Riceviamo e pubblichiamo

Coppari: “25 aprile, ricordiamo la Liberazione anche senza cerimonie”

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“Cari concittadini, quest’anno non potremo celebrare la festa della Liberazione nel modo in cui siamo abituati, non deporremo corone di alloro e non ci saranno discorsi e musica. Tutto questo non sminuisce il senso profondo della cerimonia, che insieme a voi voglio ricordare e mantenere vivo.

Il 25 aprile è una data convenzionalmente scelta, non solo perché in quel giorno furono liberate Milano e Torino, ma anche perché l’Esecutivo del Comitato di Liberazione Nazionale dell’Alta Italia (CLNai), presieduto da Luigi Longo, Emilio Sereni, Sandro Pertini e Leo Valiani proprio quel giorno, annunciò per radio, alle 8 di mattina, l’insurrezione armata contro i nazisti e i fascisti. La festività, istituita per decreto nel 1946, ricorda l’insurrezione di Milano che aprì la strada alla fine del regime nazifascista e all’occupazione militare. “Arrendersi o perire”, questa era la frase che Sandro Pertini, che era alla testa del comando partigiano che liberò Milano, pronunciò alla radio.

La festa della Liberazione venne istituita un anno dopo. Il 22 aprile del 1946 il governo provvisorio guidato dal democristiano Alcide De Gasperi stabilì con un decreto che il 25 aprile sarebbe stata festa nazionale.

Oggi ricordare il 25 aprile 1945 vuol dire anzitutto dare la possibilità a chi non c’era di conoscere la Resistenza nella nuda e scarna verità in essa racchiusa: quel giorno l’Italia ha riconquistato la libertà; lo ha fatto grazie all’impegno attivo di una esigua minoranza. Alla liberazione dell’Italia dalla dittatura si poté arrivare grazie al sacrificio di tanti giovani ragazzi e ragazze che, pur appartenendo ad un ampio ed eterogeneo schieramento politico (dai comunisti ai militari monarchici, passando per i gruppi cattolici, socialisti ed azionisti), si chiamavano con un solo nome: partigiani. Combatterono al fianco di molti soldati provenienti da Paesi diversi e lontani.

Il 25 aprile non è la festa della Repubblica italiana, che si celebra invece il 2 giugno, ma – molto di più – la festa di una libertà conquistata con il sangue, durante una guerra civile e contro lo straniero invasore. Va ricordato che l’Italia non è l’unica a celebrare in un giorno speciale la fine dell’occupazione straniera: Olanda e Danimarca la festeggiano il 5 maggio, la Norvegia l’8, la Romania il 23 agosto.

Grazie alla lotta unita fra tutti gli oppositori al fascismo, si è riusciti a ribaltare la dittatura e a porre le basi per uno stato democratico. Le radici della Repubblica Italiana sono da rintracciare proprio nella Resistenza: l’Assemblea Costituente (l’assemblea che scrisse la nostra Costituzione) fu in massima parte composta da esponenti dei partiti che avevano dato vita al CLN, i quali scrissero la Costituzione fondandola sulla sintesi tra le rispettive tradizioni politiche ed ispirandola ai principi della democrazia e dell’antifascismo.
Vogliamo infine ricordare il ruolo rilevante delle donne nel movimento di Resistenza, anche se a lungo misconosciuto. Le cifre ufficiali registrano 35.000 partigiane, oltre mille sono quelle cadute in combattimento e più di duemila quelle fucilate e impiccate. Sono dati eloquenti che contribuiscono a connotare la natura del movimento di Resistenza, ma dentro questi numeri sono ancora più importanti le scelte di vita che hanno spinto queste donne a prendere parte attiva al conflitto. La costituzione italiana attuale, nata dalle idee di democrazia e di libertà e portò al diritto di voto alle donne e il 2 giugno 1946 esse, per la prima volta, entrarono in Parlamento!
Buon 25 Aprile!”

IL SINDACO
Dott. Francesco COPPARI

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