ACCADDE OGGI – 16 LUGLIO 1945: IN UN POLIGONO SEGRETO DEL NUOVO MESSICO SCOPPIA LA PRIMA BOMBA NUCLEARE

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L’energia nucleare ha una lunga storia, quasi tutta scritta nei primi decenni del Novecento a più mani da autori diversi. Albert Einstein, nel 1905, aveva previsto l’equivalenza e la trasformabilità della massa in energia; qualche anno dopo il fisico neozelandese Ernest Rutherford aveva scoperto l’esistenza del nucleo al centro dell’atomo e che tale nucleo poteva essere “scisso” attraverso un procedimento denominato “fissione nucleare”. La cosa sorprendente era che dopo la fissione, i frammenti avevano una massa minore rispetto a quella del nucleo intero prima della scissione. Sarebbe come se, versando l’acqua di una bottiglia in vari bicchieri, l’acqua contenuta nei bicchieri venisse ad avere una massa (ed un peso) inferiore rispetto a quando stava tutta nell’unica bottiglia. Questo strano “difetto di massa” della fissione nucleare risulta invece perfettamente coerente con la teoria della relatività di Einstein: la massa mancante si trasforma in energia secondo un moltiplicatore enorme: C2; la velocità della luce al quadrato. Questo significa che piccole quantità di massa possono essere convertite in quantità enormi di energia.

Altri studiosi avevano scoperto che l’uranio è un elemento per sua natura instabile i cui nuclei, spontaneamente, danno luogo a fissione emettendo particelle (chiamate neutroni) le quali, andando a colpire altri nuclei vicini, provocano ulteriori fissioni in un processo iperveloce denominato reazione a catena. L’uranio sembrava dunque il candidato perfetto per produrre “difetto di massa” e generare grandi quantità di energia.

In questo quadro generale l’Italiano Enrico Fermi trovò l’anello mancante: solo i protoni opportunamente “rallentati” potevano essere catturati dai nuclei vicini e dar luogo alla cascata delle ulteriori fissioni; in altri termini, se si vuole scatenare una reazione a catena, occorre un “moderatore” in grado di rallentare i neutroni emessi dalle fissioni primarie.

Diversamente, tutto l’uranio presente sul pianeta Terra sarebbe già esploso spontaneamente da miliardi di anni.

Nella prima metà del Novecento le nazioni più avanzate nella ricerca sulla fissione nucleare erano gli USA, la Gran Bretagna, la Germania e, grazie agli studi di Fermi, l’Italia. L’Italia si mise fuori gioco da sola quando, con l’emanazione delle leggi razziali fasciste del 1938, Fermi, sposato con un’ebrea, e diversi suoi collaboratori di origine ebraica, membri del celebre gruppo dei “ragazzi di via Panisperna”, decisero di riparare all’estero per sfuggire ai rastrellamenti della polizia nazi-fascista.

Dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale, la certezza che anche la Germania nazista disponeva di laboratori e scienziati di primissimo livello, tra cui Werner Heisemberg, uno dei padri della fisica quantistica, indusse gli USA ad avviare un grande progetto, denominato “Progetto Manhattan”, volto alla messa a punto di una nuova potentissima bomba basata sulla fissione nucleare a catena. Nel progetto, segretissimo, venne reclutato anche Enrico Fermi, nel frattempo riparato negli USA. Il progetto Manhattan riuniva le maggiori intelligenze mondiali nel campo della fisica nucleare ma doveva affrontare difficilissimi problemi teorici ed ingegneristici e le grandi restrizioni dovute all’estrema segretezza cui erano sottoposti laboratori, scienziati e i loro parenti.

Una svolta decisiva in direzione del successo del progetto è dovuta proprio ad Enrico Fermi che il 2 dicembre del 1942, in un laboratorio ricavato sotto le gradinate dello stadio dell’Università di Chicago, realizzò la prima fissione a catena autoalimentata e controllata. Ciò voleva dire che il Progetto Manhattan era fattibile.

L’allora presidente USA Franklin D. Roosevelt venne avvisato del successo con un messaggio in codice: “Il navigatore italiano è giunto nel nuovo mondo”.

Molte delle attività di carattere tecnico e sperimentale non potevano però continuare ad essere condotte in centri densamente abitati, vennero così individuati nuovi siti isolati per le fasi di sperimentazione ed assemblaggio; tra questi Los Alamos, una piccola ed isolata località del Nuovo Messico, nel sud-ovest degli USA, destinata a diventare presto una città segreta, abitata dagli addetti ai laboratori e dai loro parenti, dove vennero concentrate le attività di costruzione e messa a punto. Nel 1945 il primo prototipo sperimentale di bomba atomica era stato messo a punto; mancava soltanto la verifica sperimentale.

Il 16 luglio di 76 anni fa, nel poligono di Alamogordo (Nuovo Messico), nel deserto detto “Jornada del Muerto”, alle 5:30 il prototipo venne fatto detonare e tutto si svolse secondo le previsioni: un immane bagliore sembrò incendiare il cielo seguito da un’onda di calore e un’onda d’urto mai viste prima.

Il mondo era stato scaraventato in una nuova era.

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