ACCADDE OGGI 1° APRILE 1748: L’ANTICA CITTA’ DI POMPEI TORNA ALLA LUCE GRAZIE AGLI SCAVI ARCHEOLOGICI VOLUTI DA CARLO DI BORBONE

184

Pompei antica è non soltanto uno dei maggiori siti archeologici del mondo ma anche una stratigrafia praticata nella memoria storica italiana.
La stratigrafia inizia il 1° aprile 1748 quando l’Italia era divisa in tanti piccoli stati e il Regno di Napoli, da 14 anni era stato sottratto al dominio austriaco e assegnato allo spagnolo Carlos Sebastián de Borbón y Farnesio, nome successivamente italianizzato in Carlo di Borbone.
A essere pignoli le prime ricerche andrebbero retrodatate di almeno 1500 anni, quando l’allora imperatore romano Alessandro Severo (208-235) intraprende lavori di scavo con l’intenzione di riportare alla luce la Pompei romana; ma i lavori sono rapidamente fermati per insormontabili difficoltà tecniche.
Più di 1300 anni dopo, sul finire del 16° secolo, durante i lavori di costruzione di un canale, emergono casualmente diversi ritrovamenti ma nessuno comprende che si tratta dell’antica Pompei e le ricerche sono abbandonate.
I Borbone, come tanti sovrani suoi contemporanei, per ragioni di prestigio coltivano un cospicuo interesse per le antichità e dopo gli splendidi ritrovamenti della vicina Ercolano promuovono ulteriori ricerche sulle tracce dell’antica Pompei.

È così che Carlo incarica gli ingegneri Roque Joaquin de Alcubierre, Karl Jakob Weber e Francisco Vega di intraprendere scavi sistematici. Il 23 marzo 1748 viene aperto un cantiere in un’antica zona conosciuta come “Civita”, collocata su un importante incrocio stradale tra Castellammare di Stabia e Nola; il 1° aprile di 274 anni fa vengono alla luce i primi importanti ritrovamenti e anche se Alcubierre era convinto di trovarsi sul luogo dell’antica “Stabiae” quella è la data convenzionalmente adottata come il natale della grande area archeologica di Pompei.
Sfortunatamente il metodo di scavo praticato allora consisteva in quello che poi è stato definito “spoliazione”, consistente sostanzialmente nello staccare e prelevare le parti considerate più pregiate per trasferirle nelle regge monarchiche o nobiliari. Dal momento però che il sito dell’antica Ercolano si era rivelato molto più ricco di reperti asportabili corrispondenti ai criteri estetici del monarca il nuovo cantiere viene presto abbandonato.

Nel 1754 gli scavi sono nuovamente riaperti ma l’anno della svolta è il 1759 quando sul trono di Napoli sale Ferdinando I. In realtà ad accelerare gli scavi non è il re ma la moglie Maria Carolina, desiderosa di arredare degnamente la nuova Reggia di Portici. Sotto la spinta della regina i lavori si fanno più intensi e sistematici, grazie anche all’istituzione dell’Accademia Ercolanese e a una puntuale attività di catalogazione.

Quattro anni più tardi, nel 1763, viene finalmente trovata la prova definitiva che il cantiere si trova nell’area dell’antica Pompei: un’epigrafe recante la dicitura “Res Publica Pompeianorum”.
Tra il ‘64 e il ‘72 sono riportati alla luce la zona dei teatri, il tempio di Iside e il Foro Triangolare; nello stesso periodo vengono aperti nuovi scavi nell’area più a nord-ovest, dove emergeranno la Villa di Diomede, la Casa del Chirurgo e la via dei Sepolcri.
In quella stessa area sono ritrovati i celebri 18 corpi conservati grazie ai materiali eruttati.

In poco tempo Pompei diviene famosa in tutta Europa.
Nel 1787 giunge a Pompei il celebre poeta, scrittore e drammaturgo tedesco Johann Wolfgang von Goethe (1749-1832) che redigerà dettagliati resoconti che cominciano a circolare ed essere diffusi in tutti gli ambienti intellettuali d’Europa.
Al tramonto del 18° secolo l’Europa entra in una nuova era: l’era napoleonica; il regno diventa Repubblica Napoletana e le ricerche prendono un nuovo ritmo, in particolare sotto la spinta di Carolina Bonaparte, sorella minore di Napoleone, moglie di Gioacchino Murat e grande appassionata di archeologia. Sotto la direzione di Carolina vengono effettuate nuove importanti scoperte e pubblicate le prime guide con la mappa dell’antica città che diffondono ulteriormente il sito di Pompei, il quale diventa presto meta fissa del “Grand Tour”, il mitologico viaggio di formazione che tutti gli intellettuali del nord Europa intraprendevano sulle tracce dell’eredità classica.
Con la sconfitta di Napoleone e la restaurazione monarchica le ricerche conoscono fasi alterne e vari periodi di stasi.
L’avvento dell’Unità d’Italia conferisce a Pompei nuova centralità e nuovo interesse, anche grazie all’introduzione di tecniche di scavo, restauro, studio e catalogazione più moderne, tra cui la “tecnica dei calchi”, che consente di ottenere copie fedeli in gesso dei corpi sepolti sotto le masse eruttive.
Da allora l’area archeologica di Pompei entra nella contemporaneità consegnando al mondo una delle maggiori perle della storia della nostra civiltà; immortalata nel 1971 con il celebre concerto, in solitaria, dei Pink Floyd.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui