ACCADDE OGGI -14 APRILE 2004: viene ucciso Fabrizio Quattrocchi

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“Vi faccio vedere come muore un italiano!”. Questa frase risuona ancora nei nostri ricordi.

L’Italia ha bisogno di eroi, oggi più che mai. Lo sono sicuramente i medici, il personale sanitario, le Forze dell’Ordine e tutti coloro che sono in prima linea oggi a combattere contro il coronavirus. Ma lo è stato anche chi è morto con onore.

Il 14 aprile è una data da non dimenticare. Oggi si ricorda Fabrizio Quattrocchi, un grande uomo e patriota, simbolo di un’Italia che sa lottare, accettare il sacrificio e soprattutto che non abbassa la testa.

Quest’uomo mostrò al mondo “come muore un italiano”. Con onore, orgoglio, coraggio.

Quella frase, pronunciata da  Fabrizio Quattrocchi pochi secondi prima di venire letteralmente crivellato dai mitra delle Falangi Verdi di Maometto, ci ricorda quanto sappiano essere dignitosi e coraggiosi gli italiani.

Il 13 aprile 2004 Quattrocchi, insieme ai colleghi Umberto Cupertino, Maurizio Agliana e Salvatore Stefio viene catturato a Bagdad e tenuto come ostaggio dal gruppo di miliziani iracheni delle “falangi verdi di Maometto” di fede sunnita, mai individuati. Malgrado la caduta di Saddam Hussein e l’occupazione militare da parte dell’esercito USA, l’Iraq era tutt’altro che pacificato e gli Stati Uniti si videro costretti a richiedere il supporto di reparti di vari stati occidentali, tra cui il Regno Unito e l’Italia e un numero imprecisato di “contractors”, ossia militari privati. L’Italia intervenne con un contingente di tremila soldati ma dopo che l’ONU aveva offerto la propria sigla a garanzia di un intervento militare di mantenimento della pace.

La partecipazione militare dell’Italia rese particolarmente critica la situazione dei quattro rapiti.
Anche se si hanno scarse notizie è altamente probabile che l’Italia abbia intavolato un negoziato con i rapitori, probabilmente per il tramite della Croce Rossa Italiana; il risultato della trattativa fu che Cupertino, Agliana e Stefio furono rilasciati l’8 giugno 2004; di Quattrocchi, il 21 maggio 2004 vennero ritrovati resti umani abbandonati nella zona dell’ospedale della CRI.

Dall’analisi dei resti risultò che Quattrocchi era stato ucciso con colpi di arma da fuoco.
I funerali di Quattrocchi vennero celebrati il 29 maggio 2004 nella Cattedrale di Genova; la sepoltura nel cimitero di Staglieno.
Ancora non sono chiari i motivi per cui, dei quattro rapiti, solo Quattrocchi venne ucciso; in un servizio del quotidiano britannico Sunday Times viene riportata la testimonianza di un iracheno, qualificatosi come Abu Yussuf, membro del gruppo dei rapitori; in quel servizio Yussuf riferisce: «Quattrocchi mi disse: “Tu che parli italiano concedimi un desiderio, toglimi la benda e fammi morire come un italiano”».

Maurizio Agliana, il compagno di prigionia in seguito confermò che uno dei rapitori parlava un po’ d’italiano.
Il servizio riferisce anche che dell’uccisione è stato realizzato un video e che questo è in possesso della rete Al Jazeera del Qatar, la quale, confermando di essere in possesso del video, si giustifica di non averlo mai trasmesso per essere particolarmente cruento e macabro. Tuttavia l’emittente ha spesso mandato in onda scene di esecuzioni.

Giampiero Spinelli, socio della società Presidium Corporation e ritenuto responsabile dell’invio dei quattro addetti alla sicurezza in Iraq, è stato in seguito indagato per presunte responsabilità indirette nell’omicidio ma è stato assolto con formula piena.

Chi era Fabrizio Quattrocchi?
Fabrizio Quattrocchi nasce a Catania il 9 maggio 1968 ma si trasferisce presto a Genova; nel 1987 effettua il servizio di leva nell’esercito conseguendo il grado di caporal maggiore istruttore.

Dopo il congedo e un periodo vissuto in famiglia, pratica arti marziali, il paracadutismo e si prepara come guardia del corpo e addetto alla sicurezza.

Entra così nella diramazione italiana della IBSSA, una società operante nel settore della sicurezza privata, con sede legale in Ungheria e sede operativa in Israele. Il suo primo ingaggio importante fu come bodyguard del ministro Claudio Scajola in una visita al salone nautico di Genova nel 2003. Nello stesso anno viene ingaggiato dalla società DTS del Nevada, incaricata di istruire personale di sicurezza locale in IRAQ. Secondo un servizio dell’emittente svizzera RTSI (Radio Televisione della Svizzera Italiana) Quattrocchi era in Iraq alle dipendenze di una società italiana denominata Presidium Corporation.

Con le parole, pronunciate prima di morire, il giovane militare e bodyguard catanese dette un senso alla tragedia che stava per abbattersi su di lui e cercò di restituire dignità al popolo italiano. Siamo fieri di lui.

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