ACCADDE OGGI 14 GENNAIO 1968: ALLE 13:28 COMINCIA LA SERIE DI SCOSSE DI TERREMOTO CHE TRASFORMERANNO LA VALLE DEL BELICE IN UN’APOCALISSE

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È conosciuta come “valle”; in realtà lo stupendo territorio della Sicilia occidentale attraversato dal fiume Belice è prevalentemente collinare ed è formato da porzioni di tre province: il triangolo Palermo, Trapani e Agrigento che disegna lo sperone occidentale dell’isola siciliana.
La caratteristica prevalente di quello che passerà alla storia come “terremoto del Belice” è una lunga catena di eventi sismici di varia intensità, con il picco compreso tra l’esordio del 14 gennaio di 54 anni fa e il 25 dello stesso mese ma che proseguirà sino al febbraio dell’anno successivo.
In tutto i sismografi registrano quasi 350 scosse con 81 di magnitudo uguale o superiore al livello tre. Diverse scosse sono avvertite nitidamente sino a Palermo e Pantelleria. A detta di molti testimoni quella più violenta è la scossa delle 3:01 del 15 gennaio con magnitudo 6.1.
Tale siffatta sequela è la ragione anche dell’alto numero di vittime tra i soccorritori; tra questi sette agenti di polizia, un carabiniere e quattro vigili del fuoco, travolti dai crolli di edifici già lesionati che stavano ispezionando.
I nomi dei comuni colpiti, molti dall’importante profilo storico, archeologico e mitologico, sono entrati nella memoria collettiva: Gibellina, Salaparuta, Alcamo, Poggioreale, Partanna, Salemi, Santa Ninfa, Calatafimi Segesta, Castellammare del Golfo e Vita in provincia di Trapani; Montevago, Menfi, Santa Margherita di Belice, Sambuca di Sicilia e Sciacca in provincia di Agrigento; Camporeale, Chiusa Sclàfani e Contessa Entellina in provincia di Palermo.
L’epicentro è stato individuato tra i comuni di Gibellina e Salaparuta.
Al termine della serie sismica il 90% degli edifici è gravemente lesionato e l’intera economia del territorio in ginocchio. I comuni di Gibellina, Poggioreale, Salaparuta e Montevago sono completamente distrutti.
Questo il commento di un pilota che aveva sorvolato l’area: “uno spettacolo da bomba atomica […] Ho volato su un inferno”.
Malgrado la gravità molti media tardano a comprendere la portata dell’evento e gli italiani ne avranno consapevolezza soltanto tempo dopo; tra i primi a dare la notizia Piero Angela, dal TG1 delle 13:30 del 15 gennaio 1968.
Anche il numero delle vittime è incerto e perlopiù frutto di stime approssimative; tre di queste riportano 231, 296 e 370 morti; il numero di 296 è quello più probabile in quanto riportato dal Dipartimento della Protezione Civile. Per i feriti si parla di una forbice fra 600 e 1000.
I soccorsi troveranno difficoltà enormi ad intervenire perché il sistema delle vie di comunicazione era stato completamente sconvolto e per raggiungere alcune delle aree critiche sarà necessario procedere a piedi e diversi centri abitati verranno soccorsi in forte ritardo. Malgrado l’eroico sforzo dei soccorritori molti dei 70 mila sfollati saranno costretti a sopravvivere a lungo accampati presso le rovine.
La ricostruzione presenta aspetti scandalosi: a fronte di una spesa pari a oltre 6 miliardi di euro attuali nel 1976 vi erano ancora 47 mila baraccati e l’ultima baraccopoli è stata smontata soltanto nel 2006, quasi 40 anni dopo.
Queste alcune delle scritte apparse negli anni sui muri delle case distrutte: “La burocrazia uccide più del terremoto”; “Qui la gente è stata uccisa nelle fragili case e da chi le ha impedito di riappropriarsi della vita col lavoro”; “Governanti burocrati: si è assassini anche facendo marcire i progetti”.

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