ACCADDE OGGI 17 MAGGIO 547 – CONSACRATA LA BASILICA DI S. VITALE DI RAVENNA

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La costruzione della basilica che unisce occidente e oriente inizia il 532 d.C.
L’impero romano d’occidente era caduto da 56 anni, nel 476 d.C. e da allora la parte del centro-nord-orientale dell’Italia è l’epicentro di complessi eventi geopolitici, transitando dal regno di Odoacre, re degli Eruli (quello che aveva deposto Romolo Augustolo, ultimo imperatore d’Occidente) a quello di Teodorico, re degli ostrogoti (padre della celeberrima Amalasunta, morta assassinata nell’isola Martana, sul lago di Bolsena) per finire sotto il controllo dell’Impero Romano d’Oriente (detto anche “Bizantino”), all’epoca dell’imperatore Giustiniano I, marito della bellissima attrice-prostituta Teodora, a conclusione della “guerra gotica” (535-553), quando il potente esercito d’oriente riconquista buona parte della penisola italiana.
In questo ciclo di eventi Ravenna mantiene e consolida la posizione di città chiave, diventando la capitale di fatto d’Occidente.

Di questa centralità la basilica di S. Vitale costituisce il più importante elemento simbolico e identitario oltre che uno dei maggiori gioielli dell’arte a cavallo tra le età antica e medievale. A volerne l’edificazione è il vescovo Ecclesio (V secolo – 533) che però non farà in tempo a vedere la conclusione dei lavori perché muore l’anno successivo a quello dell’inizio dei lavori; a completare l’opera sarà il suo successore, l’arcivescovo Massimiano (498-556).

L’edificio ha una struttura complessa e tuttavia di un’unitarietà assoluta: la geometria globale è ottagonale che però incorpora un’abside interna semicircolare. L’elemento che colpisce l’osservatore dall’esterno è il “tiburio”, un corpo superiore, anch’esso ottagonale, ma più piccolo, cui corrisponde, all’interno, la celeberrima cupola “intradossata”.
La struttura interna è organizzata in modo rendere la percezione di un grande spazio globale privo di direzioni particolari con un’unica eccezione: il senso della verticalità; l’osservatore ha come l’impressione di trovarsi alla base di un cosmo formato da cupola, esedre, ordini diversi di colonne e sorgenti di luce dove ritmo, circolarità e staticità coesistono in un’intima percezione di unità e appartenenza. Chi visita S. Vitale sente di essere parte di un ordine universale.
Il percorso visivo si conclude al momento in cui lo sguardo si posa sui maestosi mosaici che rappresentano la “teofania”, ossia la manifestazione divina e la sua percezione tramite i sensi (notate la parziale somiglianza con il termine “epifania”, la manifestazione di Gesù ai Re Magi), altri episodi delle Sacre Scritture e le immagini di Giustiniano e Teodora.

La consacrazione della basilica viene celebrata il 17 maggio di 1475 anni fa a cura dell’arcivescovo Massimiano, 15 anni dopo l’inizio della costruzione.
L’intitolazione è dedicata a san Vitale di Milano, vissuto fra il III e il IV secolo, martire proprio a Ravenna.
Nel 1960 papa Giovanni 23° eleva la basilica a “basilica minore” che, diversamente da quanto potrebbe far pensare l’aggettivo “minore” (basilica minor), nella classificazione ecclesiale gode di grande rilevanza. Dal 1996 S. Vitale è inserito nella lista dei beni Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO.

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