27 anni senza Massimo Troisi. Alla sorgente dei sogni

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Per Freud i sogni sono la rielaborazione delle nostre esperienze operata dall’inconscio. Massimo Troisi rovescia questo rapporto: si ispira ai sogni per raccontare storie. Non siete d’accordo? Fate bene; ma ditemi: in quale altro ambito dell’esperienza umana può succedere di diventare amici di Pablo Neruda e nello stesso tempo avere l’amore di Maria Grazia Cucinotta? Massimo Troisi muore il 4 giugno del 1994 lasciandoci in eredità i suoi sogni (“E scusate se è poco!!”, direbbe un suo celeberrimo concittadino). Troisi non è stato certo il primo a manipolare i sogni: “siamo fatti della stessa sostanza dei sogni” scrive Shakespeare nella “tempesta” e persino nei vangeli il sogno è usato da Dio come medium per parlare agli umani. Cosa ha fatto in pratica Massimo Troisi? Ha manomesso la lingua napoletana, la comicità di Pulcinella, l’eredità di Eduardo, la satira e la sostanza onirica per costruire le sue storie. Questi i film girati da Troisi come regista: “Ricomincio da tre (1981)”; “Morto Troisi, viva Troisi! (1982); “Scusate il ritardo (1983)”; “Non ci resta che piangere” in co-regia con R. Benigni (1984)”; “Le vie del Signore sono finite (1987)”; “Pensavo fosse amore… invece era un calesse (1991)”; “Il postino, in co-regia con Michael Radford (1994)”.

Non capita sempre di prendere in prestito i sogni di un grande sognatore.

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