ACCADDE OGGI 15 DICEMBRE 1675: MUORE VERMEER, IL PITTORE OLANDESE DELLA POETICA DEL RITRATTO

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Le informazioni biografiche su Johannes van der Meer, solitamente abbreviato in Jan Vermeer, sono scarse e la data del 15 dicembre è in realtà quella della sepoltura, non della morte. Si conoscono il luogo di nascita e di vita, la città di Delft, nel sud-ovest dell’Olanda e la data del battesimo, 31 ottobre 1632; ma non quella della nascita. Si sa che era di religione protestante ed apparteneva ad una famiglia della classe media: il padre Reynier era tessitore di seta, gestiva una locanda e commerciava in opere d’arte; la madre Digna era di Anversa.

Probabilmente il commercio di opere d’arte del padre appassiona il giovane Vermeer alla pittura e nel 1647, all’età di 15 anni è apprendista nella bottega dell’importante pittore Carel Fabritius (1622-1654), uno dei più apprezzati allievi del celebre Rembrandt (1606-1669). Alla fine del 1653 è membro della “Gilda di San Luca”, la corporazione degli artisti (San Luca è il patrono degli artisti).

Nel 1652 muore il padre e Jan eredita le sue proprietà e attività. L’anno successivo, nel 1653, sposa la giovane cattolica Catherina Bolnes e ci sono indizi di una sua conversione al cattolicesimo. Dopo il matrimonio la coppia va a vivere presso la madre di lei, la benestante vedova Maria Thins, nel quartiere cattolico di Delft. La suocera avrà molte attenzioni per il genero pittore e alla prima figlia di Jan e Catherina viene dato il nome della nonna. Dal matrimonio nascono 14 figli dei quali 3 muoiono in giovane età.
Ci sono prove di una crescente fama e importanza di Jan Vermeer pittore perché nel 1662 viene eletto capo della gilda di San Luca ma una crisi finanziaria generalizzata, provocata da un’invasione francese, lo costringono a chiedere prestiti e, da una testimonianza della moglie, risulta che alla morte del pittore (1675) abbia concorso lo stress prodotto dai debiti. Catherina sarà costretta a impegnare i beni e i dipinti del marito per pagare i debiti; alla fine le resteranno solo 19 quadri.

Sul piano stilistico le opere di Vermeer sono definite “nature morte fatte con esseri umani” per saper rappresentare donne, uomini e ambienti come sospesi in un’atmosfera atemporale, consegnati all’immobilità perenne. Vermeer è anche un abilissimo manipolatore della luce che rende particolarmente suggestiva attraverso un impiego originale dell’antica tecnica decorativa detta “pointillé”, che consiste nell’applicare piccoli punti di colore ravvicinati in modo da ottenere immagini rarefatte e nello stesso tempo nitide. La cosa sorprendente è che Vermeer ferma sulla tela scene assolutamente quotidiane, di assoluta e insistita normalità, resa più attendibile dalla cura impiegata per dipingere abiti, gioielli, oggetti e arredi della borghesia contemporanea.

Si potrebbe dire che Vermeer abbia rappresentato l’antropologia del Seicento olandese; il tempo passato alla storia come “il secolo d’oro olandese”.

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