Obbligo di associare le funzioni, arriva la bocciatura per i piccoli comuni

Buone notizie per tanti piccoli comuni della provincia reatina da parte della Corte Costituzionale che si è espressa su una delle norme più discusse degli ultimi anni.

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Rieti

Buone notizie per tanti piccoli comuni della provincia reatina da parte della Corte Costituzionale che si è espressa su una delle norme più discusse degli ultimi anni. La legge 78/2010 prevede l’obbligo di associare funzioni fondamentali da parte dei comuni con popolazione sino a 5.000 abitanti (fino a 3.000 abitanti se appartengono a comunità montane). Il D.L. 135/2018 ha prorogato al 31 dicembre 2019 i termini per l’esercizio obbligatorio in forma associata delle funzioni comunali. In materia è intervenuta la Corte Costituzionale con la sentenza n. 33 del 4 marzo 2019, secondo la quale i piccoli comuni possono sottrarsi alla gestione associata delle funzioni fondamentali se dimostrano che non realizza risparmi.

Undici le funzioni fondamentali a cui devono far riferimento le piccole realtà comunali: organizzazione generale dell’amministrazione, gestione finanziaria e contabile; organizzazione dei servizi pubblici di interesse generale di ambito comunale, ivi compresi i servizi di trasporto pubblico comunale; catasto, ad eccezione delle funzioni mantenute allo Stato dalla normativa vigente; la pianificazione urbanistica ed edilizia di ambito comunale, nonché la partecipazione alla pianificazione territoriale di livello sovracomunale; attività, in ambito comunale, di pianificazione di protezione civile e di coordinamento dei primi soccorsi; l’organizzazione e la gestione dei servizi di raccolta, avvio e smaltimento e recupero dei rifiuti urbani e la riscossione dei relativi tributi; progettazione e gestione del sistema locale dei servizi sociali ed erogazione delle relative prestazioni ai cittadini, secondo quanto previsto dall’art.118, quarto comma, della Costituzione; edilizia scolastica per la parte non attribuita alla competenza delle province, organizzazione e gestione dei servizi scolastici; polizia municipale e polizia amministrativa locale; tenuta dei registri di stato civile e di popolazione e compiti in materia di sevizi anagrafici nonché in materia di servizi elettorali, nell’esercizio delle funzioni di competenza statale e servizi in materia statistica.

Sono diversi anni che i piccoli borghi sabini si scontrano con le gestioni associate delle funzioni fondamentali. I legislatori nazionali e regionali sono intervenuti più volte, modificando ed integrando le norme e cambiando le funzioni da associare, prorogando i tempi entro cui provvedere e ridefinendo le modalità per adempiervi. I comuni si dovrebbero unire per arrivare a costituire un’unione o una convenzione al fine appunto di associare le funzioni ma nel contempo affrontando problemi territoriali, orografici, economici e di colore politico.

La Corte costituzionale ha affermato che la disposizione che impone ai comuni con meno di 5.000 abitanti di gestire in forma associata le funzioni fondamentali è incostituzionale là dove non consente ai comuni di dimostrare che, in quella forma, non sono realizzabili economie di scala o miglioramenti nell’erogazione dei beni pubblici alle popolazioni di riferimento. Secondo la Corte, l’obbligo imposto ai Comuni sconta un’eccessiva rigidità perché dovrebbe essere applicato anche in tutti quei casi in cui non esistono Comuni confinanti parimenti obbligati, oppure se esiste solo un Comune confinante obbligato, ma il raggiungimento del limite demografico minimo comporta il coinvolgimento di altri Comuni non in situazione di prossimità ovvero la collocazione geografica dei confini dei Comuni (per esempio in quanto montani e caratterizzati da particolari fattori antropici, dispersione territoriale e isolamento) non consente di raggiungere gli obiettivi normativi.

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