloci per tutti i bambini e ragazzi della scuola del primo ciclo, vale a dire quella di competenza dell’Ente, con uno stanziamento pari a 20.000 euro.

“C’è necessità di correre per poterlo utilizzare – chiarisce la Ciambella – e per isolare quanti più asintomatici possibili, il che è tanto più urgente quanto più sta crescendo il nostro indice di Rt. Siamo in attesa di capire se saremo oggetto di mini-lockdown o meno e non c’è da mettere la testa sotto la sabbia, ma da collaborare il più possibile”.

Una vera corsa contro il tempo, quindi, che permetterà al Comune di Viterbo di acquistare i test rapidi per metterli a disposizione delle scuole quanto prima e dare il via al monitoraggio. “Ora è chiaro che tutto dipende dal Comune – aggiunge la Ciambella – non abbiamo tempo da perdere”.

Anche perché, fino a questo momento, qualcosa sembra davvero non aver funzionato nella gestione dell’epidemia. “Sicuramente la comunicazione è mancata e sta mancando e i risultati purtroppo lo dimostrano – commenta – molto spesso le istituzioni preposte tendono ad individuare nel cittadino la causa della situazione, affermando, ad esempio, che in molti si rifiutano di riferire i contatti che hanno avuto per non costringerli alla quarantena. Dopo che però il cittadino è poco informato e non ha riferimenti a parte il medico di base, non so se possa essere considerato anche carnefice, piuttosto che vittima. E’ importante – conclude la consigliera – che le istituzioni collaborino e non nascondano la verità delle cose, perché non informare o minimizzare in questo caso significa assumere delle condotte eticamente scorrette e illegittime”.

 

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