9 maggio: festa dell’Europa. Gli Stati sono veramente “uniti nella diversità” o sempre più divisi?

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“Bisogna costruire l’unità tra i popoli e non la cooperazione tra gli stati” scrisse Jean Monnet, uno dei padri fondatori dell’Unione Europea.

Era il 9 maggio di 70 anni fa quando ebbe inizio un processo di cambiamento destinato a incidere profondamente nella storia dell’umanità: l’unificazione di Stati sovrani.

Il 9 maggio 1950 si parlò per la prima volta di Europa unita. Quel giorno di 70 anni fa a Parigi fu presentato dal politico francese Robert Schuman, allora Ministro degli Esteri, il piano di cooperazione economica elaborato da Jean Monnet (1888-1979). Per ricordare quel fondamentale avvenimento il 9 maggio è diventato il giorno della Festa dell’Europa, perchè segnò l’inizio del processo d’integrazione europea con l’obiettivo di una futura unione federale.

Questa data coincide anche con un altro evento che segnò, de facto, la fine della Seconda guerra mondiale.

Il 9 maggio è infatti il giorno successivo alla firma della capitolazione nazista in mano sovietica.

Come fu possibile unificare Stati che si erano combattuti ferocemente fino a pochi anni prima? Non fu facile, e non lo è nemmeno oggi, costruire il “ nucleo concreto di una Federazione europea indispensabile al mantenimento della pace”.

In questi terribili giorni che stiamo vivendo nel mondo, in cui il pericolo è diverso e più subdolo della guerra, è più che mai a rischio la coesione degli Stati e sono ancora più evidenti le tante contraddizioni di carattere principalmente economico, ma anche politico.

“Uniti nella diversità”  è il motto europeo, anche se, in realtà, tanti sono i motivi di divisione.
Eppure ci sarebbe la necessità di affrontare uniti la sfida della pandemia.
Manca forse una condivisione della sovranità, in mano ora ad alcuni Stati europei. Non siamo ancora una comunità, a distanza di 70 anni. Anzi, forse, lo siamo sempre di meno.

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