ACCADDE OGGI – 16 MAGGIO 1974: A MILANO VIENE ARRESTATO IL BOSS MAFIOSO LUCIANO LIGGIO

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Buona scuola non mente e quando, il 6 gennaio 1925, a Corleone viene al mondo “Lucianeddu” Liggio la sua carriera era già tracciata. In realtà il vero cognome era “Leggio” ma, per un errore di trascrizione, per tutti fu Liggio. Nel 1944, a 19 anni, aveva già collezionato una denuncia per porto abusivo d’armi, un arresto e una condanna per furto.  Ma questo fu soltanto un modesto apprendistato perché di lì a poco a Liggio vengono ricondotti almeno quattro omicidi: quello della guardia giurata che aveva contribuito al suo arresto, di Leoluca Piraino, del sindacalista Placido Rizzotto e del sorvegliante Claudio Splendido. Una catena di omicidi da cui uscì sempre assolto. Negli anni ’50 Liggio si fa anche imprenditore e si mette alla ricerca di lucrosi appalti, destreggiandosi bene fra imprese concorrenti e alleanze mafiose. Nel 1957 si associa in affari con il boss Gaetano Badalamenti nell’ambito della costruzione dell’aeroporto di Punta Raisi di Palermo ma questo salto di qualità non lo mette al riparo dai contrasti con le altre cosche concorrenti, altrettanto desiderose di partecipare al banchetto aeroportuale e nel giugno del 1958 sfugge per miracolo ad un agguato alla lupara mentre si intratteneva in una riunione; gli spari gli procurarono soltanto una ferita alla mano.

A Liggio è anche imputata la sanguinosa guerra di mafia che portò allo sterminio della cosca del boss rivale Michele Navarra; in seguito alle indagini Liggio viene individuato ed arrestato ma poi nuovamente assolto nei processi che seguirono. Forte delle assoluzioni consolidò la propria leadership reclutando giovani “promesse” emergenti dei clan mafiosi: Totò Riina, Bernardo Provenzano e Calogero Bagarella; con loro organizzò lo sterminio di un’altra cosca rivale: quella di Michele Cavataio.

L’influenza di Liggio era diventata così forte che, negli anni ’70 ricostituì la celebre “commissione”, ossia il massimo organo di coordinamento e controllo di tutte le attività mafiose dentro e fuori la Sicilia; in questa attività di “capo dei capi” era affiancato da Totò Riina.

A luciano Liggio sono anche ricondotti gli omicidi del giornalista, scomparso e mai ritrovato, Mauro De Mauro e del procuratore Pietro Scaglione, che indagava sulla scomparsa del giornalista.

Liggio intraprese anche un’importante attività collaterale: quella dei sequestri; a lui sono attribuiti i sequestri dei figli dell’industriale Giacomo Caruso e del costruttore Francesco Vassallo; una redditizia attività che esportò anche al nord Italia, con i sequestri dell’industriale Pietro Torielli di Vigevano, del conte Luigi Rossi di Montelera di Torino e in quello, che suscitò molto clamore, del 10 luglio 1973, di Paul Getty III. Ma questa attività gli costerà cara perché gli uomini della Guardia di Finanza che, agli ordini del colonnello Giovanni Vissicchio, indagavano sulla catena di quei sequestri portarono all’individuazione del suo nascondiglio di via Ripamonti di Milano dove eseguirono l’arresto, avvenuto il 16 maggio del 1974, esattamente 47 anni fa.

L’anno successivo, nel 1975, viene celebrato il processo, presieduto dal giudice Cesare Terranova; processo che si conclude con la condanna all’ergastolo. Ma dal carcere Liggio continuò a manovrare i suoi luogotenenti Riina e Provenzano: il giudice Terranova fu assassinato il 25 settembre 1979 insieme al suo agente di scorta, maresciallo di polizia Lenin Mancuso.

Ma alla fine anche il super-boss dovette piegarsi a un giudice che non fa sconti: Luciano Liggio muore d’infarto il 15 novembre del 1993 nella prigione di Badu’e Carros di Nuoro, dopo 19 anni di carcere.

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