A Viterbo la politica non è una cosa seria

Negli ultimi tre anni la politica viterbese, addetti ai lavori inclusi, ha dato il peggio di sé. È il trionfo del nulla e del bieco populismo

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Per farci rimpiangere la Prima Repubblica ce ne vuole. L’avvento della Terza Repubblica, scandito dai colpi di tamburo grillini e dai piagnistei delle più sparute – ma chiassosissime – minoranze, ha spinto Viterbo sull’orlo del precipizio.

Ieri abbiamo cercato commentare l’attacco sferrato dal “Deep State” viterbese al sindaco Giovanni Maria Arena, solo l’ultimo di una serie di eventi quasi inverosimili. A Viterbo, la politica non è più una cosa seria. È stata svilita, umiliata e calpestata, non solo dai politici ma anche dagli addetti ai lavori.

Mentre i “potenti” sono impegnati a scannarsi su delle quisquilie, i cittadini devono fare i conti con le tariffe idriche più care d’Italia, con l’Arsenico a livelli record e con il degrado e la criminalità che imperversano. La classe dirigente è totalmente estraniata dalla realtà. Lo dimostra lo stato (pietoso) in cui versa Viterbo da anni, non da quando si è insediato Arena. Magari, magari fosse l’attuale primo cittadino la causa di tutti i mali. La realtà è che Arena è una vittima, la prima di una lista che comprende il 90% dei viterbesi.

Vedere i Consigli comunali, oggi, è deprimente. Fortunatamente il canale YouTube del nostro Comune, dove vengono trasmesse le riprese delle sedute, non è particolarmente seguito, altrimenti i turisti li vedremmo col telescopio. Qualcuno inizia a sentire la mancanza dei tempi di Meroi, Gabbianelli, Fioroni, Sposetti e Gigli. Mancano addirittura a chi, come chi scrive, non li ha nemmeno vissuti.

Le eminenze grigie (imprenditori, editori, sindacalisti, dipendenti comunali, delle partecipate e chi più ne ha, più ne metta) hanno deciso che ormai vale tutto, trasformando il dibattito politico in una sorta di horror show. A farla da padrone è il populismo becero, forse anche peggiore di quello utilizzato da Grillo per portare i 5Stelle al governo del Paese. Ogni cosa, anche la più insignificante delle fregnacce, diventa un caso nazionale talmente scandaloso da dover urlare  e strapparsi i capelli. Delle cose veramente serie non ne parla nessuno. L’intento, questo è chiaro, è uno solo: far cadere l’amministrazione e decidere a tavolino i volti di quella che ne prenderà il posto. Per questi signori il fine giustifica ogni mezzo, anche quello più scorretto.

Tuttavia, è difficile scegliere chi sia il peggiore in questa gara. La paura è che la prossima consiliatura possa essere anche peggiore di questa, il rischio è concreto. Del resto, su 60mila cittadini, almeno 50mila si sentono sindaci. Alle prossime elezioni ci sarà da ridere.

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