Abbandona moglie e figlio di un anno, ma è affetto da SLA e il giudice lo assolve

Nel 2014 una coppia si sposa, ma lui un anno dopo abbandona il tetto coniugale. È malato e senza un soldo, e va a vivere a Tenerife dalla sorella.

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Tribunale Viterbo

Abbandona moglie e figlioletto, e non le dà un soldo per il mantenimento. Ma l’uomo è affetto da una grave malattia degenerativa, e viene assolto.

In aula, davanti al giudice Gaetano Mautone, la donna originaria di Roma ma residente a Civita Castellana. La quale racconta la vicenda rocambolesca: si conoscono al lavoro, in una società che si occupa di rifiuti; si sposano nel gennaio 2014 e hanno un bambino. Ma lui, racconta la signora, dopo un anno se ne va di casa. Per pochi mesi alloggia in un albergo a Sassacci, a Civita Castellana, poi sparisce del tutto. In seguito, tramite amici e colleghi, la donna riesce a sapere che l’uomo ha raggiunto la sorella a Tenerife: “Non mi ha mai dato un soldo per vivere. D’altronde, la casa dove abbiamo abitato per poco tempo è la mia: il mutuo lo pago io, e quando ne ho bisogno mi aiuta mio padre. Ho dovuto anche fare dei continui straordinari al lavoro, ma per fortuna io e mio figlio andiamo avanti da soli”. Lei denuncia l’abbandono del tetto coniugale del marito il 31 marzo del 2015. Ma poi, nel luglio dello stesso anno ritira la querela. Alla domanda del giudice sul perché di questo ripensamento, al donna risponde: “Non ha nulla in banca, a che serve la denuncia?”. A un certo punto della testimonianza, la donna fa sapere che suo marito, dal quale si sta separando, è affetto da SLA (Sclerosi Laterale Amiotrofica).

Da qui, il pubblico ministero conclude la requisitoria dicendo che l’abbandono non ha comportato effetti rilevanti (la donna è autosufficiente e ha sempre pagato con i suoi guadagni), ma la condotta dell’imputato è contraria agli obblighi del buon padre di famiglia: “Due mesi di reclusione”. La difesa dell’uomo non è d’accordo e sottolinea lo stato di salute e di indigenza dell’imputato, oltre all’impossibilità della convivenza: “Assoluzione perché il fatto non costituisce reato”. Il giudice si ritira in camera di consiglio, poi ne esce con il “non doversi procedere”. L’imputato è innocente.

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