ACCADDE OGGI 1° DICEMBRE 1970: VIENE VARATA LA LEGGE “FORTUNA-BASLINI” E IL DIVORZIO ENTRA A FAR PARTE DELL’ORDINAMENTO GIURIDICO ITALIANO

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L’istituto del divorzio viene solitamente associato alla modernità ed alla laicità ma esperimenti analoghi si riscontrano anche in epoche più remote. Il Codice Napoleonico aveva introdotto l’istituto già nel Regno dell’Italia centro-orientale-settentrionale del 1805-1814 e nel Regno di Napoli ma con effetti minimi a causa della minaccia di scomunica e della farraginosità della legge che richiedeva non soltanto la consensualità dei coniugi ma anche quella di genitori e nonni.
Dopo l’unità d’Italia vengono presentati vari progetti di legge tendenti ad introdurre il divorzio nell’ordinamento giuridico ma saranno tutti rigettati, anche quelli che limitavano il divorzio ai casi di adulterio, condanne gravi e gravi atti di violenza da parte del coniuge.
Il fascismo vieta di fatto ogni proposta legislativa e si dovrà attendere la costituzione della Repubblica Italiana del dopoguerra per una ripresa dell’iniziativa.
Nell’ottobre 1954 il deputato socialista Luigi Renato Sansone presenta una proposta di legge in cui è previsto il divorzio nei casi di sparizione del coniuge, di condanna a gravi pene detentive, tentato omicidio del coniuge, gravi malattie mentali e quando il coniuge straniero ottenga il divorzio nel proprio paese. Ma la proposta non viene nemmeno ammessa alla discussione parlamentare a causa dell’opposizione della Democrazia Cristiana, del MSI e dei monarchici.
Le cose cominciano a cambiare a partire dal 1965 con la presentazione di un nuovo progetto di legge da parte del deputato socialista Loris Fortuna e con la mobilitazione in ambito sociale del Partito Radicale.
L’Italia di quegli anni sta attraversando il celebre “boom economico” del dopoguerra e questo produrrà notevoli cambiamenti nella struttura sociologica degli italiani, con un sempre maggiore protagonismo e autonomia della donna, nel lavoro e nella società.
Tuttavia anche questo progetto si arena in Parlamento.

L’iniziativa ha successo il 1° dicembre di 51 anni fa, dopo che il testo presentato da Loris Fortuna viene integrato con uno convergente del deputato liberale Antonio Baslini ed è questa la ragione per cui la legge viene solitamente denominata “Fortuna-Baslini”. L’approvazione consegue al fatto che in Parlamento, per l’occasione, si viene a determinare una maggioranza diversa rispetto a quella governativa: contro la legge votano DC, il MSI (Movimento Sociale Italiano), i monarchici e la “Südtiroler Volkspartei”, rappresentativa dei gruppi linguistici tedeschi dell’Alto Adige; votano a favore tutti i partiti socialisti (PSI, PSDI, PSIUP), i comunisti, i repubblicani e i liberali raggiungendo così la maggioranza necessaria.

La denominazione esatta della legge è “Legge 1° dicembre 1970 n° 898 – Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio” che, ovviamente, concerne gli effetti civili del matrimonio.
L’approvazione della “Fortuna-Baslini” viene ancora oggi ricordata come un evento storico ma il fronte anti-divorzista non si arrende e dà vita al “Comitato nazionale per il referendum sul divorzio”, presieduto dal cattolico Gabrio Lombardi, con lo scopo di indire un referendum popolare abrogativo della legge. Dopo la raccolta delle firme, nel 1971 viene depositata in Cassazione la richiesta di referendum. Nella vivacissima campagna referendaria che seguirà scendono in campo per il “sì” (all’abrogazione della legge) le medesime forze che avevano votato contro la legge in parlamento e in più la CEI (Conferenza Episcopale Italiana) e l’Azione Cattolica; per il “no” tutti gli altri.
Il 12 maggio 1974 gli italiani vanno al voto in modo massivo (l’affluenza alla fine sarà del 87,7%): il “no” vince con il 59,3% contro il 40,7% dei “sì”, con una forbice di 18,6 punti, rendendo definitiva la legge Fortuna-Baslini nell’ambito dell’ordinamento italiano.

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