ACCADDE OGGI 1° NOVEMBRE 1918: DUE UFFICIALI DELLA REGIA MARINA ITALIANA COMPIONO CHE PASSERA’ ALLA STORIA COME “L’IMPRESA DI POLA”

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Sul finire dell’ottobre 1918 l’impero austro-ungarico era prossimo al collasso ma disponeva ancora di una potentissima marina da guerra, al sicuro nell’impenetrabile base di Pola, in Croazia. In quei giorni l’imperatore Carlo I era impegnato in un’abile operazione diplomatica: favorire la costituzione di un nuovo stato di Sloveni, Croati e Serbi, amico dell’Austria-Ungheria, cui consegnare la propria flotta da guerra. Carlo I ordina quindi all’ammiraglio ungherese Miklòs Horthy, comandante in capo della marina austro-ungarica, di trasferire la flotta ai rappresentanti del nascente stato balcanico.
Il gioiello della Marina austro-ungarica era la nave ammiraglia “Viribus Unitis”, una potente corazzata da 20 mila tonnellate armata con 44 cannoni e quattro tubi lanciasiluri.
Dall’altra parte dell’Adriatico da tempo gli italiani stavano studiando un piano per forzare Pola e colpire le navi nemiche ma la base era assolutamente impenetrabile per un attacco in forze; l’unica strategia praticabile era quella di attacchi condotti da piccole unità in grado di eludere sbarramenti e difese e piazzare mine esplosive direttamente sotto lo scafo delle navi nemiche.

A questo progetto stava lavorando il maggiore del Genio Navale e ingegnere Raffaele Rossetti (1881-1951) che aveva messo a punto un mezzo, denominato “mignatta”, che sostanzialmente consisteva in una piccola imbarcazione motorizzata capace di trasportare due mine antinave progettate per fissarsi alla chiglia delle navi per mezzo di elettrocalamite. Rossetti chiede espressamente ai suoi superiori di comandare una rischiosissima incursione nella base di Pola affiancato soltanto dall’esperto nuotatore tenente Raffaele Paolucci (1892-1958).
La sera del 31 ottobre Rossetti e Paolucci partono da Venezia a bordo di due veloci MAS (motoscafi armati siluranti), scortati da due torpediniere (navi di piccolo tonnellaggio armate di siluri).
Giunti in prossimità di Pola le imbarcazioni tornano indietro mentre un MAS prosegue rimorchiando la mignatta; alcune centinaia di metri prima del porto, alle 22:18, il MAS si ritira e si reca nel punto di ricongiungimento stabilito una volta portata a termine l’azione mentre Rossetti e Paolucci proseguono con la mignatta; ma l’impresa risulterà più difficile del previsto perché in diversi punti i due dovranno trainare la mignatta a nuoto a motore spento per eludere le sentinelle di sorveglianza; un’impresa non facile visto che ogni mina pesava 200 Kg. Ma alle 3:00 i due incursori riescono finalmente ad arrivare vicino alle navi austriache ancorate; alle 4:45, dopo più di sei ore in acqua, Rossetti si avvicina con una mina magnetica alla Viribus Unitus; alle 5:30 la mina è fissata alla chiglia. L’esplosione è programmata per le 6:30.

Nel percorso di rientro però i due ufficiali italiani vengono scoperti, catturati e portati a bordo proprio della “Viribus unitus”; qui vengono informati che la nave non è più austriaca. A corrente dell’ormai certa resa austriaca Rossetti avvisa il comandante dell’imminente esplosione, ha così luogo l’evacuazione immediata della nave. Ma, arrivate le 6:30 la mina non esplode per cui all’equipaggio viene ordinato il rientro a bordo; l’esplosione avviene alle 6:44 del 1° novembre di 103 anni fa causando la rapida inclinazione della corrazzata e il suo successivo affondamento che provocherà la morte di circa 300 membri dell’equipaggio e del comandante.

La resa austriaca arriva effettivamente il 4 novembre e il conseguente armistizio impedirà ritorsioni contro i due ufficiali italiani ai quali andrà la medaglia d’oro al valor militare.

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