25 Aprile, Riccò non subirà nessuna inchiesta. A parlare il Ministro della Difesa Trenta

Alcuni quotidiani nazionali riportavano in questa settimana una probabile istruttoria nei confronti del generale dell'Aves, ora invece la smentita ufficiale  da parte del Ministro con risposta a un'interrogazione presentata dall'onorevole Renzo Tondo del Gruppo Misto.

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“Non ci sarà nessuna inchiesta sul generale Riccò” – dichiara il Ministro della Difesa Elisabetta Trenta dopo i fatti dello scorso 25 aprile per via delle contestazioni durante la cerimonia in onore della Festa della Liberazione avvenuta al Sacrario di Viterbo.

Alcuni quotidiani nazionali riportavano in questa settimana una probabile istruttoria nei confronti del generale dell’Aves, ora invece la smentita ufficiale  da parte del Ministro con risposta a un’interrogazione presentata dall’onorevole Renzo Tondo del Gruppo Misto.

E’ bene quello che finisce bene… per il momento…

In allegato il testo della risposta del Ministro Elisabetta Trenta 

“Preliminarmente ringrazio l’interrogante perché mi dà la possibilità di fare chiarezza sull’argomento e mi scuso per il necessario eccessivo tecnicismo contenuto nella risposta.

L’evento del 25 aprile, vista la risonanza mediatica assunta, ricade nella normativa prevista dal titolo terzo del decreto del presidente della Repubblica numero 90/2010 (testo unico dell’ordinamento militare, che da ora in poi chiamerò semplicemente Tuom). In particolare, all’articolo numero 555 – adempimenti iniziali dei comandanti – il comma 1 prevede che i comandanti di corpo, nel cui ambito si è verificato l’evento, provvedono a darne tempestiva comunicazione, attraverso la linea gerarchica, alle autorità competenti a disporre un’inchiesta volta ad accertare i fatti che, nel caso di specie, sono il capo di stato maggiore della difesa, il capo di stato maggiore dell’esercito e il comandante delle forze operative terrestri e comandante operativo dell’esercito. In merito, si evidenzia che tra le autorità competenti non figura il ministro della Difesa. I citati comandanti di corpo provvedono, inoltre, a redigere una relazione tecnica recante le circostanze in cui si è verificato l’evento, la dinamica di svolgimento dei fatti, i provvedimenti adottati nonché le eventuali valutazioni, trasmettendola, entro cinque giorni, alle autorità precedentemente citate.

Ai sensi dell’articolo numero 557 del Tuom, una delle sopra citate autorità nomina, entro quindici giorni dal  ricevimento della notizia dell’evento, per l’esecuzione dell’inchiesta, un ufficiale inquirente o una commissione composta da tre o cinque membri. Detta inchiesta consiste nell’acquisizione della relazione del comandante di corpo, nella raccolta di tutte le notizie relative all’evento nonché ogni altro elemento di informazione utile e nelle considerazioni sulle cause dell’evento. Ai sensi poi dell’articolo numero 560 del Tuom, gli atti dell’inchiesta sono inviati all’autorità che ne ha ordinato l’esecuzione e da questa trasmessi, con motivato parere, allo stato maggiore della difesa e allo stato maggiore della forza armata ove si è verificato l’evento. Queste articolazioni, ricevuti gli atti dell’inchiesta, procedono al loro esame da concludersi, con decisione motivata dell’autorità di vertice e se ritenuto necessario, possono disporre ulteriori indagini. Una sintetica scheda informativa sugli esiti dell’inchiesta è inviata, senza ritardo, al ministro della difesa. Solo in questa fase il ministro, disponendo di tutti gli elementi sulla specifica vicenda viene a conoscenza di come realmente si sono svolti i fatti e, ove ritenuto necessario, può chiedere eventuali nuovi ulteriori approfondimenti.

Quanto sopra proprio al fine di evidenziare la complessità delle procedure da adottare e che tutto quello che si è detto in questi giorni corrisponde al falso. Il ministro non ha disposto alcuna inchiesta perché non ne ha le competenze. La procedura in questione viene attivata direttamente dal comandante di corpo che in questo caso risulta essere generale Riccò, che avrà relazionato sui fatti, e la prevista inchiesta è disposta da un’autorità militare. Pertanto, nella fase in cui ci troviamo, il ministro della Difesa non ha alcun ruolo attivo”.

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