ACCADDE OGGI 16 DICEMBRE 1773: I COLONI BRITANNICI NORDAMERICANI ORGANIZZANO IL ” BOSTON TEA PARTY”; IL PRIMO ATTO DELLA RIVOLTA CONTRO LA GRAN BRETAGNA CHE SFOCERA’ NELL’INDIPENDENZA DEGLI USA

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Chi mai avrebbe potuto prevedere che alla base dell’indipendenza degli USA potesse esserci il tè?!
Nella seconda metà del Settecento la Gran Bretagna aveva intrapreso una politica di forte tassazione verso i propri coloni nordamericani. Questo dipendeva in gran parte dalla circostanza che le 13 colonie nordamericane erano poco rappresentate nel parlamento e nel governo britannico e, nella rete degli interessi dei gruppi parlamentari, volti a tutelare le proprie dirette utilità, risultava gioco facile scaricare oltreoceano gran parte del carico fiscale. Questo ovviamente non manca di scatenare forti proteste nelle comunità dei coloni britannici; sfortunatamente per gli inglesi fra i coloni vi era il ricco e colto commerciante John Hancock (1737-1793) che avrà un ruolo determinante nel trasformare i cupi mugugni dei suoi colleghi in una protesta organizzata, partita con lo slogan “no taxation without representation” (nessuna tassa senza rappresentanza parlamentare) e destinata a consolidarsi e diventare nel tempo una vera battaglia, civile e militare, per l’indipendenza.

Il primo atto di questa protesta organizzata è il boicottaggio del tè cinese commercializzato in regime di monopolio dalla potente “Compagnia Britannica delle Indie Orientali”; il boicottaggio riesce così bene che le vendite in Nordamerica crollano portando la compagnia simbolo dell’impero coloniale britannico sull’orlo del collasso finanziario.
Tuttavia l’influente compagnia ottiene dal parlamento il quasi azzeramento delle tasse sul tè e questo le consentirà di dimezzare i prezzi di vendita, far ripartire le vendite mantenendo elevati i profitti.

La disparità di tassazione fra il tè e le altre merci commercializzate nelle colonie accresce i malumori e focolai di rivolta si accendono a New York, Filadelfia e Boston.
L’obiettivo delle rivolte era di bloccare lo scarico del tè anglo-cinese nei porti nordamericani da parte dei vascelli della Compagnia Britannica delle Indie Orientali; tra tutte quella di Boston è destinata a lasciare un segno perpetuo nella storia e dirottare lo sviluppo del Nordamerica in direzione dell’indipendenza.
Anche in questa fase critica spicca il ruolo di un uomo d’ingegno: il filosofo Samuel Adams (1722-1803), di Boston; per farvi un’idea dello spessore politico del personaggio è sufficiente leggere questo passo:

“Se ami la ricchezza più della libertà, la tranquillità dell’asservimento al vivace cimento della libertà, vai in pace, cercati un’altra casa. Non chiediamo i tuoi consigli né le tue braccia. Accucciati e lecca le mani che ti nutrono.”

Samuel Adams costituisce ed anima il gruppo di protesta denominato “Sons of Liberty” (figli della libertà).
A fine novembre 1773 arriva a Boston il vascello “Dartmouth” carico di tè della Compagnia Britannica delle Indie Orientali. A Boston erano ancora vivi la memoria e il risentimento per quello che è passato alla storia come il “massacro di Boston”, consumato tre anni prima dalle truppe coloniali britanniche contro cittadini locali che protestavano per le restrizioni commerciali, in cui rimangono uccisi cinque civili.
Migliaia di persone si radunano nella zona del porto per impedire lo scarico; inizia un lungo, difficile e concitato negoziato con le autorità ma il governatore locale, Thomas Hutchinson, impone l’obbligo dello scarico.
La notte del 16 dicembre di 248 anni fa gruppi dei “Sons of Liberty” coordinati da Samuel Adams, vestiti da nativi americani, passano all’azione: salgono a bordo del Dartmouth e di altri vascelli attraccati e rovesciano in mare tutto il tè depositato nelle stive, in una protesta che passerà alla storia come “tea party”; la scintilla che innescherà la Rivoluzione Americana (addirittura precedente rispetto a quella francese), la guerra d’indipendenza fino alla costituzione e al riconoscimento degli Stati Uniti d’America.

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