500 anni dalla morte di Raffaello: in suo omaggio una rosa rossa al Pantheon

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Da oggi, e per tutto il 2020, una rosa rossa sulla tomba di Raffaello al Pantheon accompagnerà le celebrazioni per i cinquecento anni dalla sua morte, avvenuta a Roma il 6 aprile 1520 ad appena 37 anni.

Le spoglie del celebre artista, detto l’Urbinate, sono conservate al Pantheon per sua stessa volontà. Nel 1520 il corpo venne sepolto nel monumento e sistemato nell’edicola della Madonna del Sasso, opera commissionata dallo stesso Raffaello ed eseguita da Lorenzo Lotti detto Lorenzetto.

Sulla lapide sono impresse le parole dedicategli da Pietro Bembo che, esaltandone la forza creatrice, scrive: ILLE HIC EST RAPHAEL TIMUIT QUO SOSPITE VINCI RERUM MAGNA PARENS ET MORIENTE MORI, cioè “Qui giace Raffaello dal quale, mentre era in vita, la Natura temette di essere vinta e, quando morì, temette di morire anch’essa”.

Raffaello nacque a Urbino. Apprendista nella bottega del Perugino, il suo talento lo condusse giovanissimo prima a Firenze poi nella sede papale dove aprì bottega. Costretto dalle molte commitenze a organizzare delle vere e proprie squadre di allievi alle quali affidare alcuni lavori, crea capolavori fra i quali La scuola di Atene o il progetto della Basilica di San Pietro.

La sua prima opera firmata, datata 1504, Lo sposalizio della Vergine, è una delle sue ooere più conosciute: i due sposi sono al centro della scena, il sacerdote tiene i loro polsi e Giuseppe ha fra le dita l’anello che sta per porgere a Maria. Dei personaggi presenti nel dipinto Giuseppe è l’unico scalzo a sottolinearne l’umiltà perché accetta il volere di Dio di diventarNe il padre terreno. Secondo la leggenda, lui fu il prescelto da Dio a sposare la Vergine in conseguenza di un prodigio: dei rami furono consegnati ai pretendenti e chi fra questi avesse visto fiorire il proprio sarebbe stato il prescelto.

Sulla destra, di fianco allo sposo, infatti, uno dei pretendenti spezza il suo ramo, fra quelli non fioriti. Il tempio sullo sfondo è circondato da colonne che sottolineano l’intento dell’artista di usare il cerchio come forma della perfetta armonia dell’unione degli sposi, come l’anello che Giuseppe sta donando a Maria.

Le opere meravigliose di Raffaello sono apprezzate in Italia e nel mondo.

“Quanto fu dolce il giogo e la catena delle tue candide braccia
al collo mio volti, che sciogliendomi, io sento mortal pena.”
Raffaello Sanzio

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