ACCADDE OGGI – 18 MAGGIO 1944: DOPO MESI DI TENTATIVI, GLI ALLEATI ESPUGNANO CASSINO

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-battaglia di monte cassino

La seconda guerra mondiale (1939-1945) si studia nelle scuole ma non tutti sono a conoscenza dei contrasti fra Inglesi e Americani sulle strategie di conduzione del cosiddetto “fronte occidentale”, ossia la direttrice che da ovest doveva portare a Berlino, in direzione simmetrica rispetto al fronte orientale aperto dai russi. Dopo le iniziali spettacolari vittorie-lampo dei tedeschi praticamente su tutto il quadrante europeo-continentale e in nord Africa le cose cominciarono a mettersi meno bene per le forze nazi-fasciste: a cominciare dalla “battaglia d’Inghilterra” (Battle of Britain) del 1940, combattuta nei cieli britannici, quando la RAF (royal air force) letteralmente decimò la potente luftwaffe (armata dell’aria). Una situazione puntualmente replicata in nord-Africa e sul fronte russo.

Nel luglio del 1943 si aggiunse un nuovo grosso problema: i continui rovesci militari italiani, a lungo mascherati con finti successi, indussero gli stessi membri del Gran Consiglio del fascismo a sfiduciare Benito Mussolini, che venne rimosso, arrestato e confinato in una residenza sul Gran Sasso. Il nuovo capo del governo, Pietro Badoglio, l’8 settembre dello stesso anno, decise unilateralmente l’armistizio con gli alleati.

In questo nuovo scenario gli alleati anglo-americani si trovavano divisi sulle linee strategiche per espugnare la piattaforma continentale e arrivare a Berlino: gli americani propendevano per uno sbarco da nord, in Francia; gli inglesi, forti delle vittorie africane e di una potente base aeronavale nell’isola di Malta, pensavano ad uno sbarco da sud, in Sicilia. Alla fine la linea inglese prevalse e il 9 luglio del 1943 la 7^ armata USA, al comando del celebre generale G. Patton e l’8^ armata inglese, comandata dai generali B.L. Montgomery e H. Alexander, sbarcarono senza incontrare resistenza nel sud della Sicilia. Le forze italiane e tedesche erano numerose ma male armate, male equipaggiate e male organizzate e si ritirarono frettolosamente di fronte all’avanzata alleata. Fu questo l’evento che innescò il collasso del regime fascista, la sopra richiamata caduta di Mussolini e l’armistizio separato dell’8 settembre.

Dalla Sicilia le truppe alleate risalirono la penisola italiana verso nord, fino a Cassino, dove i tedeschi avevano allestito il cuore della famosa “linea Gustav”, una poderosa linea difensiva che impegnò gli alleati in una lunga e durissima battaglia.

Malgrado questo stop, gli alleati trovarono un formidabile e inatteso alleato: l’insurrezione del popolo di Napoli il quale, nelle storiche “quattro giornate” dal 27 al 30 settembre 1943, costrinse la potente guarnigione tedesca alla resa e al ritiro. Un bel pezzo di strada verso la liberazione del sud d’Italia lo fecero direttamente i napoletani.

Tuttavia lo zoccolo di Cassino continuava ad essere il potente ostacolo che sbarrava la strada degli alleati verso Roma; qui e nel resto della linea Gustav i tedeschi, al comando del feldmaresciallo Albert Kesserling, avevano concentrato le truppe e gli armamenti migliori e, soprattutto, avevano sfruttato le posizioni migliori. La battaglia di Cassino si trasformò in una lunga, difficile ed estenuante guerra di attacchi e contro-attacchi, con gravi perdite per gli alleati. È stata persino calcolata la velocità verso Roma: “dieci chilometri al mese”. Arriva così il 1944 e l’esercito alleato è ancora inchiodato a sud della linea Gustav. Venne persino tentata una manovra di aggiramento con uno sbarco nei pressi di Anzio che tuttavia non migliorò molto la situazione.

Il blocco dell’avanzata alleata provocò anche malumori nei vertici militari e alcune sostituzioni; vennero assegnati anche importanti rinforzi: 25 mila uomini del “corpo polacco” al comando del generale Wladyslaw Anders, una divisione neozelandese e una divisione indiana. Dopo l’armistizio anche un raggruppamento del Regio Esercito Italiano si aggiunse ai nuovi rinforzi. vista l’inefficacia dei tentativi di sfondamento di terra, sempre respinti con gravi perdite, gli alleati si risolsero a procedere ad un bombardamento tombale nella zona della celebre Abbazia di Montecassino e alle 9.45 del 15 febbraio 1944 iniziarono le ondate dei potenti bombardieri americani che sganciarono sull’antico monastero un diluvio di bombe. Un superstite tedesco riferì di aver avuto l’impressione che l’intera montagna si stesse disintegrando.

Ancora oggi si discute sull’opportunità e sull’utilità di quell’immane bombardamento e se e quanto abbia influito sulle sorti della battaglia; ma questa continuò ancora per mesi, spesso con furiosi corpo a corpo.

Questo il resoconto di un ufficiale neozelandese: “Nessun generale competente avrebbe scelto nel marzo 1944 la città di Cassino come obiettivo d’attacco sulla scorta di considerazioni puramente militari. L’idea stessa di conquistare d’assalto in pieno inverno la più salda fortezza esistente in Europa con un solo corpo d’armata e senza l’aiuto di operazioni in altri punti, destinate a distrarre l’avversario, gli sarebbe parsa poco conveniente.”

Tuttavia, dopo mesi di tentativi di sfondamento la linea Gustav cominciò a mostrare segni di cedimento e il 18 maggio 1944, esattamente 77 anni fa, Cassino cadde sotto l’offensiva del corpo polacco. La via per Roma era finalmente aperta.

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