A Viterbo l’arte è povera, ma nobile!

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In un recente incontro tenutosi a Viterbo sul tema filosofico del “bello”, il maestro Guido Mazza (n.d.a.: mio nipote, esperto internazionale di ceramiche artistiche) così ha definito l’Arte a Viterbo.

Non avevamo mai pensato a tale definizione come anche quella: l’arte viterbese è povera, ma fiera.

E’ proprio vero.

A Viterbo la manifestazione artistica nei suoi palazzi, in primis quello Papale, passando per quello dei Priori, per quello delle chiese del XIII° sec. per poi non parlare dei “villini” di villa Lante, l’arte si manifesta in froma essenziale, pratica, mai lussuosa, però nobile e fiera.

Pensate all’essenzialità architettonica del Palazzo dei Papi.

Simil fortezza nella parte della Valle del FAUL, quindi inaccessibile, ma ospitale, gentile e leggiadro nella piazza s. Lorenzo. Un palazzo double face, da una parte espressione del potere politico dell’inquilino di turno, quindi “castello” da difendere, dall’altra, invece accesso per tutti, dal che la presenza di una grande scala di accesso con la semplicità di una loggia che si apre al popolo in piazza  in attesa della benedizione papale.

La vera nobiltà non richiede sfarzo, ma proprio per la fierezza e pienezza dei suoi contenuti non necessita di manifestazioni superflue.

Viterbo, appunto, capitale del mondo nel XIII° secolo, non ha mai avuto bisogno di ornarsi fittiziamente (come oggi, per es., stanno facendo le città del nuovo mondo), ma solo mostrare la sua nobiltà in modo “povero” ma essenziale.

L’arte a Viterbo è per palati fini. Infatti, apprezzano le sue bellezze maestri in arte, non vulgo. Questo, che potrebbe essere un ostacolo per un turismo di massa, che comunque a Viterbo fa gita fuori porta domenicale per un panino con la porchetta, non lo è per gli studiosi di arte medioevale che solo in questa città al mondo trovano un intero quartiere intonso da oltre sette secoli.

Nella meravigliosa via s. Pellegrino e nella sua piazza si gode un’espressione massima di un’arte povera e nobile. Il suo basolato, le sue case-ponte i gentili profferli e balconi sono la prova che per diventare bene artistico non serve molto, però moltissimo per apprezzarla e purtroppo non tutti all’altezza che sappiano coniugare filosofia ed arte.

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