ACCADDE OGGI 19 GENNAIO 2000: MUORE LATITANTE AD HAMMAMET, IN TUNISIA, BETTINO CRAXI, SEGRETARIO DEL PARTITO SOCIALISTA ITALIANO E PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI DAL 1983 AL 1987

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Benedetto (“Bettino”) Craxi nasce il 24 febbraio 1934 da una famiglia di solide tradizioni socialiste ed antifasciste che si distingue negli anni della seconda guerra mondiale per il supporto fornito a famiglie ebree e perseguitati dal regime fascista.
Compie i primi studi in un collegio cattolico e per un certo tempo rimane in bilico fra la militanza socialista e prendere i voti. Prevarrà la prima opzione e a 17 anni è già funzionario del PSI; nel 1957, al congresso nazionale di Venezia, viene eletto nel Comitato Centrale nell’ambito della corrente autonomista di Pietro Nenni.
Tre anni dopo, nel 1960, è eletto consigliere comunale a Milano ottenendo successivamente la nomina ad assessore; nel 1963 è segretario provinciale milanese del PSI e nel 1965 membro della Direzione Nazionale del partito. Sono questi anni difficili per il PSI perché si consumano prima la scissione dell’ala di sinistra, che darà vita al PSIUP (partito socialista di unità proletaria) e poi il fallimento della riunificazione con il PSDI (partito socialdemocratico italiano).
Nel 1968 Bettino Craxi è eletto deputato al Parlamento e nel 1970 vicesegretario nazionale del PSI dove si distingue per le sue posizioni filo-democristiane, favorevoli ad un’alleanza organica di governo con la democrazia cristiana (DC), allora partito di maggioranza relativa.
Sono quelli gli anni di un progressivo avanzamento di consenso elettorale del partito comunista italiano (PCI) guidato da Enrico Berlinguer ma questo fa aumentare il potere negoziale di Craxi che, tra i due colossi, può giocare la carta dell’indispensabilità.
Il 16 luglio del 1976 viene eletto segretario nazionale del PSI ma si trova a dover affrontare due difficili problemi: il calo pressoché costante dei consensi elettorali e la proposta politica del “compromesso storico” avanzata da Berlinguer, diretta a instaurare un patto di governo con la DC; proposta che, se attuata, avrebbe potuto collocare in una posizione marginale il PSI.
Un involontario aiuto al neo-segretario Craxi viene da due tragici eventi. Il primo è il rapimento a Napoli, il 5 aprile 1977, di Guido De Martino, figlio dello storico leader socialista Francesco De Martino, fautore quest’ultimo di un percorso di integrazione del PCI nell’ambito di un’alleanza di governo. Alleanza che, con il vocabolario di oggi, si potrebbe qualificare di “larghe intese”. Ma la vicenda del rapimento segnerà il definitivo tramonto politico del grande dirigente socialista e con lui il progetto di integrazione del PCI.
L’altro tragico episodio è il rapimento ed assassinio, nel 1978, di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse, essendo anche Moro favorevole alla politica delle “larghe intese”; politica che il colto e raffinato leader democristiano qualificava con la formula “convergenze parallele”.
È così che sul finire degli anni ’70 Craxi si trova a recitare il ruolo di maggiore e privilegiato interlocutore politico della DC.
Un difficile partenariato che Craxi coltiverà attraverso un’abile gestione delle alleanze: un’aspra e totale critica nei confronti del PCI non disgiunta tuttavia ad una certa disponibilità ad intese nelle giunte locali e alla diretta coabitazione nel sindacato CGIL.
Il nuovo corso craxiano è rinvenibile anche nella simbologia di partito: gli storici falce e martello sono decentrati e collocati in posizione defilata ed al loro posto campeggerà un grande garofano rosso.
Tuttavia il nuovo profilo governativo del PSI craxiano non regala al partito i consensi elettorali sperati ma questo non intacca il grande potere negoziale di Craxi nei confronti della DC, cosa che gli permetterà di rivendicare ruoli sempre più importanti fino ad ottenere, il 21 luglio 1983, la presidenza del consiglio dei ministri a capo di un pentapartito DC, PSI, PSDI (partito socialdemocratico), PRI (p. repubblicano) e PLI (p. liberale); l’unica alleanza possibile in grado di collocare all’opposizione il PCI.
Malgrado le enormi difficoltà derivanti dalla gestione di siffatta alleanza il governo Craxi sarà uno dei più longevi della storia del Repubblica Italiana.
Uno dei risultati di maggior rilievo conseguiti dal governo Craxi I è il nuovo Concordato sottoscritto con la chiesa cattolica nel 1984, tuttora in vigore.
Il governo Craxi va in crisi il 27 giugno 1986 a causa delle tensioni sul rispetto del cosiddetto “patto della staffetta”, un accordo segreto tra Craxi e l’allora segretario DC Ciriaco De Mita per effetto del quale tra i due segretari, dopo un certo tempo, sarebbe dovuto scattare un avvicendamento concordato alla presidenza del Consiglio dei ministri. Ma Craxi non cederà l’incarico e per ritorsione la DC farà mancare il voto ad un provvedimento sul quale il governo aveva posto la questione di fiducia.
Tuttavia la forza del PCI obbliga i penta-segretari a dar vita ad un nuovo governo fotocopia che sarà ancora presieduto da Bettino Craxi. Ma il Craxi II non avrà la fortuna del Craxi I e durerà soltanto otto mesi, dal 1° agosto 1986 al 18 aprile 1987 a causa delle mai risolte tensioni sulla celebre staffetta a Palazzo Chigi.
Da quel momento l’Italia va incontro ad un periodo di instabilità politica che permarrà sino al permanere di Ciriaco De Mita ai vertici della DC. Il periodo successivo a De Mita passerà alla storia come “CAF”, acronimo che sta per Craxi, Forlani, Andreotti che darà vita a diverse riedizioni del “pentapartito”.
Il CAF traghetta la politica italiana negli anni ’90 quando la cosiddetta “prima repubblica” collasserà sotto il peso di “tangentopoli” e di “mani pulite”, portando ad un ricambio radicale dello scenario politico italiano: la sparizione della vecchia classe politica, la scomparsa del PCI, anch’esso implicato in tangentopoli e travolto dal crollo dell’Unione Sovietica e l’ascesa di Silvio Berlusconi.
Craxi uscirà da “mani pulite” con due sentenze di condanna definitive: 5 anni e 6 mesi per corruzione nel processo ENI-SAI (1996) e 4 anni e 6 mesi per le tangenti della Metropolitana di Milano (1999).
Oltre queste, Craxi avrà altre due condanne, per un totale di 10 anni, in primo e in secondo grado, in altri due processi.
Il 12 maggio 1994 gli viene ritirato il passaporto ma dopo essere riparato in Tunisia; il 21 luglio 1995 viene ufficialmente dichiarato latitante.
Bettino Craxi, già malato di diabete ed affetto da cardiopatia, muore ad Hammamet il 19 gennaio di 22 anni fa

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