Botta e risposta tra i 30 sindaci dell’area Vulsina a cavallo tra Umbria e Lazio e il capo della Protezione Civile Nazionale, Angelo Borrelli

30 sindaci rispondono a Borrelli sulla Geotermia: la partita è tutta aperta

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Botta e risposta tra i 30 sindaci dell’area Vulsina a cavallo tra Umbria e Lazio e il capo della Protezione Civile Nazionale, Angelo Borrelli. In copia 19 alte cariche, dal capo del governo, a tre ministri chiave, vari senatori e deputati fino ai presidenti delle due regioni coinvolte, Lazio e Umbria. Un percorso iniziato il 13 maggio con due lettere indirizzate a Borrelli che i sindaci, riuniti nel loro nascente Comitato Geotermia, scrivevano in grande urgenza e firmavano uno ad uno nonostante si trovassero in pieno lockdown.

L’obiettivo delle due lettere, di cui la redazione de La Mia Città News è venuta a conoscenza, è duplice. Per prima cosa riportare all’attenzione dei destinatari il rischio di induzione e innesco sismico, da attività di esplorazione, trivellazione, estrazione e reiniezione di fluidi in sistemi idrotermali, con magnitudo rilevante e potenzialmente distruttiva che incombe sul distretto vulcanico Vulsino e più in generale sull’area transregionale interessata dal Graben di Siena – Radicofani.

In seconda battuta sollecitare i destinatari a porre in atto ogni possibile intervento di prevenzione dei rischi e pericoli, dovuto per le loro specifiche competenze al fine della tutela, della sicurezza e dell’incolumità delle comunità e dei territori da noi amministrati.

Tale rischio è, secondo i sindaci, reale, poiché sul loro territorio insistono 18 titoli minerari per lo sfruttamento industriale del fluido geotermico con due progetti di centrali geotermiche pilota, a Castel Giorgio e Torre Alfina vicine alla realizzazione.

La risposta della Protezione Civile Nazionale arriva il 3 luglio e contesta l’essenza delle affermazioni del Comitato Geotermia: minimizza sulle questioni del rischio sismico e sulla responsabilità diretta del Dipartimento di Protezione in merito alla prevenzione.

Il Comitato dei sindaci, malgrado fossero oberati dai loro molteplici obblighi attuali, ha studiato questa risposta con il sostegno di vari esperti e adesso ha risposto, smentendo in dettaglio le ipotesi promosse da Borelli.

La risposta dei sindaci, quattro pagine tecnicamente complesse supportate da due pagine di letteratura scientifica nazionale ed internazionale, espone innanzitutto che il comprensorio del lago di Bolsena è attraversata da una profonda struttura geologica denominata Graben di Siena-Radicofani, dedotta da numerosi studi scientifici pubblicati nel corso degli ultimi 50 anni. In particolare sono delle perforazioni profonde realizzate che lo evidenziano e che ne dimostrano l’estensione fino ai Monti Cimini. Le faglie associate a questa struttura hanno dato origine a numerosi terremoti in una zona che si estende da Viterbo e Tuscania fino ai Monti Amiata e ai Monti di Siena, interessando tre regioni – il Lazio, l’Umbria e la Toscana. Un’attività umana che stimola questa struttura tettonica in un certo luogo può provocare un terremoto in un punto della struttura lontano anche decine di chilometri.

Le ultime conoscenze scientifiche dimostrano che la stimolazione, tramite attività legate all’esercizio di un impianto geotermico di faglie come quelle del Graben Siena-Radicofani, può innescare terremoti che hanno un potere importante almeno quanto quelli avvenuti nel passato.

In merito alle competenze del Dipartimento della Protezione Civile, i sindaci sottolineano che lo stesso D. Lgs. 1/2018 (Codice della protezione civile) ribadisce che “Sono attività di protezione civile quelle volte alla previsione, prevenzione e mitigazione dei rischi, alla gestione delle emergenze e al loro superamento.” Ricordano inoltre che tale attività di prevenzione è già stata posta in essere in merito ai progetti di centrali geotermiche nei Campi Flegrei (NA) e sull’Isola d’Ischia, rispettivamente ritirati e rigettati dal Ministero dell’Ambiente per i potenziali rischi associati e particolarmente per il rischio sismico indotto e innescato.

L’esistenza reale di questi rischi, in questo caso, era stata evidenziata in un rapporto di un gruppo di lavoro istituito dall’INGV proprio su richiesta della Protezione Civile Nazionale.

In conclusione, i sindaci ribadiscono la loro sollecitazione al presidente della Protezione Civile Nazionale, di porre in atto, in merito ai progetti di sfruttamento geotermico che insistono sui territori da loro amministrati, ogni possibile intervento di prevenzione dei rischi e pericoli della sicurezza e dell’incolumità delle comuni.

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