Abusi edilizi in via Bertina, la Cassazione dà una mano all’assessore Ceccarelli

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In alto a sx il pm Franco Pacifici, a dx l'assessore Massimo Ceccarelli, in basso la costruzione sotto indagine

Abusi edilizi in una villa in via Bertina a Montefiascone: la Cassazione rigetta la richiesta del pm che voleva un nuovo sequestro del manufatto in costruzione.

In altre parole, la Suprema corte dice no all’annullamento del dissequestro. In tal modo, dà ragione alla difesa degli indagati. Il cantiere è portato avanti dall’imprenditore edile Massimo Ceccarelli, assessore all’Urbanistica del Comune falisco. Ceccarelli è indagato dalla procura per presunti abusi edilizi e paesaggistici. Indagati e in concorso con lui, a vario titolo, ci sono la proprietaria del fabbricato in fase di edificazione, i due architetti che si occupano del progetto e della direzione dei lavori, e il capo dell’ufficio tecnico di Montefiascone Angelo Cecchetti.

Ebbene, la Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del magistrato Franco Pacifici che si occupa delle indagini preliminari. L’avvocato difensore di Ceccarelli, Enrico Valentini, si dice soddisfatto della sentenza: “Credo che stia andando tutto bene. La Cassazione ha accolto completamente le tesi della difesa. Ora andremo a parlare con il pubblico ministero per parlare di quello che vuole fare”.
Nell’agosto 2018 alla villa in fase di edificazione erano stati apposti i sigilli. Poi, un mese dopo, tolti: la difesa e anche la procura chiesero il dissequestro. Ad aprile 2019 il cantiere è stato di nuovo messo sotto sequestro. A maggio il secondo dissequestro, contro il quale il pm Pacifici aveva fatto ricorso in Cassazione.

Inizio delle indagini. I relativi lavori, il progetto e le pratiche varie (permessi comunali e a costruire, e altro) sono sotto la lente di ingrandimento del pm Pacifici da quando il 4 giugno del 2018 i carabinieri forestali di Montefiascone inviano alla procura un’informativa di reato: in via Bertina era stato realizzato un fabbricato parzialmente fuori terra per circa un metro e mezzo, con un aumento di volumetria in difformità dal permesso di costruire numero 21 dell’11 dicembre 2017, rilasciato in variante sostanziale del permesso di costruire numero 12 del 2015. Dopo la richiesta del pm, il giudice per le indagini preliminari con decreto del 26 luglio 2018 ha disposto il sequestro preventivo, poiché il piano interrato costituiva difformità penalmente rilevante essendo l’immobile collocato in zona sottoposta a vincolo paesaggistico.

Ma il 24 agosto successivo arriva l’impugnazione del provvedimento di sequestro fatta da Ceccarelli e dal direttore dei lavori: nell’udienza, Pacifici chiedeva di dissequestrare il cantiere convinto da una relazione di un geometra incaricato dal Comune. A questo punto il tribunale del riesame accoglie e dissequestra.
Forestali alla carica. Ma i carabinieri forestali, in qualità di polizia giudiziaria, si studiano la carta tecnica regionale e il 10 settembre 2018 evidenziano difformità altimetriche, che comportavano un aumento di cubatura anche nel possibile e successivo reinterro: le variazioni prospettiche riscontrate avrebbero inficiato il nulla osta paesaggistico.

Qui entra in gioco il dirigente comunale Cecchetti che il 17 settembre manda una nota con cui asseriva che quanto rilevato dai forestali non modificava la valutazione globale dell’intervento, e il corpo di fabbrica si attestava a una quota tale che poteva considerarsi realizzato “più o meno correttamente”. Sentito il 25 settembre dai forestali, Cecchetti ribadiva che le difformità non influivano sulla regolarità della costruzione. Il 19 ottobre il pm dà incarico a un geometra che fa il rilievo topografico col satellite. Il 31 gennaio 2019 il consulente ispeziona i luoghi. E il 28 febbraio successivo deposita la sua relazione con cui riferisce con ragionevole certezza che il progetto era viziato.

Sempre il 28 febbraio, un funzionario della soprintendenza di Roma e istruttore della pratica del progetto, dichiara di aver riscontrato che quanto realizzato era difforme da quanto autorizzato, evidenziando che la quota d’imposta del piano terra e dell’altezza del muro di recinzione non erano conformi. Da qui, il nuovo sequestro del 5 aprile 2019.
Secondo dissequestro e ricorso del pm in Cassazione.

Il 17 aprile 2019 le parti in causa impugnano il secondo sequestro e il riesame il 13 maggio annulla tutto e fa togliere i sigilli. Ma Pacifici non ci sta. Il 23 maggio la soprintendenza fa un sopralluogo sul cantiere e l’indomani trasmette delle osservazioni che convincono il pm a ricorrere in Cassazione: “(…) una forte difformità tra le altezze rappresentate in progetto per l’intero fabbricato e le strutture edificate, con la conseguenza rilevante e sostanziale che, rispetto al piano di campagna e alla quota stradale, l’intera costruzione risulta ben più elevata con un evidente potenziale incremento di impatto paesaggistico sull’intero contesto”.

Quindi, il consulente tecnico di ufficio deposita altri chiarimenti sul provvedimento del riesame. Il 29 maggio Pacifici ricorre in Cassazione. Che nell’udienza del 26 novembre scorso dichiara l’inammissibilità totale del ricorso della procura. Per gli indagati è una bella notizia.

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