ACCADDE OGGI 18 SETTEMBRE 1970: MUORE A 28 ANNI JIMI HENDRIX, IL PIU’ GRANDE CHITARRISTA DI TUTTI I TEMPI

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Jonny Allen Hendrix nasce il 27 novembre 1942 a Seattle da una coppia di colore; la madre Lucille, che aveva anche sangue nativo-americano di etnia cherokee, era diciassettenne. Più tardi il padre cambierà il nome del figlio in James Marshall; nome destinato a diventare il nomignolo “Jimi”.
Il suo primo strumento musicale è un giocattolo diffuso tra i chitarristi blues poveri: uno strumento a corda ricavato da elastici tesi su una scatola di sigari. Probabilmente è a seguito di questa passione che il padre gli regala una chitarra; ma una chitarra per destrimani mentre Jimi era mancino ed è così che impara a suonare la chitarra semplicemente rovesciandola, con la cassa a sinistra e il manico a destra; una caratteristica destinata a diventare un suo carattere stilistico permanente. La sua formazione di chitarrista sarà completamente autodidatta – percorso non raro nell’area blues – e risentirà in modo notevole dell’influenza di leggende come B.B. King e Muddy Waters.
Come molti ragazzi americani degli anni ’50-’60 comincia a suonare in complessi amatoriali e intanto si avvicina al rhythm & blues. Non ci sono fonti certe ma sembra che il primo gruppo in cui, tra la fine dei ’50 e l’inizio dei ’60, si esibisce per un intero concerto sia stato “the Velvetones” di Seattle. Ma il suo talento di chitarrista impone presto un cambio di passo alla carriera e nei primi anni ’60 entra nell’organico dei “Rocking Kings”, una band che si potrebbe qualificare come semi-professionale. Jimi lascia completamente gli studi.
Dopo il servizio militare per un po’ suona come session man solitario per altri gruppi o cantanti, tra i quali Tina Turner e Little Richard.
Nel 1965 mette su una sua band professionale chiamata “Jimmy James and the Blue Flames” di cui sarà leader e frontman e si trasferisce al Greenwich Village, il quartiere degli artisti e degli intellettuali di New York; qui avrà i primi successi nei locali. La sua vita cambia quando, ad una performance al “Cafè Wha?” viene notato da Chas Chandler, il bassista del grande gruppo inglese “The Animals” che rimane folgorato dagli incredibili virtuosismi di Jimi. Lo vuole conoscere e lo convince a trasferirsi in Inghilterra che allora era in pieno fermento rock e a formare il celeberrimo trio “The Jimi Hendrix Experience” con il batterista Mitch Mitchell e il bassista Noel Redding. In pochi mesi il trio diviene l’icona rock di Londra e Jimi incanta tutti con le sue invenzioni tecnico-acustiche arrivando a suonare la chitarra persino con i denti o tenendola dietro la schiena. La sua rivoluzione stilistica apre la strada all’impiego di (diciamo) accessori per la chitarra elettrica come distorsori, echi e il “fuzz”, un variatore di armoniche. Dal momento che molti di questi accessori erano comandati tramite pedali, dopo Jimi Hendrix la chitarra elettrica si suonerà con i piedi non meno che con le mani.
Nel 1967 esce il singolo “Hey Joe”, destinato a diventare uno standard per tutte le band di rock-blues del mondo; un particolare degno di nota è che in questo pezzo Jimi fa uso di un apprezzabile coro maschile.
Sempre nel 1967 esce l’album “Are you experienced?” un concept album con forti influenze ed allusioni psichedeliche; all’album seguono i singoli “Purple haze” e la melodica “The wind cries Mary” che entreranno nella raccolta “Smash hits”.
Nel giugno 1967 la band si esibisce al festival di Monterey, in California, davanti a 200 mila persone, l’evento rock che farà da precursore a quello di Woodstock. La performance di Jimi incanta tutti: con una fascia colorata intorno alla fronte, abito colorato e movenze da sciamano conclude l’esibizione incendiando la sua Fender Stratocaster. Il regista Donn Alan Pennebaker immortala l’avvenimento in un docu-film di culto.
Da quel momento Jimi sarà profeta in patria ed acclamato in tutti gli states e da lì nel resto del mondo.
Ma mentre cresce la sua fama cresce anche l’uso di droghe e questa passione traspare nella sua musica che si fa sempre più sperimentale ed onirica.
Con il supporto del geniale ingegnere del suono Eddie Kramer mette su un proprio studio di registrazione a New York, l’Electric Lady dove produrrà il doppio album “Electric Ladyland”, forse il suo massimo capolavoro e il top della sua parabola esistenziale. Poco dopo gli Experience si sciolgono e l’abuso di droghe comincia a farsi sentire. Forma un nuovo gruppo e nel 1969 si esibisce a Woodstock dove suonerà la celebre “Star-spangled banner”, l’inno americano in versione rock-psichedelica.
Per un po’ continua a fare memorabili concerti e a incidere, resuscita gli Experience ma non trova una linea espressiva continua ed appare sempre più crepuscolare.
Il 30 agosto 1970 partecipa al festival dell’Isola di Wight, nel sud dell’isola britannica; il 6 settembre successivo si esibisce in Germania ma è fischiato per essere arrivato in forte ritardo; sarà questa la sua ultima esibizione dal vivo.
La mattina del 18 settembre di 51 anni fa viene ritrovato morto in un hotel di Londra; la ragazza che era con lui dichiara che Jimi era morto soffocato dal vomito provocato da un cocktail di alcol e sostanze psicotrope.
A noi rimane la leggenda.

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