A Viterbo il primo e più lungo Conclave della storia… della Chiesa!

Era il primo giugno del 1270 quando, chiuse tutte le porte di accesso a Viterbo, i gendarmi andarono a prelevare, uno ad uno, tutti i membri del sacro collegio, presso le loro abitazioni, e li rinchiusero “clausi cum clave”, nel Palazzo Papale

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Palazzo Papale, luogo del Conclave più lungo della storia

sagginiI Cardinali che dovevano eleggere il successore di Clemente IV erano diciannove, e le ragioni per creare tensioni e disaccordi, emersero immediatamente fin dalla prima riunione.

Infatti, Carlo d’Angiò, nella sua insaziabile sete di potere, voleva ancora un Papa francese, mentre i Cardinali italiani erano nettamente contrari. Essi sostenevano che dopo due papi francesi (Urbano IV e Clemente IV), era giusto che fosse eletto un Papa italiano. Le posizioni contrapposte non cedevano di un millimetro, e così passavano i giorni, le settimane e i mesi e non c’era verso di arrivare all’elezione del nuovo Papa.

La liturgia della sterile votazione era sempre identica: tutte le mattine i porporati si recavano al Palazzo Papale, facevano sempre la stessa scelta, sapendo bene che non avrebbe consentito a nessun Cardinale di poter essere eletto Papa, e poi andavano per Viterbo o altrove a sbrigare le loro tante faccende private. Il Podestà di Viterbo Corrado d’Alviano, aveva fatto più volte raccomandazioni ai membri del sacro collegio, affinché si affrettassero a eleggere il successore di Clemente IV, ma le sue parole non erano mai ascoltate.

Dopo mesi di preghiere ed esortazioni inutili, il Podestà stanco degli “orecchi da mercante” ostentati dai porporati, e sollecitato dalle tante proteste che tutta la popolazione di Viterbo gli rivolgeva ogni giorno, decise di minacciare i Cardinali. Non lo avesse mai fatto. Gli arrivò subito una bella scomunica tra capo e collo, che lo obbligò ad abbandonare la carica di Podestà. Erano ormai trascorsi più di diciotto mesi dalla morte di Clemente IV, e la popolazione viterbese non sopportava più questo stato di cose. Il Capitano del Popolo Raniero Gatti il Giovane, e il nuovo Podestà, Alberto di Montebuono, ricevevano lamentele continue da parte del popolo viterbese, che si sentiva defraudato del diritto di avere un nuovo Papa. Gli animi erano esacerbati e si rischiava che venisse a mancare la pace sociale.

 

In questo clima il Capitano del Popolo e il Podestà decisero di chiudere i Cardinali nel Palazzo Papale, e di tenerli sotto chiave fino a quando non avessero eletto il successore di Clemente IV. Era il primo giugno del 1270 quando, chiuse tutte le porte di accesso a Viterbo, i gendarmi andarono a prelevare, uno ad uno, tutti i membri del sacro collegio, presso le loro abitazioni, e li rinchiusero “clausi cum clave”, nel Palazzo Papale.  Da questo eccezionale evento, che ebbe luogo a Viterbo nel 1270, nacque il neologismo “conclave”, ancora oggi usato per definire l’assemblea dei Cardinali riuniti, per eleggere il nuovo Papa. Appena tutti i Cardinali furono presenti all’interno del Palazzo Papale, il Capitano del Popolo Raniero Gatti il Giovane, dette lettura di una pergamena contenente l’invito a “fare presto”, perché sarebbero potuti uscire da quella prigionia, solo dopo aver eletto il nuovo Pontefice.

Grotta S. Filippo Benizi

Nonostante però la messa in atto della misura restrittiva, i mesi passavano ancora inutilmente, e non si vedeva nessuna luce di speranza. Le cronache dell’epoca ci dicono che nella piazza antistante al Palazzo Papale, ogni giorno c’erano presenze ragguardevoli e di un certo spessore. Tra queste anche Bonaventura da Bagnoregio che era Generale dell’Ordine dei Francescani e Filippo Benizi Generale dell’Ordine dei Servi di Maria, che avevano la residenza nel convento della Verità. Quest’ultimo fu protagonista di un episodio singolare. Quando il conclave era giunto a un punto morto, i Cardinali gli proposero di accettare l’elezione a Pontefice. Filippo Benizi, che era stimato da tutti come religioso in odore di santità, a questa proposta fu preso da così grande spavento, che fuggì da Viterbo, andandosi a nascondere in una grotta del Monte Amiata, che ancora oggi è chiamata con il suo nome.

Anche questo conclave così lungo, era un altro avvenimento di rilievo che portava il nome della città di Viterbo in tutte le corti europee. Si parlava del Papa che non si riusciva a eleggere, ma l’argomento principale era l’ardimento e la determinazione del Capitano del Popolo del Comune di Viterbo, che era riuscito a mettere sotto chiave tutto il sacro collegio.

Le notizie dello scontro tra i Cardinali che non accettavano di ricevere alcun consiglio o sollecitazione per decidere di eleggere il Papa, e la città di Viterbo che attraverso il Podestà e il Capitano del Popolo cercava di spronarli, teneva banco in tutte le corti, nelle cancellerie e nei salotti di tutta Europa, e faceva diventare sempre più conosciuta e famosa la nostra città.

 

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