ACCADDE OGGI 19 NOVEMBRE 1942: SECONDA GUERRA MONDIALE, I SOVIETICI SCATENANO L’OPERAZIONE URANO

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Dopo le prime spettacolari vittorie le sorti della seconda guerra mondiale (1939-1945) cominciano a volgere al peggio per le forze dell’asse Berlino-Roma. Nell’estate-autunno del 1940, nella storica “battaglia d’Inghilterra”, la RAF (Royal Air Force) infligge pesantissime perdite all’aviazione tedesca al punto da indurre Hitler ad abbandonare l’operazione “leone marino”, il progetto di invasione dell’isola Britannica. Ma la Germania perderà per sempre il dominio dell’aria. Le cose si mettono male anche in Nordafrica.

Nel giugno 1941, violando il patto di non aggressione Molotov-Ribbentrop del 1939, la Germania intraprende la più colossale operazione militare della storia, “l’operazione Barbarossa”, rovesciando l’onda d’urto delle proprie potenti e veloci divisioni corrazzate contro la Russia, travolgendo in poco tempo le deboli difese sovietiche, del tutto impreparate all’invasione. Nell’offensiva i tedeschi sono supportati anche da 300 mila uomini dell’ARMIR (Armata Italiana in Russia).

L’armata tedesco-italiana fa circa cinque milioni di prigionieri russi, tre milioni di questi vengono fatti morire di fame, di gelo o fucilati. Come effetto collaterale vengono uccisi oltre un milione di ebrei russi.

Tedeschi e italiani penetrano in profondità nel territorio dell’Unione Sovietica ma vengono bloccati in tre importanti punti strategici: a Leningrado, Stalingrado e Mosca, dove i russi oppongono una strenua resistenza che causerà enormi perdite agli attaccanti. Il resto lo farà il terribile inverno russo contro cui le forze d’invasione, specialmente gli italiani, sono male equipaggiate.

I russi approfittano di questo arresto per riorganizzarsi e preparare la controffensiva che avrà esiti disastrosi per tedeschi e italiani. Tra l’altro i russi disponevano del T-34, l’unico carro armato della seconda guerra mondiale in grado di competere con il famoso e potentissimo Panzer Tigre, che fino ad allora aveva sempre sfondato tutte le linee difensive.

Il 19 novembre di 79 anni fa, nella regione di Stalingrado, i russi scatenano “l’operazione Urano”, una poderosa controffensiva a tenaglia che attraverso due direttrici destinate a ricongiungersi alle spalle delle forze d’invasione mette tedeschi e italiani a rischio di accerchiamento. Da quel momento l’invasione in Russia si trasforma in una rotta disperata destinata a concludersi soltanto con la caduta di Berlino e il suicidio di quasi tutti i gerarchi nazisti superstiti.
Secondo il quotidiano “Il Messaggero”, le vittime italiane in Russia sono 84 mila caduti in combattimento, 70 mila morti per congelamento e 30 mila feriti. Altre fonti stimano in 50 mila i prigionieri.
La macabra contabilità di un massacro.

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