3- 2- 1….il Capodanno nella tradizione e in poesia

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L’anno 2021 è ormai agli sgoccioli. Manca davvero poco al countdown più atteso. Si aspetta la notte di San Silvestro, l’ultima di ogni anno secondo il calendario gregoriano in uso in gran parte del mondo, sperando che il 2022 sia migliore.

Malgrado le preoccupazioni per il Covid in aumento e l’invito alla prudenza e allo scrupoloso rispetto delle norme, ricordiamo alcune tradizioni del nostro territorio.
In che modo vengono salutati nella Tuscia gli ultimi dodici mesi?
Lenticchie e cotechino non possono mancare sulle tavole viterbesi nè l’uva e la melagrana. E ancora i dolci delle festività natalizie: panpepato, “salame del re”, tozzetti, maccheroni con le noci, torciglione.

La storia del Capodanno, festività di origine pagana, affonda le sue radici all’epoca dei Babilonesi, che però  celebravano il cambio tra un anno e l’altro in corrispondenza dell’equinozio di primavera.

Nel 46 a.C. Giulio Cesare dettò poi il passaggio al calendario giuliano e la festa, che, per gli antichi romani aveva lo scopo di celebrare il dio Giano (probabilmente la divinità principale del pantheon in epoca arcaica), iniziò così a cadere tra il 31 dicembre e il 1° gennaio. A partire dal 1582, con l’introduzione dell’attuale calendario da parte di Papa Gregorio XIII, la storia ha poi preso una direzione ben precisa, ed ecco il Capodanno così come lo conosciamo.

A Viterbo c’è l’uso di baciarsi sotto il vischio dei Cimini,  ritenuto benaugurale in quanto fonte di purificazione oltre che vero e proprio elisir contro la sterilità.
I fuochi d’artificio furono inventati in Cina intorno all’ottavo secolo dopo Cristo. Si raccomanda sempre la prudenza nell’uso di petardi e fuochi per salutare l’anno che verrà.

Sempre dalla Cina arriva l’usanza di indossare qualcosa di rosso per celebrare l’inizio dell’anno nuovo. Secondo la tradizione cinese, infatti, il rosso è il colore che spaventa Niàn, la bestia divoratrice che, proprio a Capodanno, esce dalle profondità marine per nutrirsi di carne umana. Ma il rosso era considerato di buon auspicio anche nella Roma imperiale: durante le celebrazioni per il nuovo anno, infatti, le donne si vestivano di rosso porpora, il colore del coraggio, della passione, del potere e della fertilità. Indossare l’intimo rosso può accendere la passione anche dopo un luculliano cenone e qualche cin cin di troppo.

Pablo Neruda scrisse questi versi dedicati al primo giorno dell’anno.

Lo distinguiamo dagli altri
come se fosse un cavallino
diverso da tutti i cavalli.
Gli adorniamo la fronte
con un nastro,
gli posiamo sul collo sonagli colorati,
e a mezzanotte
lo andiamo a ricevere
come se fosse
un esploratore che scende da una stella.
Come il pane assomiglia
al pane di ieri,
come un anello a tutti gli anelli…
La terra accoglierà questo giorno
dorato, grigio, celeste,
lo dispiegherà in colline
lo bagnerà con frecce
di trasparente pioggia
e poi lo avvolgerà
nell’ombra.
Eppure
piccola porta della speranza,
nuovo giorno dell’anno,
sebbene tu sia uguale agli altri
come i pani
a ogni altro pane,
ci prepariamo a viverti in altro modo,
ci prepariamo a mangiare, a fiorire,
a sperare.

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