La gatta è stata accudita da alcuni volontari di Archeotuscia

Abbandono animali, ecco la triste storia di Gilda

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Viterbo- Questa è la breve storia di Gilda, una gatta rossa sfortunata.

Improvvisamente, circa una settimana fa, apparve Gilda fra un gruppo di gatti accuditi da alcuni volontari di Archeotuscia. La chiamammo così per il bellissimo colore rosso del poco pelo che le era rimasto. Corvino come i capelli della diva che interpretò l’omonimo film. Ma la gatta nulla aveva della diva: era scheletrica come se non mangiasse da settimane, ferita, stava morendo di stenti.

Non era una gatta randagia, abituata a procurarsi cibo: affettuosa, socievole, si vedeva che era abituata a vivere a casa a stretto contatto con gli esseri umani. Faceva le fusa e si avvicinava senza timore a tutti. Si faceva prendere in braccio e visitare docilmente dal veterinario.

Mangiava con un’avidità mai vista, ma aveva difficoltà a deglutire e a masticare. Le abbiamo portato i cibi più morbidi e più buoni .Gli altri gatti l’ avevano accolta amichevolmente e la lasciavano mangiare.

Abbiamo cercato di darle tutto ciò che le era troppo a lungo mancato: cibo, acqua, cure e amore.
Ma era troppo deperita e ferita.
Ha fatto le fusa fino all’ultimo per ringraziarci. Gli animali sono così: continuano a dare il loro amore anche se sono stati umiliati, maltrattati, abbandonati. Non hanno risentimento. Siamo noi che abbiamo tanto da imparare da loro.

Prendere un animale domestico deve essere una scelta consapevole.
L’abbandono degli animali, non è solo un reato, ma anche una condanna a morte. Un animale vissuto in casa non sa procurarsi cibo, non conosce i pericoli e va quasi sempre incontro a una terribile morte per stenti o sotto alle automobili.

La legge 189 del 2004 (art. 1 co.3) ha introdotto il nuovo articolo 727 del codice penale, che punisce l’abbandono di animali. La pena prevista per chi “abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività” è l’arresto fino a un anno o l’ammenda da mille a diecimila euro.

La stessa pena è poi prevista anche per chi “detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura, e produttive di gravi sofferenze”.
Ma la legge non basta: ci vogliono educazione, rispetto, sensibilità.

La sofferenza degli animali non è diversa da quella degli esseri che definiamo umani e l’amore incondizionato che ci danno spesso non lo meritiamo.

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