ACCADDE OGGI – 11 SETTEMBRE 1683: HA INIZIO LA BATTAGLIA DI VIENNA

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Sin dal tempo della cruenta presa di Costantinopoli (1453), che aveva posto fine allo storico Impero Romano d’oriente (quello d’occidente era caduto circa mille anni prima, nel 476, quando il barbaro Odoacre depose l’ultimo imperatore romano, Romolo Augustolo) l’impero ottomano persegue con sistematica continuità una politica di espansione e penetrazione verso occidente; dapprima ai danni della Serenissima Repubblica di Venezia e successivamente più a nord, verso il cuore dell’Europa continentale. Le ragioni di questo successo erano principalmente due: un potente esercito mobile, forte di circa 200 mila uomini e di un’innovativa tecnica di assedio delle roccaforti nemiche: scavare trincee profonde e, al riparo di queste, raggiungere e minare le mura difensive con cariche esplosive (la polvere da sparo, inventata in Cina, era diventata di uso comune in occidente già a partire dal 1300).
Nel luglio del 1683 l’esercito d’invasione turco, al comando del Gran Visir Kara Mustafa arriva a Vienna, la capitale dell’Austria moderna, allora munita di forti mura difensive e si dispone per metterla sotto assedio. In realtà si trattava del secondo assedio perché i turchi avevano già tentato l’impresa nel 1529; ma erano stati respinti dai viennesi.
La pratica dell’assedio prevedeva la sistematica distruzione di tutti i villaggi e le campagne circostanti in modo da privare la città di ogni possibilità di rifornimento; cosa che i turchi fanno puntualmente e con inaudita ferocia. Questa volta però tale pratica si rivelerà un boomerang perché i comandi ottomani avevano sottovalutato la resistenza dei viennesi e mal calcolato la quantità delle scorte alimentari e la distruzione delle campagne produrrà una carestia che in parte spiega come un esercito difensivo di 75 mila uomini riuscirà nell’impresa di sconfiggere una compagine quasi tre volte superiore. Le altre ragioni della sconfitta saranno una direzione strategica disastrosa da parte dei comandi ottomani e la sottovalutazione della reazione cristiana che riuscirà ad allestire una coalizione polacco-italo-austro-tedesca da inviare in soccorso della città austriaca.
Sarà una corsa contro il tempo: per due mesi Vienna resiste all’assedio fino a quando arrivano quattro contingenti cristiani: 30 mila polacchi al comando di Giovanni III Sobieski (1629-1696),

Il re di Polonia, chiamato dai turchi “Leone di Lehistan”; 18 mila italiani, al comando del generale principe Eugenio di Savoia (1663-1736), che all’epoca aveva 20 anni e di Carlo V duca di Lorena (1643-1690), vicino agli Asburgo; 19 mila tedeschi, al comando di Giorgio Federico di Waldeck-Eisemberg (1620-1692) e 9 mila sassoni comandati da Giovanni Giorgio III di Sassonia (1647-1691).

L’11 settembre di 338 anni fa i quattro contingenti concludono il raggruppamento agli ordini di Giovanni III Sobieski e sono pronti a dare battaglia. La battaglia prosegue e raggiunge il culmine il successivo 12 settembre e, malgrado la grande inferiorità numerica, la coalizione cristiana fronteggia bene lo scontro con le truppe di Kara Mustafa; ciò che farà pendere le sorti della battaglia a favore dei cristiani è il potente e improvviso attacco della cavalleria polacca: 5 mila ussari che travolgono la mal diretta compagine turca; questo il racconto di un testimone turco: “Era come se si riversasse un torrente di nera pece che soffoca e brucia tutto ciò che gli si para innanzi”.

Ricerche successive hanno rivelato che un grosso contributo alla vittoria è venuto dal lavoro di intelligence condotto dal diplomatico ucraino Jerzy Franciszek Kulczycki che fornirà preziose informazioni ai comandi cristiani.

Mesi dopo il sultano Mehemed IV fa giustiziare Kara Mustafa e il generale Ibrahim di Buda, peraltro il più valente dei suoi.
Con il bronzo dei cannoni turchi i viennesi realizzano la grande campana della bellissima Cattedrale di S. Stefano.
La battaglia di Vienna è il caposaldo storico che sancisce la fine dell’espansione turca in occidente e l’inizio del declino ottomano; una vittoria che può essere accostata a quella di Poitiers (o Tours) del 732 dei cristiani del re franco Carlo Martello sugli arabi spagnoli (re Carlo è raccontato in una gustosa canzone di Fabrizio De André, con testo di Paolo Villaggio).

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