ACCADDE OGGI 13 OTTOBRE 1820: LA POLIZIA AUSTRIACA ARRESTA IL LETTERATO E PATRIOTA SILVIO PELLICO

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Silvio Pellico nasce il 24 giugno 1789 a Saluzzo (CN) da una famiglia di commercianti. La madre, Margherita Tournier, di origine francese, è profondamente religiosa e avrà una profonda influenza sui figli: due sorelle e un fratello di Silvio prenderanno i voti. Silvio sarà invece non credente e si avvicina ai movimenti risorgimentali italiani; durante un soggiorno in Francia si appassiona agli studi classici e ha l’opportunità di frequentare i maggiori intellettuali europei dell’epoca; soprattutto ammira le opere di Ugo Foscolo e Vittorio Alfieri. Nel 1809, all’età di 20 anni rientra in Italia e, con la famiglia, va a risiedere a Milano – allora sotto il dominio napoleonico – dove insegna francese; qui conosce e frequenta Ugo Foscolo e Vincenzo Monti, il traduttore dell’Iliade. Alla caduta di Napoleone il Lombardo-Veneto passa all’Austria e perde l’incarico di insegnante ma ormai Silvio Pellico è un affermato letterato: il 18 agosto 1815 a Milano viene rappresentata la sua tragedia “Francesca da Rimini” che reinterpreta in chiave risorgimentale il celeberrimo personaggio dantesco.
Silvio Pellico continua a coltivare la sua passione letteraria ma è attratto dagli ideali risorgimentali italiani e inizia a frequentare gruppi di patrioti italiani, fra cui il letterato e musicista Piero Maroncelli (1795-1846), uno dei maggiori leader dei movimenti clandestini carbonari. Nel 1818 è direttore e redattore della nuova rivista “Il Conciliatore”, una rivista culturale ma di chiara tendenza indipendentista e anti-austriaca.
In quel periodo intrattiene una relazione sentimentale con l’attrice Carlotta Marchionni, specializzata in opere neoclassiche, interprete, fra l’altro, della sua Francesca da Rimini; ma il rapporto si interrompe quando sarà arrestato.
La polizia austriaca teneva da tempo sotto sorveglianza Maroncelli e nell’ottobre del 1820 riesce ad intercettare alcune sue lettere dalle quali risulta la sua rete di contatti; il 13 ottobre di 201 anni fa, in una retata, la polizia arresta Maroncelli, Pellico e il filosofo, economista e patriota Melchiorre Gioia (1767-1829). Pellico viene incarcerato ai “Piombi di Venezia” e poi nel carcere dell’isola di Murano dove resta detenuto fino al processo (che verrà detto “processo Maroncelli-Pellico”) che si conclude con una sentenza di condanna a morte per entrambi. La condanna verrà commutata in pena detentiva di venti anni, poi ridotti a 10, da scontare però nel terribile carcere dello Spielberg, nell’odierna Brno, in Moravia. Durante la carcerazione inizia il suo lungo percorso di avvicinamento alla religione cristiana.
Quell’orribile esperienza diventerà l’oggetto del suo celeberrimo libro di memorie “Le mie prigioni”, pubblicato dopo la scarcerazione, nel 1832. Il libro avrà un enorme successo internazionale al punto da essere considerato l’opera italiana più apprezzata in Europa nell’800. Il cancelliere austriaco Metternich dichiarerà che il libro aveva danneggiato l’Austria più di una battaglia persa.
Dopo la libertà Silvio Pellico scrive diverse altre opere: tragedie, poesie e un lavoro filosofico: “I doveri degli uomini”; un altro testo di memorie è andato perduto.
Nel 1836 rivede Cristina Archinto Trivulzio, una nobildonna conosciuta e amata nel 1819 ma andata sposa al conte milanese Giuseppe Archinto e allaccia una nuova difficile relazione sentimentale che però diventerà stabile solo nel 1847.
Muore a Torino il 31 gennaio 1854 all’età di 65 anni.

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