ACCADDE OGGI 16 NOVEMBRE 1892: NASCE LA LEGGENDA TAZIO NUVOLARI

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“…E finalmente quando sente il rumore / Salta in piedi e lo saluta con la mano,
Gli grida parole d’amore, E lo guarda scomparire / Come guarda un soldato a
cavallo, A cavallo nel cielo di Aprile!
Nuvolari è bruno di colore, Nuvolari ha la maschera tagliente…”
da “Nuvolari”, canzone di Lucio Dalla

Gli appassionati di oggi fanno fatica a comprendere come erano le corse moto-automobilistiche di un secolo fa. Non c’era né televisione né tecnologia elettronica e molti piloti passavano normalmente dalle due alle quattro ruote. Motori e telai erano ancora molto artigianali e ogni gara, soprattutto su strada, era un’epica battaglia combattuta contro buche, pioggia, pozze, scontri, rotture, riparazioni alla buona e i piloti erano eroi omerici che correvano con il meccanico accanto pronto a intervenire e non di rado vinceva chi aveva il meccanico più bravo.
Se ci fosse oggi quel genere di gare estreme la diretta TV non sarebbe affatto quel tranquillo e talvolta sonnolento spettacolo da pomeriggio domenicale da guardare a stomaco pieno, messo in scena per super-monoposto calibrate al millimetro da squadre di ingegneri e meccanici ma avrebbe la suspence di un film horror, da vietare assolutamente ai deboli di cuore.
La qualità maggiore richiesta al pilota di allora era non soltanto l’abilità alla guida ma quella di non aver paura della paura e di buttarsi a capofitto per mordere ogni metro di strada. Tazio Nuvolari queste due qualità le coltivava al massimo grado.
Tazio Nuvolari la sua battaglia contro la paura la vince da bambino: a otto anni prende un calcio da un cavallo e da allora non vuole più avvicinarsi agli animali; il padre Arturo, per convincerlo, getta una ricca moneta d’oro fra gli zoccoli di un cavallo e lo incita a prenderla. Tazietto si fa coraggio e raccoglie il suo primo trofeo della vita. Da adulto racconterà: “Quel giorno smisi di aver paura delle cose e della paura stessa”.
Tazio nasce il 16 novembre di 129 anni fa a Castel d’Ario, un piccolo comune in provincia di Mantova (Lombardia) da una agiata famiglia di agricoltori; la sua prima passione è il ciclismo essendo padre e zio due apprezzati ciclisti. Quando lo zio si converte al motociclismo contagia l’adorato nipote con questa nuova passione e gli insegna a guidare le sue potenti motociclette. Lo scoppio della prima guerra mondiale e il matrimonio in forma civile (un mezzo scandalo in quei tempi) nel ’17 con Carolina Perina interrompono ma non spengono il suo desiderio di correre. La data in cui ottiene la patente speciale per moto da corsa non è certa ma il 20 giugno 1920 è in pista sull’importante circuito di Cremona. Tazio non conclude la gara ma l’anno successivo vince la sua prima corsa automobilistica a Verona pilotando un’auto di proprietà: una Ansaldo 4CS. Malgrado questo incoraggiante successo ad inizio carriera pensa solo alle due ruote; tuttavia non ottiene grandi risultati. Si rifà nel ’23 vincendo a Busto Arsizio; la vittoria gli vale un ingaggio come pilota professionista nella scuderia motociclistica USA Indian. L’idea del team è quella di fargli fare il gregario del primo pilota Amedeo Ruggeri ma Tazio Nuvolari non è nato per fare il gregario e punta sempre a vincere; così a fine stagione lo mandano via.
Nel ’24 si procura una vettura da corsa e riesce a vincere in modo più che rocambolesco una gara sul circuito del Tigullio caratterizzata da tanti incidenti e guasti; la vittoria è frutto più del suo temperamento di irriducibile combattente che dell’abilità di guida: taglia il traguardo manovrando lo sterzo con una chiave inglese.
La vittoria non gli impedisce di tornare al suo primo amore e riprende a gareggiare su due ruote; con la sua Norton 500 cc vince a Mantova e Cremona mettendo dietro colleghi su 1000 cc.
Questi risultati non passano inosservati e convincono il direttore generale Gianfernando Tommaselli ad ingaggiarlo per la scuderia Bianchi. L’avventura nella nuova scuderia sarà generosa di successi arrivando a vincere, nel ’25, il titolo di campione europeo. Nel ’26, malgrado numerose difficoltà iniziali riesce a vincere il titolo di campione italiano. Ma mentre vince in moto non disdegna le quattro ruote e questo lo mette in conflitto con la sua scuderia; alla fine accetta il compromesso di correre la Mille Miglia del ‘27 ma su una “Bianchi tipo 20” che non era una vettura competitiva; malgrado questo arriva quinto.
