ACCADDE OGGI 15 NOVEMBRE 1908: NASCE CARLO ABARTH, IL LEGGENDARIO GENIALE COSTRUTTORE ED ELABORATORE DI MACCHINE DA CORSA

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La “Fiat 500” è una vettura passata alla mitologia e i lettori meno giovani ricorderanno senz’altro la celeberrima utilitaria degli anni ’50-‘70, quella con le due levette sul tunnel (una per l’accensione e l’altra per “l’aria”) e la chiavetta del riscaldamento collocata sotto il sedile posteriore che per essere girata richiedeva al guidatore una non semplice manovra manuale. La ricorderanno sicuramente perché, oltre che mezzo di trasporto, per migliaia di giovani coppie ha funzionato come (scomoda) camera da letto e uno degli accessori più richiesti era lo schienale reclinabile che però non di rado si abbassava di colpo rovinando così i più bei momenti romantici di tanti giovani innamorati. Fra i moltissimi italiani che hanno guidato una 500 c’era però una ristretta élite: i possessori della possente “500 Abarth”, un piccolo bolide dall’aspetto grintoso ed aggressivo con cilindrata elevata alla stratosferica quota 595 Cm3, il portello posteriore mantenuto aperto tramite un fermo rigido e il cofano anteriore serrato da una vistosa chiusura elastica di gomma nera esterna che conferiva al frontale della poderosa vetturetta un aspetto come di un pirata con sfregio. Nessuno dei possessori di allora pensava di sedere su un’icona meccanica destinata a diventare una delle auto d’epoca più richieste; per la strada e per la pista.

Karl Albert Abarth nasce a Vienna il 15 novembre di 113 anni fa, dieci anni prima della caduta dell’impero asburgico.
Karl, poi italianizzato in “Carlo”, sin da bambino rivela una particolare attitudine per la velocità e l’abilità tecnica e la sua prima elaborazione è quella di ricoprire con una cintura di cuoio le ruote del suo monopattino ottenendo prestazioni che gli permetteranno di battere tutti i concorrenti. Adolescente entra in importanti officine meccaniche, come la “Dal Degan”, ancora oggi attiva in provincia di Vicenza, dove affina le sue competenze tecniche e in breve tempo diviene un richiesto mago della meccanica.
Non ancora ventenne entra nell’importante e storica fabbrica di motociclette e scuderia “Motor Thun” dove sviluppa il suo primo telaio motociclistico. Diventa anche un ottimo pilota ma le sue geniali capacità di costruttore gli attirano l’accusa di saper truccare i motori eludendo i controlli; alcuni guasti occorsegli in corsa sollevano tuttavia il dubbio contrario: sabotaggi ai suoi danni. Nel ’29 abbandona la Motor Thun e tenta la strada del pilota da corsa con moto privata vincendo diverse gare; poco tempo dopo realizza la sua prima motocicletta contrassegnata con il brand “Abarth”: una 250 monocilindrica a due tempi equipaggiata con doppio radiatore.
Nel maggio 1930 un grave incidente gli procura una lesione permanente ad un ginocchio precludendogli per sempre la carriera di motociclista da competizione ma questo non estingue il suo prodigioso istinto per la meccanica e la velocità: durante la convalescenza sviluppa un nuovo tipo di marmitta (ossia il silenziatore collocato lungo il tubo di scappamento) e nel 1932 compie un’impresa memorabile: nel tratto tra la città belga di Ostenda e Vienna, lungo 1370 Km, sfida in sidecar il celebre treno Orient-Express battendolo in velocità. L’impresa ottiene una grande eco sulla stampa. Non pago si dedica alle gare con sidecar dove la lesione al ginocchio non gli impedisce la guida; per compensare la sua menomazione inventa una nuova geniale soluzione tecnica, quella dell’asse oscillante, che gli permetterà di inclinare la terza ruota, mantenere una maggiore velocità in curva e vincere tutte le gare in cui parteciperà nei successivi tre anni.
Nel 1939 un nuovo incidente pone definitivamente termine alla sua carriera di pilota; sfortunatamente il clima politico peggiora in tutta Europa e si percepiscono nitidamente i nuovi venti della seconda guerra mondiale e in Austria un’ondata di violenze si abbatte su coloro che cercano di opporsi all’annessione forzata alla Germania nazista; il cancelliere in carica, l’indipendentista Engelbert Dollfuss, viene assassinato in un attentato. Abarth si rifugia in Italia ma anche qui il fascismo è sempre più vicino ad Hitler, si trasferisce allora in Jugoslavia.
Alla fine della guerra decide di venire in Italia e, nel 1946, entra in “Cisalfa”, il progetto sportivo torinese di Piero Taruffi, Tazio Nuvolari, Giovanni Savonuzzi ed altri, tra cui Ferry Porsche, figlio di Ferdinand, fondatore della celebre casa tedesca. A Carlo Abarth viene assegnato l’incarico di responsabile del reparto corse. Sfortunatamente il progetto fallisce nel ‘49 ma gli resterà un importante know-how tecnico e molto materiale pregiato tra cui diverse auto da corsa. È così che Carlo, insieme al pilota modenese Guido Scagliarini, nel medesimo anno, a Torino, ingaggia la sfida della fondazione di una propria casa automobilistica, specializzata in elaborazioni. Nell’avventura coinvolge 30 dipendenti.

