ACCADDE OGGI – 1° APRILE 1748 – Pompei torna alla luce grazie agli scavi voluti da Carlo di Borbone

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Pompei antica non è solo uno dei maggiori siti archeologici del mondo è anche una stratigrafia praticata nella memoria storica italiana. La stratigrafia inizia il 1° aprile 1748, esattamente 273 anni fa, quando l’Italia era divisa in tanti piccoli stati e il Regno di Napoli, da 14 anni era stato sottratto al dominio austriaco passando allo spagnolo Carlos Sebastián de Borbón y Farnesio, nome italianizzato in Carlo di Borbone, già duca di Parma, più tardi anche Re di Sicilia e infine re di Spagna col nome di Carlo III.

Nel 1748 Carlo di Borbone regnava solo a Napoli.

In realtà i primi tentativi di riportare alla luce i resti dell’antica Pompei andrebbero retrodatati di almeno 1500 anni quando, l’allora imperatore romano Alessandro Severo (208-235), intraprese lavori per riportare alla luce la Pompei romana; ma i lavori di scavo vennero rapidamente interrotti per insormontabili difficoltà tecniche. Più di 1300 anni dopo, sul finire del 16° secolo, durante i lavori di costruzione di un canale, vennero casualmente effettuati numerosi ritrovamenti ma nessuno comprese che si trattava dell’antica Pompei e le ricerche vennero abbandonate.

I Borbone, per ragioni di prestigio, avevano un grande interesse per le antichità e dopo gli splendidi ritrovamenti della vicina Ercolano promossero nuove ricerche sulle tracce dell’antica Pompei. Fu così che Carlo di Borbone incaricò gli ingegneri Roque Joaquin de Alcubierre, Karl Jakob Weber e Francisco Vega di iniziare scavi sistematici. Il 23 marzo 1748 venne aperto un cantiere in un’antica zona conosciuta come “Civita”, collocata su un importante incrocio stradale che congiungeva Castellammare di Stabia con Nola e il 1° aprile vennero effettuati i primi importanti ritrovamenti ed anche se Alcubierre credeva di essere sul luogo dell’antica “Stabiae” quella è la data convenzionalmente adottata come l’esordio dell’area archeologica di Pompei. Sfortunatamente il metodo di scavo impiegato in quegli anni era quello detto della “spoliazione”, che sostanzialmente consisteva nel prendere le parti più belle e trasferirle direttamente nelle regge monarchiche o nobiliari e dato che Ercolano si era rivelato molto più ricco di reperti asportabili il cantiere di Pompei venne presto chiuso.

Nel 1754 gli scavi vennero nuovamente ripresi ma è nel 1759 che si ebbe una svolta; in quell’anno salì al trono Ferdinando I, quello che più tardi, dopo l’ondata napoleonica e la restaurazione del Congresso di Vienna, diventerà Re delle due Sicilie e, soprattutto per volontà della moglie Maria Carolina di arredare degnamente la nuova Reggia di Portici, i lavori di scavo diventarono più intensi e sistematici, anche attraverso l’istituzione dell’Accademia Ercolanese e una puntuale attività di catalogazione.

Quattro anni più tardi, nel 1763, venne finalmente trovata la prova definitiva che il cantiere si trovava sulla zona dell’antica Pompei: il ritrovamento di un’epigrafe recante la dicitura “Res Publica Pompeianorum”.

Tra il 1764 e il 1772 vennero portati alla luce la zona dei teatri, il tempio di Iside e il Foro Triangolare; tra il 1760 e il 1772 vennero aperti nuovi scavi nella zona più a nord-ovest, dove vennero ritrovate la Villa di Diomede, la Casa del Chirurgo e la via dei Sepolcri. In quella stessa area vennero ritrovati i famosi 18 corpi morti e conservati a causa dell’eruzione. In poco tempo Pompei divenne famosa in tutta Europa.

Nel 1787 arrivò a Pompei il celebre poeta, scrittore e drammaturgo tedesco Johann Wolfgang von Goethe il quale fece resoconti dettagliati che presero a circolare in tutti gli ambienti intellettuali d’Europa.

Sul finire del 1700 inizia una nuova era: l’era napoleonica; il regno diventa Repubblica Napoletana e le ricerche prendono un nuovo ritmo, in particolare sotto la spinta di Carolina Bonaparte, sorella minore di Napoleone, moglie di Gioacchino Murat e grande appassionata di archeologia. Sotto la direzione di Carolina vennero effettuate nuove importanti scoperte e pubblicate le prime guide con la mappa dell’antica città che fecero ulteriormente conoscere Pompei, che finì col diventare meta fissa del celebre “Grand Tour”, il viaggio di formazione che tutti gli intellettuali del nord Europa intraprendevano sulle tracce dell’eredità classica.

Con la sconfitta di Napoleone e la restaurazione monarchica le ricerche conobbero fasi alterne e vari periodi di stasi.

L’avvento dell’Unità d’Italia conferì a Pompei nuova centralità ed un nuovo interesse, anche grazie all’introduzione di tecniche di scavo, restauro, studio e catalogazione più moderne, tra cui la “tecnica dei calchi”, che consentiva di ottenere copie fedeli in gesso dei corpi sepolti sotto le masse eruttive.

Da allora l’area archeologica di Pompei entra nella modernità consegnando al mondo una delle maggiori perle della storia della nostra civiltà; immortalata nel 1971 con il celebre concerto, in solitaria, dei Pink Floyd.

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