ACCADDE OGGI 20 MAGGIO 1873: VIENE BREVETTATO IL BLUE JEANS

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Dal PC al rock agli hamburger la modernità viene dagli USA; ma la prima grande icona americana è senza dubbio il blue jeans.
In realtà sarebbe più corretto parlare di ritorno perché le vere origini del blue jeans partono da Genova.
Fin dal Medioevo la Repubblica di Genova è un grande porto commerciale e il nome “Jeane”, mutuato dal francese Gênes, era un apprezzato sinonimo di qualità, riconosciuto in tutti i centri commerciali europei e orientali; più o meno come noi oggi diciamo “Ferrari”.
In svariati documenti commerciali del Cinquecento inglese compare l’espressione “merchant of Jeane” (mercante di Genova).
Il tessuto di color blu prodotto nella ex repubblica marinara era particolarmente apprezzato nel mercato inglese per la sua resistenza e comodità, cosa che lo rendeva particolarmente adatto quale indumento da lavoro. È qui che nasce la leggenda del “blue jeane”.
Con la colonizzazione del continente nord americano il “blue Jeane” varca l’oceano e si diffonde rapidamente nelle comunità dei coloni inglesi. Ma fino all’Ottocento il “blue Jeane” altro non è che un robusto e versatile indumento da lavoro.
Ma le cose stanno per cambiare.
Il primo fondamentale cambiamento avviene il 20 maggio di 149 anni fa quando l’imprenditore tedesco naturalizzato americano Levi Strauss (1829-1902) brevetta il celebre format, già sviluppato due anni prima dal sarto Jacob Davis, con 5 tasche, due posteriori e tre anteriori, cucite esternamente, con rivetti e bottoni di rame e l’etichetta esterna (salpa) nella parte posteriore a destra.
Levi Strauss attiva anche il processo di produzione e commercializzazione attraverso l’azienda “Levi Strauss & Co”, poi confluita, insieme alla “Lee” e alla “Wrangler”, nella statunitense Vf Corporation, la più grande produttrice mondiale di indumenti e accessori da lavoro.
Nel tempo si aggiungono varie tecniche di lavorazione, come il tessuto “denim” e lo “stone washed”.
Il secondo e più decisivo cambiamento non è di tipo industriale ma sociologico quando, dalla metà del Novecento, cresce e si diffonde il fenomeno della ribellione giovanile: il rude Jeans viene adottato dai giovani americani come simbolo di anticonformismo e trasgressione ed è normalmente indossato anche al di fuori dei contesti di lavoro, laddove il “bon ton” avrebbe richiesto indumenti più adeguati. Non soltanto: da indumento maschile diviene unisex.
I ragazzi USA aggiungono un ulteriore tocco di originalità: valorizzano quello che all’origine era il peggior difetto del jeans: lo scolorimento. Più il jeans è scolorito più alto è l’indice di personalizzazione e di “pensiero divergente”.
Un impiego che rapidamente rimbalzerà nel vecchio continente.
Oggi il jeans è continuamente rielaborato in chiave modaiola e non c’è persona che non coltivi nel proprio armadio il suo personale arsenale di blue jeans. Alcuni fortunati conservano e custodiscono come un’icona privata il “primo jeans”.
Ma quando lo indossiamo ricordiamoci che, come tanti altri miti, si tratta di un’invenzione italiana.

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