ACCADDE OGGI – 2 AGOSTO 216 a.C.: A CANNE ANNIBALE INFLIGGE ALL’ESERCITO ROMANO UNA NUOVA PESANTE SCONFITTA

309

“I Cartaginesi erano quasi più spossati per la strage compiuta che per il combattimento”
Tito Livio

La battaglia di Canne si colloca nell’ambito della seconda guerra punica (218 a.C.-202 a.C.), detta anche “guerra annibalica”, combattuta fra Roma e Cartagine, le due potenti città che si contendevano il controllo del mar Mediterraneo e dei ricchi commerci che in esso prosperavano e che avevano nella Sicilia il principale centro logistico. Il nome “punica” deriva dal termine latino con cui i romani chiamavano i cartaginesi: “phoenìci”, proprio per le origini fenicie di quel popolo.
Dopo la dura sconfitta della prima guerra punica, l’ultraventennale conflitto combattuto fra il 264 e il 241 a.C., i Cartaginesi si erano risollevati e riorganizzati ed avevano affidato al generale Annibale Barca (247 a.C. – 183 d.C.) la campagna militare del riscatto. Il geniale generale cartaginese muta radicalmente strategia bellica: da guerra navale, come era stata la 1^ guerra punica, opta per una campagna terrestre con un punto di penetrazione a nord, dove i romani non si aspettano un attacco in forze e alle doti strategico-militari aggiunge anche quelle diplomatiche, riuscendo a stabilire alleanze e a reclutare truppe dai popoli sottomessi dai romani, come gli iberici e i celti i quali, a loro volta, comprendevano le etnie dei “galli” (termine derivato dal greco Galátai), dei “boi” e degli “insubri”. Il lungo itinerario passante per Spagna, Pirenei, Francia, Alpi e Italia da nord diventerà anche una campagna di reclutamento e di sottomissione di popolazioni che erano finite nella sfera di influenza romana. Agli occhi delle popolazioni che incontrerà nella sua campagna, Annibale cercherà di assumere il ruolo di “liberatore”.
Una diplomazia efficace: quando Annibale lascia la Spagna in direzione dell’Italia è al comando di un’armata di 90 mila fanti, 12 mila cavalieri e 37 elefanti.
Lo storico Theodor Mommsen ha per questo definito Annibale “il più grande generale dell’antichità”; superiore persino ad Alessandro Magno.
Anche i romani promuoveranno una politica di alleanze tuttavia i celti, in maggioranza, passeranno con Annibale.
Quando scende in Italia il generale cartaginese, malgrado le enormi fatiche e le perdite causate dall’attraversamento delle Alpi, è ancora al comando di una potente armata e la campagna d’Italia sarà una catena di battaglie vittoriose. Le prime vittorie sono le due battaglie sui fiumi Ticino (autunno 218 a.C.) e Trebbia (18 dicembre 218 a.C.) contro le truppe romane al comando dei consoli Publio Cornelio Scipione, padre del celebre “Scipione l’africano” e Sempronio Longo.
Roma reagisce con una poderosa campagna di riarmo e in poco tempo è in grado di mettere in campo 11 nuove legioni che vengono dislocate nei quadranti sensibili dei possedimenti romani.
Ma l’inverno 218-217 a.C. rallenta le operazioni belliche.
Nella primavera del 217 a.C. Annibale muove verso sud, in direzione di Roma; malgrado le perdite contava ancora 50 mila uomini, in maggioranza celti ma un solo elefante; il contatto con le legioni al comando dei nuovi consoli Gneo Servilio Gemino e Gaio Flaminio avviene nella zona del lago Trasimeno; i romani subiscono una nuova rovinosa sconfitta. Malgrado la terza vittoria Annibale, consapevole dell’enorme capacità bellica dei romani, manterrà sempre una strategia di grande prudenza.
Roma reagisce nominando “dittatore” Quinto Fabio Massimo Verrucoso (275-203 a.C.), passato alla storia come “il temporeggiatore” (Cunctator) per la sua strategia di tallonamento, in continua attesa del momento più opportuno per ingaggiar battaglia. Ma questa tattica non piacque ai maggiorenti romani, abituati alle esaltanti vittorie del passato.
Tuttavia, diversamente dalle attese, Annibale non punta su Roma ma dirige a est, attraversa l’Umbria, transita per il Piceno e scende in Apulia (l’area vicina al Gargano); qui cambia nuovamente direzione e muove verso la Campania. Dalla Campania fa di nuovo ritorno in Apulia, tallonato dai nuovi consoli Lucio Emilio Paolo e Gaio Terenzio Varrone, a capo di nuove legioni. È probabile che questi spostamenti siano stati manovre diversive in attesa di rinforzi che dovevano arrivare, anche via mare, da Cartagine, prima di sferrare l’attacco decisivo su Roma; rinforzi che non arriveranno mai.
Il 2 agosto 216 a.C. i due eserciti entrano nuovamente in contatto a Canne, località oggi appartenente al comune di Barletta, in Puglia. Le truppe romane erano circa il doppio rispetto ai cartaginesi ma i consoli commettono l’errore di pianificare un attacco frontale con un’onda d’urto centrale molto ristretta diretta contro le linee cartaginesi le quali rispondono chiudendosi con una manovra a tenaglia accerchiando letteralmente le legioni romane in una sacca mortale senza vie di scampo. Canne sarà una delle più cocenti sconfitte dell’intera storia romana ma la Città Eterna saprà rialzarsi ancora, allestire una nuova potente armata, esportare la guerra in territorio cartaginese e distruggere la storica città rivale.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui