ACCADDE OGGI -14 SETTEMBRE 2012: MUORE A BOLOGNA LO SCRITTORE E POETA ROBERTO ROVERSI, L’AUTORE DI TESTI DI LUCIO DALLA

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“Intellettuale dal multiforme impegno culturale e sociale, una delle più alte e forti
voci poetiche e civili del Novecento”. Carla Glori, critica letteraria, d’arte e filologa

È probabile che tra coloro che hanno ascoltato e apprezzato “Nuvolari” e la profetica “Il motore del 2000”, poi diventato uno spot pubblicitario della Fiat, alcuni non sappiano che i testi sono opera di Roberto Roversi.
Ma, come Mogol non è stato semplicemente il “paroliere” (come si diceva negli anni ’60-’70) di Lucio Battisti parimenti Roversi non è stato soltanto l’autore dei testi di Lucio Dalla ma uno dei maggiori poeti ed intellettuali a cavallo del Novecento e Duemila italiano.
Notizie biografiche su Roversi non sono facili da trovare essendo soprattutto autobiografiche e quindi poco adatte al format enciclopedico.
Roversi nasce il 28 gennaio 1923 a Bologna; il padre Antonio era radiologo e della madre si sa che si chiamava Clementina Colombo. La sua prima formazione avviene al liceo Galvani di Bologna attraverso gli insegnamenti del filosofo marxista Galvano Della Volpe e le amicizie con Pier Paolo Pasolini (1922-1975) e con il futuro scrittore, poeta e giornalista Francesco Leonetti (1924-2017).
Sin da ragazzo non farà altro che leggere, scrivere e discutere; leggeva come una liberazione e scriveva e parlava per raccontare questa liberazione. Ma non ci sarà molto tempo per leggere, scrivere e parlare perché appena ventenne entra nei ranghi della resistenza partigiana e va a combattere in Piemonte.
Alla fine della guerra rientra a Bologna dove, nel 1948, apre la sua celebre “Libreria Palmaverde” che non sarà una semplice libreria ma un’ecologia della scrittura.
Nel 1955, insieme a Leonetti e Pasolini fonda la rivista letteraria “Officina” della quale è l’editore ufficiale; l’iniziativa attira l’attenzione di Italo Calvino che così scrive ai tre: “Officina mi piace molto. Consideratemi pure dei vostri”. Nel 1961 fonda la rivista “Rendiconti”, cui più tardi si unisce il critico letterario Gianni Scalia (1928-2016) con lo scopo di “affondare la lama della riflessione politica e sociale attraverso la scrittura e la comunicazione culturale, per cercare di giungere a una funzione diversa della letteratura e dello scrittore in questa società”.
Dopo aver pubblicato opere con varie case editrici, negli anni ’60 decide di non pubblicare più con la grande editoria limitandosi a far circolare i propri scritti su fogli fotocopiati o su piccole riviste di nicchia.
Negli anni ’70, insieme a Marco Pannella, presta la propria firma per la direzione del quotidiano “Lotta continua” con lo scopo di evitarne la chiusura; quelli sono anche gli anni in cui collabora con Lucio Dalla alla redazione dei testi della trilogia “Il giorno aveva cinque teste”, “Anidride solforosa” e “Automobili”, il concept album che contiene “Nuvolari”.
Anche il gruppo degli “Stadio” metterà in musica alcuni testi di Roversi.
Nel frattempo la Libreria Palmaverde continua ad essere un punto di riferimento per gli intellettuali italiani.
Nel 2006, all’età di 83 anni, in accordo con la moglie Elena, Roberto, dopo più di 50 anni di attività decide di chiudere il suo gioiello: la libreria; l’importante patrimonio librario verrà donato per scopi filantropici e ad altre librerie di qualità.
Nel 2008 pubblica per la casa editrice Luca Sossella “Tre poesie e alcune prose”, una selezione di sue poesie e testi per 576 pagine.
Due anni dopo, nel 2010 diffonde fuori commercio 50 copie dell’opera in versi “L’Italia sepolta sotto la neve”:
Ma in questo stupendo intrico del vivere / c’è troppa tempesta poco tempo nessuna
soddisfazione / mentre aggiungono che la bellezza è andata perduta / e io – io confesso
che sono stato felice in qualche momento.

Roberto Roversi muore all’età di 89 anni il 14 settembre di 9 anni fa; per propria volontà, senza cerimonie pubbliche e tuttavia con gli omaggi del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, del sindaco di Bologna Virginio Merola e del rettore dell’Università di Bologna Ivano Dionigi.

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