ACCADDE OGGI 12 SETTEMBRE 1979: LA FRECCIA DEL SUD PIETRO MENNEA STABILISCE IL RECORD MONDIALE SUI 200 METRI PIANI

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Quand’è che ti accorgi che qualcuno o qualcosa è diventato grande? Quando intorno a questo qualcuno o qualcosa cresce una mitologia.
Di Pietro Mennea si racconta che a 15 anni, per scommessa, sfida una Porsche e un’Alfa Romeo sulla distanza di 50 metri battendole entrambe; del resto Barletta è luogo di celebri disfide.
Pietro Paolo Mennea nasce nel gioiello pugliese il 28 giugno 1952 in una modesta famiglia di quattro figli: il padre è sarto e la madre casalinga; comincia a correre per l’AVIS di Barletta ma i risultati incoraggianti lo portano a frequentare la celebre “Scuola Nazionale di Atletica Leggera” di Formia (oggi CPO: Centro di Preparazione Olimpica); qui viene preso in cura dall’allenatore ed ex velocista Carlo Vittori (1931-2015).
Nel 1971, all’età di 19 anni, debutta ai campionati europei con un terzo posto nella staffetta 4X100 e un 6° posto sui 200 m. Un antipasto per le olimpiadi di Monaco di Baviera dell’anno successivo: qui guadagna la finale sui 200 m e la medaglia di bronzo sui 100 m subito dietro le superstar Valerij Borzov (Russia) e Larry Balck (USA); sarà questa la prima di quattro finali olimpiche consecutive, record mondiale tuttora imbattuto.
Forte di questi primi risultati Pietro continua il duro lavoro negli allenamenti; nel 1974 gioca in casa ai campionati europei di Roma vincendo l’oro sui 100 m e due argenti, sui 200 m, subito dietro il rivale storico Borzov e nella staffetta.

L’anno successivo, nella Coppa Europa di Nizza, vince l’oro sui 200 m.
Dopo Nizza ha un calo nel rendimento atletico al punto da decidere di saltare le olimpiadi di Montreal del 1976; a furor di popolo è costretto a partecipare: arriva due volte quarto sui 200 m e nella staffetta.
Ma nel 1978, agli europei di Praga, bissa il titolo europeo sui 200 e vince l’oro anche sui 100 m. L’anno successivo stupisce tutti vincendo l’oro sui 400 m agli europei indoor, una distanza a metà strada fra la velocità e il mezzofondo.

Mentre corre Pietro Mennea studia alla facoltà di scienze politiche, cosa che gli permetterà di gareggiare anche alle universiadi; in questa categoria, a Città del Messico, il 12 settembre di 42 anni fa stabilisce il celeberrimo record di 19’’72 sui 200 m (rapportato ai 100 m sarebbe 9’’86); record che resisterà per ben 17 anni; un record nel record.
Il tempo di 19’’72 è tuttora record europeo e italiano. Nella stessa competizione ottiene anche il record italiano di 10’’01 sui 100 m; record migliorato dall’olimpionico Filippo Tortu soltanto nel 2018.
I suoi successi sulla distanza dei 200 m sono dovuti alle sue peculiarità atletiche che gli procurano una partenza lenta con una progressione finale letteralmente esplosiva. Tuttavia, nello stesso anno (1979), vince l’oro sui 100 m alla Coppa Europa di Torino.

L’anno successivo, nel 1980, proprio a Barletta, stabilisce il record mondiale a livello del mare sui 200 m con 19’’96; record che resisterà per tre anni.
Non c’è tempo di tirare il fiato perché nel 1980 si celebrano anche le olimpiadi di Mosca dove Mennea è atteso come una star ma sulla distanza da lui preferita è costretto a vedersela con due supercampioni e nettamente favoriti: il giamaicano Don Quarrie e il britannico Allan Wells; partito dietro, grazie a una spettacolare rimonta agguanta e brucia per 2 centesimi Wells sul traguardo, guadagnando l’ennesimo oro sui 200 m. Il barlettano replica qualche giorno dopo con un bronzo sulla staffetta 4X100.
Nel 1981, a 29 anni – un’età ragguardevole per un velocista – annuncia il suo ritiro per dedicarsi all’altra sua passione trascurata: lo studio. Malgrado questo tornerà a gareggiare ancora e nel 1983, a Cassino, stabilisce il record mondiale su una distanza insolita: i 150 m, una distanza adatta alle sue caratteristiche di velocista progressivo, con il tempo di 14’’8; rapportato ai 100 m standard sarebbe 9’’87. Il record sarà migliorato soltanto nel 2009 da Usain Bolt ma le due prestazioni non sono confrontabili perché il tempo di Bolt, diversamente da Mennea, è stato ottenuto su una pista interamente rettilinea.

Rinuncia ancora ai suoi propositi di ritiro perché nel 1983, a Helsinki, si tiene la prima edizione dei campionati mondiali di atletica; vincerà il bronzo sui 200 m e l’argento sulla staffetta 4X100. L’anno successivo partecipa alla sua quarta olimpiade divenendo il primo atleta al mondo a cogliere questo traguardo ma ottiene solo un 7° posto sui 200 m.
In realtà Pietro parteciperà anche alle olimpiadi del 1988 di Seul ma si limiterà a fare il portabandiera azzurro perché in gara si ritira dopo il primo turno.

Terminata la carriera sportiva Pietro Mennea accetta alcune esperienze politiche: nelle elezioni europee del 1999 è eletto deputato europeo nella lista “I Democratici”; nelle altre competizioni nazionali non sarà mai eletto.
Nel 2012, anno delle olimpiadi di Londra, la capitale britannica gli intitola l’importante stazione della metropolitana di High Street Kensington.
Pietro Mennea muore a Roma il 21 marzo 2013, all’età di 61 anni, stroncato da un tumore al pancreas.

Da quella data la FIDAL (federazione italiana di atletica leggera) celebra annualmente, ogni 12 settembre, il “Pietro Mennea Day”, con gare sui 200 m su tutto il territorio nazionale; il ricavato della manifestazione è devoluto alla Fondazione Pietro Mennea Onlus, dedicata alla promozione della cultura sportiva.

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