ACCADDE OGGI 15 SETTEMBRE 2006: MUORE A FIRENZE LA GIORNALISTA E SCRITTRICE ORIANA FALLACI

378

“…Allora “Veluti si Deus daretur” (Comportatevi come se Dio esistesse). Parole da cui
desumo che nella comunità religiosa vi sono persone più aperte e più acute che in
quella laica alla quale appartengo. Talmente aperte ed acute che non tentano nemmeno,
non si sognano nemmeno, di salvarmi l’anima cioè di convertirmi”. Da un incontro-intervista di Oriana Fallaci con Benedetto XVI

La prima scuola di formazione di Oriana Fallaci (nata a Firenze il 29 giugno 1929) è una scuola del tutto speciale: la resistenza partigiana. Il padre Edoardo era un militante socialista e attivo antifascista che per questo verrà imprigionato, torturato e poi rilasciato. Nel 1944, durante l’occupazione nazista di Firenze la 15-enne Oriana svolge il pericolosissimo compito di staffetta, trasportando ordini e munizioni; un compito diviene particolarmente ostico quando i tedeschi fanno saltare molti ponti sull’Arno e per attraversarlo sarà necessario guadare a piedi.

Malgrado questa difficile partenza Oriana riesce a prendere la maturità al liceo classico “Galileo Galilei” e poi a iscriversi alla facoltà di medicina all’Università di Firenze; facoltà che abbandona per passare a Lettere sino a decidere di abbandonare definitivamente gli studi universitari per dedicarsi al giornalismo. In questo periodo incontra lo scrittore Curzio Malaparte che avrà una profonda influenza sulla giovane Oriana.

Dopo una breve esperienza al “Mattino dell’Italia centrale”, che abbandona perché non ne condivide la politica editoriale, si trasferisce a Milano; qui nel 1951, all’età di 22 anni, pubblica il suo primo articolo per L’Europeo. Chiamata dallo zio Bruno Fallaci che ne era direttore, passa a “Epoca”; nel 1952, a 23 anni, è inviata a Palazzo Pitti di Firenze per la prima sfilata di alta moda del dopoguerra.

Tre anni più tardi, quando Bruno Fallaci viene licenziato, zio e nipote passano entrambi a L’Europeo, allora diretto dal noto giornalista Michele Serra; resterà nella testata milanese fino al 1977 con gli incarichi di corrispondente prima da Roma e poi da New York. L’esperienza americana le fornisce il materiale narrativo per il suo primo libro: “I sette peccati di Hollywood” in cui svela i retroscena nascosti della vita mondana nella città delle star; la prefazione è firmata dal geniale attore, sceneggiatore, drammaturgo e regista Orson Welles.

Rientrata da Hollywood ha una burrascosa relazione con il giornalista Alfredo Pieroni cui seguirà, nel 1958, un aborto, una grave depressione e un tentativo di suicidio.
Gli anni ’60 sono anni dedicati alla narrativa; nel 1961 pubblica “Il sesso inutile”, una ricognizione sulla condizione femminile, in particolare in oriente; nel 1962 esce “Penelope alla guerra”, un vero romanzo e nel 1963 “Gli antipatici”, ritratti crudi e spietati di VIP dello spettacolo e della cultura. Tutti successi editoriali tradotti all’estero. Nel 1965 pubblica “Se il sole muore”, un libro-reportage tratto da una sua inchiesta sulla NASA, allora impegnata nella conquista della luna.

Nel 1967 si reca in Vietnam come corrispondente di guerra per l’Europeo; quell’esperienza diventa materiale per “Niente e così sia” del 1969.
Nel 1967 scrive “Lettera ad un bambino mai nato” frutto delle sue esperienze di aborto; il libro sarà pubblicato otto anni dopo, nel 1975, ottenendo 4 milioni di copie vendute.
Il 2 ottobre 1968 Oriana rimane gravemente ferita a Città del Messico nel famoso “Massacro di Tlatelolco” quando reparti dell’esercito messicano sparano su una manifestazione di studenti; così definisce quell’episodio: “un massacro peggiore di quelli che ho visto alla guerra”.

Nel 1973 conosce Alexandros Panagulis, leader greco dell’opposizione al regime dei colonnelli e per questo incarcerato e torturato; con Panagulis avrà una relazione sentimentale e da questa relazione trarrà il materiale per “Un uomo”. Panagulis muore nel 1974 in un misterioso incidente d’auto; un incidente che Oriana ha sempre considerato un omicidio politico.

Negli anni ’70 si dedica alle interviste d’autore; tra gli intervistati figurano personalità come Husayn di Giordania, il generale nord-vietnamita Giap, l’arcivescovo Makarios, Giulio Andreotti, Henry Kissinger, Federico Fellini, Deng Xiaoping, Reza Pahalavi, Sean Connery, Enrico Berlinguer, l’ayatollah Khomeini e altri. Alcune interviste andranno a formare il volume “Intervista con la storia” (1974).
Nel 1990 pubblica Insciallah, un docu-romanzo tratto dalla sua esperienza nel Libano degli anni ’80, martoriato dalle fazioni e dagli interessi geopolitici e militari. In quell’esperienza conosce il futuro astronauta Paolo Nespoli con cui avrà una relazione sentimentale durata cinque anni.

Dopo questa esperienza si apparta a New York per scrivere un nuovo libro; qui scopre di avere un cancro al polmone che lei definirà “l’aliano”.
Le ultime pubblicazioni di Oriana Fallaci sono caratterizzate da una forte avversione per l’Islam a dall’accusa all’Occidente di debolezza; sostiene gli interventi americani in medio oriente, cosa che le attirerà le critiche della sinistra e le lodi della destra.
Rientrata a Firenze, muore il 15 settembre di 15 anni fa, all’età di 77 anni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui