8 marzo, non basta la retorica per una vera parità di genere

Sarà forse politicamente poco corretto, ma sento di dover dire che l’unica cosa degna di nota di questo 8 marzo sono i risultati del commercio dei fiori.

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8 marzo della retorica
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Sarà forse politicamente poco corretto, ma sento di dover dire che l’unica cosa degna di nota di questo 8 marzo sono i risultati del commercio dei fiori. Il giro d’affari per la mimosa, simbolo di questa giornata, circoscritto solo alla Riviera dei Fiori e alla provincia di Savona, considerato il polo principale per questa pianta in Italia e in Europa, è secondo le previsioni, di circa 15 milioni di euro.

Una boccata d’ossigeno per un settore in affanno come tutta l’agroindustria. Gli acquisti di mimose in questo giorno valgono l’85% di un’intera stagione. Almeno a questo l’8 marzo serve a qualcosa.

Per il resto è la solita parata di dichiarazioni sindacali, di testimonianze di donne “bioniche” che sono riuscite a diventare Ceo di multinazionali e a tirar su una famiglia da Mulino Bianco, di dati sulla discriminazione salariale, sulla scarsa presenza delle donne ai vertici delle aziende per le quali si reclama un rafforzamento delle quote rosa. Come se imponendo per legge una presenza femminile nei cda si potesse dare una risposta a un deficit che ha ben altre ragioni.

Se ci sono solo 6 rettori donna su 76, 1 sindaco su 8 e 5mila manager su 17mila la soluzione non può essere solo declinare al femminile le cariche. E la causa non può essere attribuibile alle barricate maschili a difesa di ruoli di potere. La carriera richiede dedizione full time che difficilmente si concilia con la maternità e la famiglia. Spesso dietro ai quadretti di donne che ce l’hanno fatta, si nascondo schiere di baby sitter, di domestiche h24 e il più delle volte scopriamo che queste eroine sono nate “bene” e sposate “meglio”. Insomma hanno una solidità economica che non le costringe a fare il salto carpiato per tirar su i figli.

Alle altre, quelle normali, non resta che correre a piazzare i bimbi dai nonni (se ci sono e sono in grado di intervenire), barcamenarsi tra colf tutto fare a rapido ricambio e saltare tra un dopo scuola e una palestra. I nidi e gli asili all’interno delle aziende sono ancora una rarità, le misure a favore della famiglia e della conciliazione con il lavoro sono limitate a mancette elettorali. In questa situazione come possono emergere manager?

Di certo non aiuta lo sciopero generale in un momento in cui l’economia mostra i segni della crisi. Se si reclamano pari opportunità per le donne sul lavoro, meno discriminazioni salariali non è certo bloccando l’economia del Paese per un giorno che si fa un buon servizio alla causa.

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