Quando in motocicletta è diventato ormai un protagonista di primo piano si gratifica acquistando un’auto Bugatti T35C con la quale arriva terzo alla Coppa Perugina. Il 12 giugno 1927 vince il Gran Premio di Roma, la prima importante vittoria automobilistica della sua carriera.
Sul finire del ’27 decide il grande passo: crea una propria squadra corse per auto; vende un podere ereditato dal padre e acquista quattro Bugatti. Vincerà il Gran Premio di Tripoli e quello di Verona, domina la prima parte della Mille Miglia arrivando poi 6°, vince ancora a Alessandria e a Messina, arriva secondo alla Coppa Montenero e terzo al Gran Premio d’Italia; un bottino niente male per un esordiente.
La cosa stupefacente è che mentre corre in auto continua a gareggiare in moto per la Bianchi vincendo per la terza volta consecutiva il Gran Premio delle Nazioni e per la seconda volta sul Circuito del Tigullio.
Il 1930 è l’anno della seconda svolta: la vita del prode Nuvolari si incrocia con quella del team corse Alfa Romeo. Nel 1930 era deceduto in un incidente un altro eroe della mitologia a quattro ruote: il ciclista, poi motociclista poi automobilista Gastone Brilli-Peri e il 30 marzo il DG Prospero Gianferrari decide di convocare il pilota mantovano per rimpiazzare la grave perdita. Il colloquio va a buon fine e Tazio può contare ora su ingegneri, tecnici, ricercatori, manager e un’organizzazione aziendale di prima qualità.
Poche settimane dopo l’ingaggio si corre la Mille Miglia e gli affidano una delle nuove 6C 1750.
I due alfisti Varzi e Nuvolari prendono il comando della gara e danno luogo ad un memorabile duello tutto interno alla casa del biscione fatto di distacchi e recuperi; nel tratto notturno nella zona di Peschiera del Garda Tazio gioca uno dei suoi micidiali stratagemmi per le corse lunghe su strada: correre all’impazzata a fari spenti per non dare punti di riferimento a Varzi che in quel momento gli sta davanti. In questo modo riuscirà a sorprendere il compagno, superarlo e vincere la gara. Una vittoria non priva di polemiche perché i tifosi di Varzi consideravano Nuvolari un rincalzo destinato al ruolo di gregario.
Ma i colpi di scena non finiscono qui perché un altro mago dell’automobile aveva messo nel mirino l’asso di Castel d’Ario: il giovane Enzo Ferrari che da poco aveva costituito un proprio team corse che allora utilizzava macchine Alfa Romeo. Ferrari chiede a Nuvolari di correre per lui alcune gare e quando c’è da accettare nuove sfide Nuvolari non si tira mai indietro: vince la corsa in salita Trieste-Opicina (gara che vincerà altre due volte) e successivamente il Tourist Trophy a Belfast, in Irlanda del nord; la sua prima vittoria in una prestigiosa gara internazionale.
Ma mentre l’attività sportiva gli regala sfolgoranti successi la vita privata gli riserva un atroce dolore: la morte per malattia dei due giovani figli Giorgio e Alberto.
Nel ’31 vince incredibilmente al Circuito delle Tre Province con il suo meccanico che regolava l’acceleratore guasto con una cintura fatta passare attraverso il cofano e nel ’32 la Targa Florio e i Gran Premi di Monaco, di Francia e d’Italia.
Nel ’35, al Gran Premio di Montecarlo, ottiene un risultato che vale più di una vittoria: un pilota rompe l’impianto dell’olio e inonda la pista; i piloti immediatamente dietro perdono il controllo e in un attimo la pista è piena di rottami e pezzi meccanici, quando arriva Nuvolari lanciatissimo riesce miracolosamente a governare la macchina, evitare gli ostacoli e proseguire indenne.
Nello stesso anno, su un tratto rettilineo di 8 Km dell’autostrada Firenze-mare, su un’Alfa Romeo di Ferrari, stabilisce due primati: quello del chilometro lanciato alla media di 321,42 Km/h e quello di coprire gli 8 Km in 11 secondi e 50 centesimi.
Nello stesso anno vince il Gran Premio di Germania battendo le Mercedes nettamente più performanti.
Dopo la seconda guerra mondiale è abbondantemente ultracinquantenne e con seri problemi respiratori ma ha ancora voglia di correre e nel ‘47 arriva 2° alla Mille Miglia e vince il Gran Premio Città di Forlì.
Nuvolari non darà mai l’annuncio del ritiro ma le sue condizioni di salute peggiorano e nel ’52 viene colpito da un ictus che lo lascia semi-paralizzato. Muore l’11 agosto 1953 per una replica dell’ictus.
Il funerale si tiene a Mantova davanti a decine di migliaia di persone e molti colleghi corridori, tra cui Ascari, Villoresi e Fangio. Secondo la sua volontà viene sepolto indossando la tenuta che metteva in gara: pantaloni azzurri, maglione giallo e gilet marrone.

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