Oggi è il 75° anniversario dello scoppio della prima bomba atomica a Hiroshima

6 Agosto 1945: quando l’orrore atomico e la crudeltà si abbatterono sul Giappone

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La mattina del 6 Agosto 1945 Hiroshima, nell’isola più grande dell’arcipelago giapponese Honshu, fu messa allo sbaraglio.

Alle 8:15 l’aereonautica militare statunitense sganciò la bomba atomica “Little Boy”, regolata in modo da esplodere a 563 m sopra la città.

La bomba, di 60 kg di U (uranio 235), fu innescata in volo per evitare, durante il decollo, un possibile incidente nucleare.

Un’ora prima dello slancio, tre ricognitori meteorologici andarono in perlustrazione sulle città bersaglio per verificare le condizioni meteo, poiché quel giorno il cielo era bastantemente limpido, scelsero di attaccare Hiroshima. Inoltre la città si trovava in una posizione chiave dal punto di vista militare ed in più nella zona non erano presenti campi per i prigionieri di guerra.

Gli aerei che parteciparono al bombardamento erano tre: “The Great Artiste” che portava gli strumenti, “Necessary Evil” aveva la funzione di fotografare l’evento per documentarlo e l’ “Enola Gay”,il bombardiere B-29 Superfortress, che si avvicinò alla città ma restando ad alta quota,cosicché i Giapponesi, non avendo carburante da sprecare per dare la caccia a pochi aerei che volavano alti, non l’avrebbero intercettato.

In realtà, poco dopo le 7, suonò un primo allarme per un isolato ricognitore meteorologico americano che sorvolava la città, ma la comparsa di questi aerei era molto frequente e non accertando un secondo allarme, nessun abitante si preoccupò di mettersi al sicuro.

Tutto fu studiato nei minimi particolari e si dispiegò altrettanto.

La bomba causò un globo di fuoco così intenso da ridurre in cenere migliaia di persone e ustionarne altre, fino a una distanza di 4 km. L’onda d’urto dell’esplosione sviluppò un vento di 800 km l’ora e distrusse ogni cosa entro un raggio di oltre 3 km. Hiroshima era decisivamente rasa al suolo.

78mila persone furono uccise sul colpo o riportarono lesioni mortali, in totale le vittime furono circa 200mila, molti a causa di malattie provocate dalle radiazioni. Gli abitanti delle città vicine presentarono le vittime del fuoco, vive o morte, come esseri che non avevano più nulla di umano.

“Una bomba nuova e crudelissima”: con queste parole l’imperatore Hirohito descrisse l’arma che, ponendo fine alla guerra, aprì anche la strada alla possibilità di distruggere il mondo.

Gli americani, dopo tre giorni, sganciarono la “Fat Man”, la seconda bomba atomica sulla città di Nagasaki, anche se il bersaglio prescelto era la città di Kokura, che il maltempo aveva impedito di raggiungere. Le vittime dirette dell’esplosione furono 38mila.

Nel corso degli anni il ruolo, gli effetti e le “giustificazioni” circa i bombardamenti furono diversi e ancora tutt’oggi vengono dibattuti, l’unico dato certo è che i due attacchi vengono valutati come i più significativi della storia umana.

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