ACCADDE OGGI 14 APRILE 2004: IN IRAQ VIENE UCCISO FABRIZIO QUATTROCCHI

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Probabilmente non tutti i nostri lettori ricorderanno Fabrizio Quattrocchi; eppure il suo nome è legato ad una delle fasi più critiche e dibattuta della nostra storia recente: la seconda guerra d’IRAQ del 2003 – 2011, dove svolgeva il compito di guardia di sicurezza privata.
Fabrizio Quattrocchi nasce a Catania il 9 maggio 1968 ma si trasferisce presto a Genova; nel 1987 effettua il servizio di leva nell’esercito conseguendo grado e qualifica di caporal maggiore istruttore. Dopo il congedo e un periodo vissuto in famiglia, pratica arti marziali, paracadutismo e si prepara come guardia del corpo e addetto alla sicurezza. Entra così nella diramazione italiana della IBSSA, una società operante nel settore della sicurezza privata, con sede legale in Ungheria e sede operativa in Israele. Il suo primo ingaggio importante è come bodyguard del ministro Claudio Scajola in una visita al salone nautico di Genova nel 2003. Nello stesso anno viene ingaggiato dalla società DTS del Nevada, incaricata di istruire personale di sicurezza locale in IRAQ. Secondo un servizio dell’emittente svizzera RTSI (Radio Televisione della Svizzera Italiana) Quattrocchi era in Iraq alle dipendenze di una società italiana denominata Presidium Corporation.

Il 13 aprile 2004 Quattrocchi, insieme ai colleghi Umberto Cupertino, Maurizio Agliana e Salvatore Stefio viene catturato a Bagdad e tenuto come ostaggio dal gruppo di miliziani iracheni delle “falangi verdi di Maometto” di fede sunnita, mai individuati. Malgrado la caduta di Saddam Hussein e l’occupazione militare da parte dell’esercito USA, l’Iraq era tutt’altro che pacificato e gli Stati Uniti sono costretti a richiedere il supporto di reparti di vari stati occidentali, tra cui il Regno Unito e l’Italia e un numero imprecisato di “contractors”, ossia militari privati a pagamento.

L’Italia interviene con un contingente di tremila soldati ma dopo che l’ONU aveva offerto la propria sigla a copertura e garanzia di un intervento militare finalizzato al mantenimento della pace.
Sfortunatamente gli iracheni non vedono la presenza militare italiana sotto tale punto di vista e questo rende particolarmente critica la posizione dei quattro ostaggi.
Anche se si hanno scarse notizie è altamente probabile che l’Italia abbia intavolato un negoziato segreto con i rapitori, presumibilmente per il tramite della Croce Rossa Italiana, finalizzato alla liberazione degli ostaggi. Sta di fatto che Cupertino, Agliana e Stefio vengono rilasciati l’8 giugno 2004; di Quattrocchi, il 21 maggio 2004 saranno ritrovati resti umani abbandonati proprio nella zona dell’ospedale della CRI.
Secondo varie fonti l’uccisione sarebbe avvenuta il 14 aprile di 18 anni fa; l’analisi dei resti conferma che Quattrocchi è stato ucciso con colpi di arma da fuoco.
I funerali vengono celebrati il 29 maggio 2004 nella Cattedrale di Genova; la sepoltura nel cimitero di Staglieno.
Ancora non sono chiari i motivi per cui, dei rapiti, sia Quattrocchi l’unico a restare ucciso; in un servizio del quotidiano britannico Sunday Times viene riportata la testimonianza di un iracheno, qualificatosi come Abu Yussuf, membro del gruppo dei rapitori; in quel servizio Yussuf riferisce: «Quattrocchi mi disse: “Tu che parli italiano concedimi un desiderio, toglimi la benda e fammi morire come un italiano”».
Maurizio Agliana, il compagno di prigionia confermerà in seguito che uno dei rapitori parlava un po’ d’italiano.
Il servizio riferisce anche che dell’uccisione è stato realizzato un video e che questo è in possesso della rete Al Jazeera del Qatar, la quale, confermando di essere in possesso del video, si giustifica di non averlo mai trasmesso per essere particolarmente cruento e macabro. Tuttavia l’emittente ha spesso mandato in onda scene di esecuzioni.

Giampiero Spinelli, socio della società Presidium Corporation, ritenuto responsabile dell’invio dei quattro addetti alla sicurezza in Iraq, è stato in seguito indagato per presunte responsabilità indirette nell’omicidio Quattrocchi ma è stato assolto con formula piena.

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