ACCADDE OGGI 13 GENNAIO 2012: DIECI ANNI FA IL NAUFRAGIO DELLA COSTA CONCORDIA DAVANTI ALL’ISOLA DEL GIGLIO

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Una catena di errori umani sono alla base della più grave sciagura navale della contemporaneità, destinata a rimanere nella storia insieme a quelle dei transatlantici Titanic (1912) e dell’Andrea Doria (1956).
Varata il 2 settembre 2005 nei cantieri navali della Fincantieri di Genova, gioiello dell’impresa pubblica italiana e maggior gruppo navale d’Europa, dal punto di vista ingegneristico la Costa Concordia è un vero capolavoro: in quasi 300 m di lunghezza, 35,5 di larghezza per 70 di altezza sono concentrate 1500 cabine distribuite su 17 ponti, progettate per regalare crociere da sogno a 3780 passeggeri grazie al lavoro e all’assistenza di un equipaggio di 1100 componenti. Il pescaggio è di 8,28 m.
L’energia al gigante del Mediterraneo è fornita da sei grandi generatori elettrici a gasolio più uno d’emergenza che alimentano anche i due motori elettrici sincroni connessi alle due potenti eliche di propulsione a cinque pale. La manovrabilità è assicurata da due timoni supportati da due sistemi di tre eliche quadripala ciascuno, a poppa e a prua, per le manovre fini. Il rollio è controllato grazie a due pinne stabilizzatrici laterali. Il tutto per 450 milioni di €.
Il battesimo in mare avviene il 7 luglio 2006 a Civitavecchia.
Alle 19:18 del 13 gennaio di 10 anni fa la Costa Concordia salpa, agli ordini del comandante Francesco Schettino, dal porto di Civitavecchia per effettuare la sua crociera mediterranea standard: Savona (sede del gruppo Costa Crociere), Marsiglia, Barcellona, Palma di Majorca, Cagliari e Palermo. Poco dopo le 21 lascia la rotta di crociera per accostare all’isola del Giglio ed effettuare la manovra detta “inchino”, ossia un passaggio ravvicinato davanti all’isola toscana accompagnato da suoni di sirene ma alle 21:45, probabilmente per effetto di un’errata comunicazione fra comandante e timoniere, la fiancata destra della nave va ad urtare uno degli scogli del gruppo detto “le scole”, di fronte al Giglio, procurando uno squarcio di circa 70 m di lunghezza per 7 di ampiezza attraverso il quale la nave comincia rapidamente ad imbarcare acqua.
L’acqua imbarcata produce tre effetti: l’inclinazione della nave sulla fiancata destra, il successivo adagiamento sul fondale, che si trovava a 8 m di profondità e infine il black out elettrico.
L’inclinazione e l’adagiamento sul fondale della nave producono a loro volta due drammatici effetti: diversi locali della nave finiscono stabilmente sott’acqua e, dalla fiancata opposta, rimasta emersa, non sarà più possibile calare in mare le scialuppe di salvataggio in quanto la linea di discesa era impedita dalla fiancata medesima. A questa difficile situazione si aggiunge un grave errore umano imputato al comandante Schettino: il ritardo con cui è stata disposta ed organizzata l’evacuazione sistematica della nave e averla abbandonata molto tempo prima della conclusione dell’emergenza.
4200 persone riusciranno ad abbandonare la nave con le scialuppe, diverse centinaia saranno salvate con elicotteri ed altre imbarcazioni ma 32 rimangono bloccate nei locali interni allagati. 30 sono i corpi recuperati più tardi; due durante le successive operazioni di raddrizzamento e smantellamento.
Il comandante Schettino verrà processato per omicidio colposo plurimo e condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione; la nave sarà raddrizzata e riportata in galleggiamento con una spettacolare operazione di sollevamento e rotazione il 16 settembre 2013 e poi rimorchiata al porto di Genova per la demolizione.

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