A pochi giorni dalla festa di Santa Rosa, tanti turisti in visita alla chiesa e alla sua casa

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Viterbo- Noi della redazione de La mia città news siamo andati questa mattina, 20 agosto, a pochi giorni dalla festa, a far visita alla chiesa e alla casa di Santa Rosa.
Tanti turisti e fedeli in visita e in preghiera davanti all’urna in cui è contenuto il corpo della Santa e a visitare il monastero e la casa in cui visse la sua breve esistenza terrena Rosina.

La signora Anna Maria e il signor Bruno, volontari che aiutano suor Francesca e le suore alcantarine, ci spiegano che da giorni c’è questo afflusso di fedeli, cosa rara nel mese di agosto. Il 27 sarà inaugurata la mostra che è in fase di allestimento, ma, in queste calde giornate, l’antica bellezza di questi luoghi, aperti ai visitatori, ha richiamato già molti turisti.

Del resto, la chiesa di Santa Rosa è un vero gioiello:
fu riedificata nel 1850 sul luogo di un preesistente tempio di pertinenza delle monache Clarisse, per iniziativa dell’allora vescovo della città.

Al posto dell’edificio attuale sorgevano una piccola chiesa ed un monastero, inizialmente intitolati a S. Maria, retti dalle Povere Sorelle di S. Damiano d’Assisi (nome del primo Ordine monastico femminile, detto anche delle Damianite, denominato delle Clarisse dopo la canonizzazione di S. Chiara nel duomo di Anagni).

Nell’antico complesso, di cui si ha notizia a partire dal 1235, nel 1258 papa Alessandro IV (1254-1261) fece traslare il corpo di S. Rosa (che giaceva già presso la vicina chiesa di S. Maria in Poggio, nota anche come chiesa della Crocetta). Verso la metà del secolo successivo la santa divenne la patrona di Viterbo, insieme a San Lorenzo.

Il tempio primitivo, distrutto una prima volta nel 1350, fu mirabilmente affrescato da Benozzo Gozzoli alla metà del Quattrocento, con la rappresentazione di episodi della vita di S. Rosa.

La ricostruzione dell’edificio, risalente alla metà dell’Ottocento, fu ispirata alle forme della chiesa cinquecentesca di S. Maria delle Fortezze, secondo un connubio di stilemi tardo-rinascimentali e neoclassici, ma non riuscì pienamente a far rivivere l’antica spiritualità del luogo. Alla struttura, interamente realizzata in peperino, nel 1913 l’architetto A. Foschini aggiunse la nuova cupola, più grande della precedente, con un suggestivo rivestimento di maioliche (successivamente occultato da lastre di piombo).

Secondo la leggenda S. Rosa implorò con passione di essere ammessa nell’Ordine delle Clarisse, senza mai riuscire nell’intento poiché considerata una ribelle. A pochi anni dalla sua scomparsa papa Alessandro IV, dopo averla avuta più volte in sogno, cercò di glorificarne la memoria facendone traslare il corpo nei pressi del luogo a lei tanto caro. A quest’episodio allude la celebrazione del “trasporto” della cosiddetta “macchina di S. Rosa”, che ha luogo ogni anno a Viterbo (interrotta per due anni causa Covid).

La chiesa viterbese è nota per avere accanto la casa dove S. Rosa nacque nel 1233 e dove morì nel 1252, annessa al santuario nel 1661 per volere delle monache. La stanza più interna dell’antica abitazione è stata destinata ad oratorio delle consorelle, mentre in un vano del piano superiore è stato allestito, dalle stesse monache, un Presepe permanente. Nella modesta costruzione, che si sviluppa su due piani, si conserva ancora l’arca lignea dipinta che conteneva il corpo della Santa.

È stato intanto reso noto il programma religioso della festa, ricco e prezioso per i fedeli viterbesi e per quanti avranno l’opportunità di visitare la città nei prossimi giorni.

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