ACCADDE OGGI 11 MAGGIO 1860: GARIBALDI E I “MILLE” SBARCANO A MARSALA

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La fine della seconda guerra di indipendenza (1859) aveva ridisegnato la geopolitica italiana consegnando un territorio diviso in quattro parti: il Regno di Sardegna, sotto la sovranità dei Savoia, comprendente Piemonte, Liguria, Sardegna, gran parte della Lombardia, Emilia Romagna e Toscana; la parte sud-occidentale dell’impero austro-ungarico, che occupava buona parte del lombardo-veneto; lo stato pontificio (Umbria, Marche, Lazio), sotto la protezione dei francesi e infine il Regno delle due Sicilie: Abbruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria e Sicilia, sotto la dinastia dei Borbone.
Tuttavia i fautori dell’Italia unita e libera erano più che mai attivi e malgrado la maggioranza di loro appartenesse all’area repubblicana molti guardavano al Regno di Sardegna come al primo nucleo del futuro stato italiano unitario.
Questo il pensiero di Giuseppe Mazzini: “non si tratta più di repubblica o monarchia: si tratta dell’unità nazionale… d’essere o non essere”.
Ma nel contesto del complicato equilibrio emerso alla conclusione della seconda guerra di indipendenza molto difficilmente il Regno di Sardegna, da solo, avrebbe potuto vincere le resistenze degli altri due stati italiani e delle potenze straniere con interessi in Italia.
In più Vittorio Emanuele II di Savoia e Francesco II di Borbone erano cugini.
Era necessaria un’altra strategia; qualcosa di mai visto e solo un visionario come Giuseppe Garibaldi poteva scardinare quell’ordine geopolitico.
Garibaldi si era guadagnato fama di vincitore e più volte, con pochi volontari dotati di armamenti di fortuna aveva messo in seria difficoltà eserciti regolari ed ottimamente equipaggiati, come nelle vittoriose battaglie dei leggendari “cacciatori delle Alpi” contro i reparti austriaci. Una mitologia che attira volontari provenienti da tutta Italia e dall’estero; cosa che fa di Garibaldi un temuto attore geopolitico. Non soltanto: insieme ai volontari arrivano anche cospicui finanziamenti, necessari per l’acquisto di armi e equipaggiamento ed è probabile che parte di quei finanziamenti siano stati fatti affluire dalle casse segrete del Regno di Sardegna.
Le possibili linee strategiche per un’azione militare rapida ed efficace contro il regno borbonico erano a quel tempo due: un attacco da Nord, diretto contro lo stato Pontificio oppure un’azione da sud, dopo uno sbarco in Sicilia. Tuttavia entrambe prevedevano l’insurrezione delle popolazioni locali e presentavano rischi e difficoltà enormi, di natura militare e logistica; inclusa la circostanza che i Garibaldini, non disponendo di basi, di navi né di armamenti moderni, erano obbligati a operare in clandestinità.
Alla fine prevale l’opzione da sud con sbarco in Sicilia; comincia quindi la non facile fase di preparazione e allestimento della spedizione. L’armatore-patriota Raffaele Rubattino mette a disposizione di Garibaldi due gioielli della sua flotta: i piroscafi Piemonte e Lombardo.
La notte fra il 5 e il 6 maggio 1860, dallo scoglio di Quarto, vicino Genova, salpano 1150 uomini; in realtà la partenza è una simulazione: tutto doveva risultare come un furto da parte di ignoti e Nino Bixio è incaricato di mettere in scena il furto in modo da coprire la complicità di Rubattino (che aveva persino rifiutato i soldi per il noleggio delle navi). La rotta prevede una tappa intermedia all’Argentario; qui avviene un certo ricambio: alcuni volontari vengono giudicati non idonei, altri si aggiungono e alcune fonti storiche fanno ritenere che il corpo di spedizione non arrivasse a mille unità.
Ma il Piemonte e il Lombardo sono solo l’inizio perché dietro di loro vengono organizzate altre spedizioni e a fine missione, tra partenti e neo-reclutati sul territorio, il corpo, ribattezzato “esercito meridionale”, può contare su una forza d’urto di almeno 50 mila uomini.
Ma i borbonici non sono impreparati e si aspettavano da tempo uno sbarco in Sicilia; per questo avevano mobilitato 14 navi da guerra per una missione di sorveglianza sulle coste dove si presumeva potesse avvenire lo sbarco; contemporaneamente avevano rafforzato le truppe di terra concentrandole nelle zone strategiche di Termini Imerese, Cefalù e Trapani. Queste contromisure risultano coerenti con alcuni elementi indiziari per cui tra i Mille o vicino ai Mille ci fossero spie Borboniche.
Malgrado questo Il Piemonte e il Lombardo, la mattina dell’11 maggio 1860 riescono ad eludere la sorveglianza della marina borbonica e ad attraccare all’arcipelago delle Egadi dove però vengono individuati e la loro presenza segnalata alle navi borboniche. Ma ormai irrimediabilmente in ritardo per intervenire e bloccare lo sbarco: alle 13:30 i Mille possono sbarcare a Marsala, il luogo da cui inizia la poderosa campagna che cambierà i destini dell’Italia.

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