Il simbolo della nuova Abarth sarà lo scorpione, suo segno zodiacale. Collaterale alla Abarth elaborazioni sviluppa una scuderia corse con piloti del calibro di Nuvolari, Bonetto e altri che rilascerà al nuovo marchio un formidabile ritorno d’immagine di vittorie.


La strategia vincente di Abarth è quella del kit: un insieme di parti meccaniche da montare su un’auto di serie in grado di aumentarne in modo sensibile le prestazioni; un kit facilmente commercializzabile.
Il primo kit di successo è quello del cambio e dello scarico della “Topolino” FIAT. Le nuove marmitte, oltre a migliorare le prestazioni producono un suono potente e rombante che diviene una sorta di elemento identitario che permette di riconoscere immediatamente un’automobile in versione Abarth.
I proventi derivati dalla vendita dei kit consentono a Carlo di investire di più nel reparto corse e nel 1951 sviluppa la coppia 204A e 205A. La 205A è una berlina da corsa che diviene la star del Salone dell’Auto di Torino del 1951. Nel 1952 Abarth presenta la 1500, un coupé a due posti con tre fari sul davanti dotato di una linea elegantemente aggressiva che farà innamorare il costruttore USA Packard di Detroit, un marchio specializzato in automobili di prestigio, che acquisterà il prodotto.

Nel ’53 è la volta della personalizzazione della 1100 FIAT. In quell’anno i dipendenti salgono a 70, la percentuale del fatturato derivante dall’export raggiunge il 10% e le celebri marmitte Abarth vendute saranno 50 mila. Abarth arriva persino ad elaborare ciò che si riteneva inelaborabile: la Ferrari 166 Mille Miglia.
Ma le macchine di lusso e da corsa non sono l’unico target di Carlo Abarth, nel ’55 elabora la tranquilla auto per famiglia FIAT 600 sviluppando un mostro da strada e da pista denominato “750 GT” Abarth che straccerà tutti i primati della sua categoria alle Mille Miglia e a Monza.
Nel ’58 è la volta della celeberrima “500” cui applicherà i poderosi carburatori Weber. La tendenza alle rielaborazioni si allarga e scendono in campo anche i marchi “Zagato” e “Pininfarina” che però si occuperanno di migliorare le carrozzerie.
Il marchio torinese diviene tanto popolare che cominciano a comparire competizioni automobilistiche di sole vetture Abarth.

La FIAT riceve un così grande ed inatteso ritorno d’immagine da convincere l’allora amministratore delegato Vittorio Valletta a stipulare con Abarth un particolare accordo: per ogni vittoria in competizione o record di una FIAT Abarth riconoscerà al piccolo marchio torinese un incentivo in denaro.
Ma non solo le FIAT si rifanno il look nelle fabbriche Abarth, nel 1961 è la volta della prestigiosa Porsche 356 GTL-Abarth.
Nel 1971, all’età di 63 anni Carlo Abarth cede l’intero marchio alla FIAT ma le 7327 vittorie conseguite in 20 anni di attività sulle strade e sulle piste di tutto il mondo consegneranno per sempre il marchio Abarth al mito e alla leggenda; praticamente una vittoria al giorno.
Carlo muore a Vienna il 24 ottobre 1979 a seguito di una grave malattia.

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